BRIDE  "Silence Is Madness" 
"Silence Is Madness", terzo album uscito nel 1989 per la Pure Metal, completa la prima fase della band, quella legata al sound metal più classico, che rimanda ai secolari Judas Priest e Iron Maiden senza dimenticare i christian Bloodgood.
La riedizione del 2011 in digipack della Retroactive Records rianima il sound originale e lo rende più fluido e gustoso; inoltre, come per le altre re-release, il CD è accompagnato dalle note di Troy Thompson (chitarra), che ci permette di seguire la storia della band coeva all'uscita discografica.
Con il terzo album abbiamo uno scossone non indifferente a livello di line-up; infatti lascia Steve Osborne, chitarrista solista (cofondatore) che non viene rimpiazzato, trasformando il gruppo in un combo di quattro musicisti.
Il CD inizia nel migliore dei modi con la cavalcata metal 'Fool Me Once' che presenta tutti i punti di forza conosciuti della band, ossia una robusta linea ritmica (sempre in primo piano), la voce acuta e aggressiva di Dale Thompson (decisamente migliorato a livello tecnico rispetto all'esordio) e il riffing asciutto ma possente di Troy.
Segue una track anomala che però fa già intendere quale sarà l'approdo futuro del sound dei Bride, ossia l'hard rock song 'Hot Down South', caratterizata da ritmiche tutt'altro che interessanti ed un uso della melodia astruso e stucchevole (il coretto fra una strofa e l'altra è davvero pessimo). Di tutt'altro calibro è l'altro brano hard rock dell'album, ossia l'inno 'Until The End We Rock', un riuscito anthem che sottolinea la voce al vetriolo di Dale e la possente linea ritmica di Frank Partipillo (basso) e Stephan Rolland (batteria), in questo caso ancor più evidente grazie alla formazione che prevedere una sola chitarra.
Ancor più sorprendente è la conclusiva track, ossia 'Rock Those Blues Away', esempio a nostro avviso simpatico di blues rock (comunque non troppo riuscito) in cui si decanta l'unico motivo di divertimento e consolazione del protagonista del testo, ossia la sua chitarra e la sua band di blues.
Il metallo più classico arriva nelle colate cadenzate di 'Under The Influence', in cui il basso di Partipillo regna supremo, oppure nelle influenze thrash presenti nelle chitarre di Troy in 'All Hollow's Eve' (che vagamente ricorda gli Overkill) che la produzione del disco (decisamente rispetto a quella dei primi due album) amplifica e rende nel migliore dei modi.
Le lyric dei Bride si presentano come sempre in un'amalgama di messaggi diretti e filtrati.
E' semplice ed efficace il testo di 'Until The End We Rock', in cui la band promette di portare avanti per tutta la carriera il compito di fare evangelizzare: "Do the show under the blinding lights / Raise my cross, I'll bleed for you / How my soul cries out to you."
Una delle song più belle dell'album, ossia 'Under The Influence', è invece un attacco alla piaga dell'alcolismo nel nome del Signore, come si evince da questi versetti: "Just like the prophet spoke, babe it's not a joke / Don't take another sip of wine / You better leave the bottle / Cause it's coming full throttle / And it's going to mess with your mind."
"Silence Is Madness" risulta quindi come il terzo album di puro metal realizzato dai Bride, con l'apporto finalmente di una produzione robusta e all'altezza.
Leonardo "Crusader" Cammi
Voto: 6,5/10