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Ed eccoci qui a recensire questa prima fatica del polistrumentista statunitense Sidney Allen Johnson (originario dell’Alabama), datata ormai Gennaio 2003 e a nome della sua creatura/progetto solista musicale Babylon Mystery Orchestra.
Il genere qui proposto si assesta sulle co/rdinate tipiche del gothic/doom metal, figlio delle gesta musicali di gruppi come i primi Paradise Lost, i Katatonia di metà carriera, più un certo influsso dei Type O’ Negative, qualcosa dei Cathedral, ed ovviamente l’immancabile presenza dei The Sisters Of Mercy e dei Cult di fine anni’80, questo soprattutto per quanto riguarda il look presente negli scatti promozionali del nostro bel Sidney, ma principalmente anche per l’impostazione vocale molto in stile “Andrew Eldritch”, soprattutto per quanto riguarda alcuni lievi filtraggi ravvisabili nelle parti vocali registrate.
Purtroppo l’esito generale di queste 11 tracce è parecchio deludente, e non solo perché comunque si sta parlando di un genere che, alla pari del metal estremo, richiede l’essere estimatori in particolare di esso per essere davvero apprezzato in toto, ma anche perché, pur non volendo essere “cultori della materia”, nel momento in cui tale prodotto viene presentato come un’autoproduzione che vorrebbe competere con le uscite discografiche ufficiali, e non come un semplice demo/promo, questa premessa pone chi recensisce il disco con delle aspettative del tutto differenti da chi invece pensa di trovarsi davanti ad una semplice “prova” (d’altronde “demonstration” vuol dire proprio questo… bisognerebbe in realtà essere più umili e capire se davvero si dispone dei mezzi necessari per lanciarsi nel difficile e tortuoso cammino delle autoproduzioni considerabili alla pari di vere e proprie uscite ufficiali sotto label, come si pretenderebbe di fare in questo caso…).
Ed ecco che i suoni delle tastiere, che rasentano il ridicolo, la batteria midi, che si dimostra quanto di più preconfezionato e grossolano si possa immaginare (nonché priva della più totale fantasia e creatività nel tenere tempi e ritmi… ci sono gruppi anche italiani, come i romani Novembre, che pur rimanendo più o meno sulle stesse coordinate stilistiche possono vantare parti di batteria di ben più pregevole fattura…), gli assoli di chitarra, di una elementarità e ripetitività infantili e pedisseque, ed anche alcune piccole pecche nelle linee vocali, come nell’ undicesima ‘Crestfallen’, fanno sì che chi recensisce un disco del genere, e che deve per forza tenere come punti di paragone lavori come un “Forest Of Equilibrium” o un “Draconian Times” (e quindi non sempre e necessariamente i capolavori del genere…) si vede costretto a stroncare un lavoro di tal fatta, pur apprezzando le timide buone idee che ogni tanto affiorano qua e là durante l’ascolto del disco.
Ciò che può salvare “in corner” questo lavoro è più che altro la parte contenutistica affidata ai testi ed al concept espresso attraverso di essi, ed evincibile già dalla copertina del disco, in cui troneggia la statua della libertà visibilmente deturpata, forse un chiaro riferimento a quali “re” richiamerebbero le “leggi divine” del titolo dell’opera… un concept basato sull’idea di una società contemporanea e di una chiesa cristiana che, reggendosi in parte anche sull’operato degli uomini, è passibile di imperfezione nell’agire e può essere vittima della corruzione morale e sociale dei nostri tempi, subendo attacchi sia interni che esterni ad ogni livello; tale concept contribuisce quindi a fornire l’idea di catastrofe imminente e depressione che può respirarsi dai solchi di questo CD…
Ed ecco che la prima parte di questo lavoro è quindi composta da canzoni che rimarcano nei loro testi l’idea quivi sopra esposta; tracce come la seconda ‘We Are Power’, la terza ‘Road To Madness’, la quinta ‘My Right’ o la sesta ‘Savage By Cash’, dal titolo abbastanza lapalissiano, e dal testo ugualmente chiaro e di denuncia (“Savage by cash/and Idols with flesh/…fast cars, caviar/you make the rules they are… / Idols will burn…”).
La seconda parte del disco si rivela essere più intimista e giocata più che altro sul rapporto personale (concetto, questo, tipicamente protestante…) di ogni essere umano con Dio, e del cammino che ogni uomo compie per la sua conversione…canzoni come la settima ‘Save My Soul’ (“Will I have a second chance? / Please, save my soul/…Will You still save my soul?...”), o l’ottava ‘Evado Eversor’ (“I am embraced with destiny / I will follow the path to set me free / …on that path I walk alone…”) possono essere prese come esempio per quest’altra dimensione contenutistico-concettuale, comunque presente nell’opera. Le ultime tre tracce del disco hanno certamente contribuito a far precipitare il giudizio finale, dato che si contraddistinguono per una noia e monotonìa paurose, e tanto che viene proprio da chiedersi se la decima ‘Divine Justice’ (strumentale del tutto inutile…) sia proprio una “punizione divina” che si è costretti ad espiare ascoltando questa canzone!!!
La speranza è tutta riposta nel fatto che si sta parlando del primo disco di Johnson, e che lui abbia avuto tempo e modo di riflettere e rivedere le molte cose ancora da correggere e sviluppare nella sua proposta musicale…
Giovanni Matera
Voto: 4,5/10
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| ::Tracklist:: |
01. A Habitation Of Devils
02. We Are Power
03. Road To Madness
04. Whore
05. It’s My Right
06. Savages With Cash
07. Save My Soul
08. Evado Eversor
09.Mourning Glory
10. Divine Justice
11.Crestfallen
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