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    24/07/2007

    PADRE NOSTRO:
    la preghiera



    PADRE:

    ma anche Madre, come nel “Figlio prodigo” di Rembrandt. Non un Dio distante, ma caldo e vicino... più vicino a noi di noi stessi. Porto sicuro in cui possiamo sempre rifugiarci, che mai ci giudica e sempre ci ama di un amore che supera la nostra comprensione.

    Non lo chiamare “Padre” se pensi che possa punirti, che ti vuole perfetto come non sei, che può cacciarti via per un errore che fai. Non chiamarlo “Padre” se non credi che ti accoglierà sempre a braccia aperte, che si fida di te, che pende dalle tue labbra per una stilla del tuo amore.
    Non chiamarlo “Padre” se non credi che ti ama più di qualsiasi persona sulla terra.

    NOSTRO:

    Dire “nostro” significa avere la consapevolezza di avere dei fratelli: tali sono i figli dello stesso padre. Ma fratello non è solo il vicino di banco la domenica a messa... se il Padre è di tutti (non importa se alcuni figli non lo ritengono tale), tutti siamo fratelli; anche le persone antipatiche, anche i farabutti, i ladri, gli assassini, i pedofili: è dura, ma chi avrà il coraggio di dire ad un padre addolorato, piangente per aver perso uno dei suoi figli, «non sono il custode di mio fratello»?

    Non dire “nostro” se ritieni che uno qualsiasi dei tuoi fratelli abbia un problema con te.
    Non dire “nostro” se se pensi che ci siano esseri umani di serie A e di serie B.
    Non dire “nostro” se mandi al diavolo un peccatore rinunciando a prenderlo per mano per ricondurlo al Padre.
    Non dire “nostro” se dici spesso «che ci posso fare?»
    Non dire “nostro” se fai parte di una “cerchia elitaria”.

    CHE SEI NEI CIELI:

    Dove sono i cieli? Lassù?.. lontano?.. in un posto inaccessibile?.. separato? E allora che vuol dire «Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi. Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo» (Lv 26,11-12)? Ma se è vero che la terra non comprende i cieli, è vero il contrario, cioè che i cieli comprendono la terra. Dio abita i cieli perché non è legato allo spazio e al tempo come la materia; ma la terra non è un’enclave che possa chiudere fuori il regno di Dio... i cieli permeano tutto fin nell’angolo più recondito della nostra anima, infatti “il Padre vostro vede nel segreto”. Inoltre Gesù stesso è venuto fisicamente ad abitare in mezzo a noi, come promesso, nel sacramento dell’Eucaristia. Per cui...

    Non dire “che sei nei cieli” se dai cieli escludi i cuori di coloro che lodano Dio;
    Non dire “che sei nei cieli” se pensi ad un Dio lontano, freddo ed inavvicinabile;
    Non dire “che sei nei cieli” se non includi i vicoli dell’odio e della violenza;
    Non dire “che sei nei cieli” se dai cieli escludi il mare delle lacrime di chi soffre;
    Non dire “che sei nei cieli” se pensi che i cieli sono lontani dagli occhi di un bambino che muore di aids.


    SIA SANTIFICATO IL SUO NOME:

    «Che il Tuo Nome sia diverso da qualsiasi altro». Avere il coraggio di dire al mondo che Dio è Dio, di professare la propria fede, ecco cosa è “santificare” il nome di Dio. Vantarsi di Lui, lodarlo per quello che fa per me, riconoscerlo come la cosa più importante della mia vita. Svegliarsi la mattina ed essere felice perché Lui esiste e mi ama, questo è il senso del termine “santificare”. E allora...

    Santificano il suo Nome i fiori dei campi con i loro colori, gli uccelli del cielo con i loro voli ineffabili;
    Santificano il suo Nome le cose belle e incontaminate, i paesaggi che mantengono intatta la loro purezza originaria;
    Santificano il suo Nome le farfalle che si rincorrono sui prati;
    Santificano il suo Nome i pesci che fanno capriole saltando fuori dall’acqua;
    Santificano il suo Nome i bambini che giocano spensierati;
    Santificano il suo Nome gli innamorati che si perdono l’uno nell’altra;
    Santificano il suo Nome gli amici che si abbracciano.

    Se tu vuoi santificare il suo Nome:
    combatti la bruttezza, il degrado, la disonestà, la falsità;
    dovunque tu vada porta la pace, l’amore, la serenità, dona te stesso;
    ascolta il canto della natura che loda Dio per il dono dell’esistenza e unisciti a quel coro;
    fai nascere il desiderio di essere cristiano in chi osserva la tua vita;
    e infine sii stupito, ogni giorno, per quello che ti è stato donato.

    VENGA IL TUO REGNO:

    Sono “regno di Dio” i sobborghi di Calcutta, di Rio, tutti gli altri sobborghi del mondo dove si muore ancora di fame e di stenti, di lebbra e di tubercolosi? Sono “regno di Dio” i campi dove invece delle sementi sono seminati i corpi senza vita dei bambini-soldato? Sono “regno di Dio” tutti i luoghi della terra dove regna la violenza, la sopraffazione, l’egoismo, la gelosia, il disprezzo per la vita umana? NO!! non sono “regno di Dio”! Ma Gesù, già 2000 anni fa, ci ha detto che “il regno di Dio è vicino”, e non certo vicino nel tempo, ma vicino a noi... a portata delle nostre mani. Quante volte abbiamo visto che basta una piccola azione piena di Amore per realizzare qui e subito il regno di Dio, regno di pace e di fratellanza; peccato che ce ne scordiamo subito dopo e il Regno ridiventa un luogo remoto e inarrivabile. E allora:

    Non dire “venga il tuo regno”, se poi non ti impegni attivamente per realizzarlo qui e subito;
    Non dire “venga il tuo regno”, se non ascolti chi ha bisogno di essere ascoltato;
    Non dire “venga il tuo regno”, se fai finta di non accorgerti di una persona che soffre;
    Non dire “venga il tuo regno”, se sei troppo impegnato per poter fare il Bene;
    Non dire “venga il tuo regno”, se non ti impegni ogni giorno a rendere bello ciò che è brutto, ricco ciò che è povero, grande ciò che è piccolo, acceso ciò che è spento, vivo ciò che è morto;
    Non dire mai, mai “venga il tuo regno”, se non sai donare la tua vita per la realizzazione di un Amore più grande!

    Perché il regno di Dio è un regno all’incontrario dove è il più grande che serve il più piccolo.


    SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ:

    Come mai abbiamo bisogno di pregare perché si realizzi la volontà di Dio, non la fa già di suo? Non si fa sempre quello che vuole Dio? In effetti il nostro atteggiamento nei confronti della “volontà di Dio” è alquanto schizoide: da un lato ci lamentiamo perché tanto, qualsiasi cosa decidiamo, si deve sempre sottostare a Lui, dall’altro ci lamentiamo per tutte le cose brutte che accadono senza che Dio le impedisca.

    In realtà, Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Ma in cosa consiste questa somiglianza? è forse fisica? uhm... abbiamo la stessa potenza? saggezza? sapienza? La risposta è no, no, no.

    Ma c’è una cosa in cui siamo identici a Lui: la Libertà, libertà di figli. Ma se ci obbligasse a compiere il bene, ovvero ci impedisse di fare il male (cancellando quindi il male dal mondo), avrebbe posto fine alla nostra libertà, e noi non saremmo più fatti a sua immagine.

    La libertà è ciò che ha portato il male nel mondo, ma è la grande dimostrazione della sua fiducia in noi, l’assurda scommessa che gli ha fatto puntare tutto su un essere così fallibile.

    La libertà è una spada a due tagli.

    Ma la sua volontà, Dio, ce l’ha fatta conoscere tramite i suoi profeti e lo stesso Gesù: è una volontà di pace, di amore, di gloria, di splendore, di gioia eterna. È la volontà che nessuno soffra, che tutti abbiano il necessario, che nessuno si perda, che regni l’armonia tra uomo e natura. E allora:

    Non dire “sia fatta la tua volontà” se poi pensi solo a fare la tua.
    Non dire “sia fatta la tua volontà” se chiudi i tuoi occhi, le tue orecchie e la tua bocca.
    Non dire “sia fatta la tua volontà” se preferisci usare tutto il tempo che ti ha concesso in vuoti divertimenti.
    Non dire “sia fatta la tua volontà” se non ti impegni attivamente perché si realizzi.
    Non dire “sia fatta la tua volontà” se lo dici solo con la bocca.
    Non dire “sia fatta la tua volontà” se poi non sei pronto ad accettarne le conseguenze.

    Perché quando stringerai i pugni e guarderai il cielo gridando «Signore, non fai nulla per aiutare questi miei fratelli?» Lui ti risponderà «Sì, ho fatto te»


    COME IN CIELO COSÌ IN TERRA:

    Cosa significa? Fai che sulla terra sia fatta la tua volontà così come viene fatta in cielo... ma non funziona! Perché così sembra che il cielo e la terra siano due posti separati, il che è un concetto opposto a quello che dice il Vangelo. E allora?

    Cosa è il cielo? lo abbiamo già visto: è il regno di Dio che esiste lì dove noi permettiamo che esista; è la perfezione calata in un mondo di imperfezione; è la Gerusalemme celeste scesa sulla terra.

    Quando preghiamo così ci impegniamo perchè la volontà di Dio abbia su tutta la terra gli stessi effetti di bene che ha in quelle realtà dove riluce il regno di Dio. E allora:

    Quando dici “come in cielo così in terra”, diffondi intorno a te la Fede con la testimonianza della tua vita, perché si rasserenino gli sguardi rivolti al Signore.
    Quando dici “come in cielo così in terra”, nutri la Speranza che non tradisce nei cuori avvizziti di chi soffre, perché possa nascere la certezza di un mondo di bene.
    Quando dici “come in cielo così in terra”, porta l’Amore che tutto trasforma e tutto rinnova...

    Perché l’Amore sani le ferite
    Perché l’Amore guarisca gli animi e i corpi
    Perché l’Amore bagni la terra arida
    Perché l’Amore scaldi i cuori gelidi
    Perché l’Amore pieghi le menti rigide
    Perché l’Amore drizzi le volontà sviate
    Perché l’Amore inondi con la sua luce tutto ciò che è buio e porti il regno di Dio fin dentro l’angolo più nascosto di questo vasto, terribile e meraviglioso universo.

    DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO:

    Certamente al mondo molta gente non ha pane quotidiano, neppure acqua quotidiana, neppure di che vestirsi, neppure la pace o il diritto alla propria vita...

    A ottobre sono stato a Genova ospite di una suora dorotea amica mia. Ho visitato il salone nautico e sono rimasto molto colpito dalle migliaia di “barche” superlussuose. Pensavo che il prezzo si aggirasse intorno a qualche centinaio di migliaia di euro, invece mi hanno detto che costavano 3-5-10 MILIONI di euro... ho realizzato che nel mondo c’è TANTA gente che può permettersi di spendere queste cifre.

    Mi hanno insegnato a sentirmi in colpa perché mangio tre volte al giorno e ho un tetto sulla testa e l’assistenza sanitaria, ma adesso mi sento in mezzo tra due piatti di bilancia: uno troppo piccolo e uno troppo grande.

    Ma se io potessi permettermi una “barca” di quel tipo, come mi comporterei? E allora:

    Alzi la mano chi è pronto ad accontentarsi del solo pane quotidiano, tutti gli altri saltiamo questa frase del Padre Nostro!

    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se ti è avanzato quello di ieri e hai già quello per domani;
    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se quello che hai lo sprechi e lo disprezzi;
    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se pensi che alcuni hanno il diritto di godere anche di quello degli altri;
    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se pensi che il Padre possa avere figli e figliastri;
    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se poi non ti senti disposto a condividerlo.
    Non dire “dacci oggi il nostro pane quotidiano” se credi che i tuoi cari, gli amici, il lavoro, la casa, la corrente elettrica e l’acqua dei rubinetti, i libri che leggi e il computer per collegarti a internet, il letto in cui dormi, il diritto di non sentire minacciata la tua vita, la tv, il panorama di quando vai in collina, la salute e la tua stessa vita, se tutte queste cose, dicevo, tu ritieni che ti siano dovute a parte.


    RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI:

    «Ti sono perdonati i tuoi peccati» dice Gesù all’uomo sulla barella che gli viene calato dal tetto. Dicendolo desta stupore e scandalo, perché solo Dio può rimettere i peccati: il perdono è un atto divino impossibile agli uomini. Il perdono è perfetto e puro come l’atto stesso della creazione. Il perdono restituisce l’integrità a ciò che è rotto, il candore a ciò che è sporco; è il frutto immacolato e risanante dell’Amore. Solo chi ama può perdonare.

    È quindi chiaro che il perdono ci è precluso senza l’aiuto di Gesù. La misura tra il rancore e il perdono è la stessa che intercorre tra il peccato e l’Amore di Dio. Per quanto grave e profondo possa essere il peccato, l’amore di Dio è sempre più grande e riesce a cancellarlo fino all’ultima traccia. Nessuna mamma che ama il suo bambino potrà serbare rancore nei suoi confronti, per quanto grave possa essere stato l’errore.

    Purtroppo, con gli occhi accecati dalla nostra umanità, non riusciamo a capire la bontà di Dio. Uniformando Dio alla nostra miseria gli attribuiamo difetti che Egli non conosce e gli facciamo percorrere le stesse vie infime che percorreremmo noi.

    In questo modo, disperando della nostra condizione, non torniamo a casa come il figliol prodigo, ma corriamo verso il baratro dell’autodistruzione come i porci nei quali erano entrati i demoni: ciecamente! E allora:

    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se credi a un Dio freddo e distante;
    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se te lo immagini col dito puntato contro di te;
    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se non credi al suo perdono;
    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se pensi che il tuo peccato sia più forte della sua grazia;
    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se non riesci ad immaginarlo con le braccia aperte e agli occhi lacrime di gioia per te;
    Non dire “Rimetti a noi i nostri debiti” se non credi che sarebbe disposto a morire ancora ogni giorno per te, e lo fa davvero tutte le volte che ti vede soffrire;
    Non dire mai, mai “Rimetti a noi i nostri debiti” se non puoi pensare che si è posto inerme tra le tue mani rinunciando a tutta la sua potenza e desiderando solo un briciolo del tuo amore distratto, pronto a baciare le mani che gli stanno conficcando nuovi chiodi.

    COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI:

    Notato? È l’unica “clausola” presente nel Padre Nostro e ci racconta tante cose. In questa frase è contenuta tutta l’essenza dell’essere cristiano, tutta la nostra libertà e tutta la nostra responsabilità.

    Dio ci vuole persone coerenti e mature, giuste e oneste. Nessuno può pretendere un trattamento che lui stesso nega al prossimo, fosse anche il suo peggiore nemico, perché davanti a Lui le nostre povere beghe sono polvere, l’unica cosa che conta è il Regno!

    Si potrebbero scrivere enciclopedie su queste poche parole, ma basta la parabola del servo malvagio che dopo essersi visto condonare il suo ingentissimo debito dal Signore, fa gettare in prigione un suo debitore per pochi spiccioli.

    Comportati con gli altri come vorresti che loro si comportassero con te: è questa la pietra di paragone di cui tutti siamo consapevoli ma che spesso trascuriamo di usare. È un metro infallibile; con il metro che usiamo per misurare gli altri saremo misurati noi stessi. Se condanniamo saremo artefici della nostra condanna; infatti nessuno è privo di colpe tanto da poter scagliare la prima pietra. E allora:

    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se hai una mano lunga e una corta;
    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se dici di non odiare il tuo nemico, ma quando lo incontri distogli lo sguardo;
    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se metti te stesso un gradino più in alto dei “poveri peccatori”;
    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se preferisci dare 20 euro a un mendicante piuttosto che abbracciarlo;
    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se dici «perdono ma non dimentico»;
    Non dire “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” se non fai uno sforzo vero, genuino, chiedendo aiuto a Dio, agli angeli e a tutti i santi, piangendo se non ci riesci, ma senza smettere di provare ad amare chi sta facendo il male a te e ai tuoi cari.


    E NON CI INDURRE IN TENTAZIONE:

    Dopo il battesimo nel Giordano, Gesù è stato spinto nel deserto dallo Spirito Santo. Qui è stato tentato dal diavolo.

    Ora... ce lo vedete Dio a tentare lui stesso l’uomo? C’è qualcosa che non va in questa interpretazione un po’ semplicistica! Cerchiamo di centrare meglio il bersaglio. Potremmo dire, più realisticamente:

    Fai che non siamo tentati oltre le nostre forze. Fai che non cediamo alla tentazione. Proteggici dalla tentazione.

    Meglio... già molto meglio. Ma c’è un fatto importante da tenere in considerazione: l’inizio del “Padre Nostro”. La parola usata per “Padre” è “Abba” che è quanto di meno formale si possa immaginare, anzi, è estremamente confidenziale. Lo vedreste un ragazzo di oggi chiamare il proprio genitore “padre”? Bene, abba si può tradurre con papà, anzi, con papy. Lette in quest’ottica di confidenza affettuosa, le precedenti interpretazioni dell’ultima parte della Preghiera cominciano a stonare.
    Un’altra indicazione... quando gli apostoli di Emmaus confusi vedono il loro accompagnatore che fa per andare oltre gli dicono: «resta con noi, perché si fa sera» quasi con un desiderio di affetto e protezione, come un bambino piccolo alla mamma. Sarebbe allora meglio dire:

    «Lo so che devo essere tentato come lo sei stato tu stesso; lo so che fa parte del mio essere creatura libera e che grano e zizzania verranno separati solo alla fine; lo so che il diavolo, anche se già sconfitto dal Sangue della Croce, cerca di trascinarsi dietro quante più persone può, e che Dio non lo impedisce proprio per salvaguardare la mia somiglianza con Lui. Ma almeno, nelle bufere della tentazione che si abbatteranno su di me in questa vita, restami vicino, non lasciarmi la mano, aiuta la mia volontà di non allontanarmi da te, fammi sentire il calore del tuo amore».

    E allora:

    Non dire “non ci indurre in tentazione” se poi sei pronto a seguire la via più semplice;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se ti scandalizzi della tentazione stessa come se fosse già un peccato;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se quando sei tentato ti allontani da Dio perché ti senti sporco;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se poi ti lamenti come se fosse Dio a tentarti;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se preferiresti essere solo un burattino nelle mani di Dio, piuttosto che un uomo libero fatto a Sua immagine;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se non sei pronto a rialzarti dopo che sei caduto;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se credi di potere essere immune al peccato;
    Non dire “non ci indurre in tentazione” se credi di poter fare a meno della Grazia salvifica di Dio che ti sostiene in ogni momento sanando le tue ferite e permettendoti di ricominciare tutto da capo anche quando ti sei spinto lontano quanto il figliol prodigo, se credi che non troverai delle braccia aperte, se rifiuti il perdono come fece Giuda.


    ... MA LIBERACI DAL MALE

    Ci hanno abituati a credere che il “male” è qualcosa che si trova dentro di noi, che ci appartiene; una nostra colpa, come una malattia dalla quale guarire. Ci hanno abituati a pensare ad un “male” con la “m” minuscola.

    Nulla è più contrario a quanto riportato nelle Sacre Scritture, dall’inizio alla fine. Il Male è una persona! È un “Male” con la “M” maiuscola... è il Maligno, il Diavolo, l’Ingannatore, la Scimmia, il Leone ruggente. È colui che vuole ad ogni costo allontanarci da Dio.

    Sarebbe quindi più giusto dire: liberaci dal Maligno!

    Ma perché abbiamo bisogno di essere liberati? Non è forse vero che Gesù, morendo sulla Croce, ha decretato l’eterna e definitiva sconfitta del Diavolo? Sì, è vero, ma fino al giorno prestabilito esso resterà sulla terra per tentare i figli della Luce. Esso ha lo scopo di corrompere, per invidia, le creature di Dio; ma non può capire, per la sua stessa natura, che la sua opera è permessa da Dio per regalare all’uomo la libertà della scelta, per renderlo “a Sua immagine”. Infatti non ci potrebbe essere Bene se non fosse possibile scegliere anche il male!

    Così, nella feroce lotta tra il buon grano e la zizzania che avviene dentro ognuno di noi, il nostro essere rivolti alla Fonte della Libertà ci premunisce e ci rende forti. Il nostro dialogo con il Padre ci assicura la vittoria che già appartiene al Figlio.

    Abbiamo bisogno di dire «liberaci dal Male» ogni volta che nella prova della tentazione il nostro cuore vacilla; ne abbiamo bisogno quando, dopo la caduta, abbiamo la necessità di rialzarci. E allora:

    Non dire “liberaci dal Male” se già hai la Volontà di cedere alla tentazione;
    Non dire “liberaci dal Male” se ti lasci vincere dalla tristezza;
    Non dire “liberaci dal Male” se rinunci a rialzarti dopo la caduta;
    Non dire “liberaci dal Male” se pensi che il Male è più forte del Bene;
    Non dire “liberaci dal Male” se non credi che si può ancora cambiare;
    Non dire “liberaci dal Male” se pensi che per il tuo fratello non c’è speranza;
    Non dire “liberaci dal Male” se speri di vivere tranquillo al riparo da ogni tentazione;
    Non dire “liberaci dal Male” se ti arrendi al Maligno permettendogli di atterrirti;
    Non dire “liberaci dal Male” se ti lasci condizionare da spiritismo, satanismo, magia e chiaroveggenza;
    Non dire “liberaci dal Male” se non permetti a Gesù di usare il tuo cuore, le tue mani e le tue labbra per combattere il Demonio, se hai paura di essere sconfitto, se sei roso dal dubbio che il Male possa essere più forte del Bene;
    Non dire mai, mai “liberaci dal Male” se se non sei pronto ad offrire la tua energia, il tuo tempo, la tua stessa vita perché anche una piccola scintilla di Bene venga a scacciare l’oscurità del Male.

    Amen!!



    Salvatore Rugolo



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