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    Autore: MICHAEL KISKE
    Titolo: “Instant Clarity”
    Label: Raw Power
    Anno: 1996
    Nazione: Germania
    Sito Ufficiale: www.michaelkiske.net
    Genere: hard rock

    Accingersi alla recensione di un album di sua maestà Michael Kiske non è certamente un compito agevole, soprattutto quando il CD in questione è il primo rilasciato dalla storica ugola degli altrettanto storici Helloween. “Instant Clarity” venne pubblicato nel 1996, ben tre anni dopo l’abbandono da parte di Kiske delle zucche di Amburgo, e segna un passo decisivo verso la nuova carriera del biondo singer tedesco, d’ora in poi sempre più lontano dalla scena metal e vicino invece a sperimentazioni in ambito rock che spesso gli hanno procurato aspre critiche da parte dei metalheads più intransigenti. Al di là dei rimpianti di quanti sono tuttora convinti delle grandi potenzialità, solo parzialmente espresse, degli Helloween nella loro formazione originaria, non si può non prendere atto delle scelte di questo artista, desideroso di esplorare nuovi territori musicali, amante delle sfide e intenzionato a proseguire lungo un percorso musicale personale, intransigente e coerente con le proprie idee. Questo artista dimostra di avere raggiunto una sorprendente maturità, si vede chiaramente che le canzoni sono sentite, piene di pathos, composte col cuore ed intrise di una vena intimistica che sprigiona emozioni da ogni singola nota. Per non parlare della sua prestazione, sempre suadente ed evocativa, melodica e pulita, capace di lanciarsi in acuti cristallini come ai vecchi tempi.
    Musicalmente parlando, il CD può essere inteso come un viaggio intrapreso da Kiske alla ricerca di una propria nuova identità artistica, verso l’esplorazione di nuovi stili musicali che si discostino dagli stereotipi puramente metal che hanno caratterizzato gli anni in cui fu uno dei singer più acclamati della scena metal mondiale. Le canzoni risultano piuttosto eterogenee, probabilmente l’intero album risente della particolare situazione vissuta da Kiske in seguito all’abbandono della band di Amburgo dopo il flop di “Chameleon”. A nostro avviso, tuttavia, tanta carne al fuoco non fa altro che dimostrare, qualora ve ne fosse bisogno, la grande vena creativa di questo ragazzo e soprattutto la sua grande apertura mentale, che lo spinge a cimentarsi in tracce molto differenti tra loro ma che hanno il merito di mostrarci un Kiske a 360 gradi.
    Passando alle canzoni, il CD si apre con ‘Be True To Yourself’, una canzone che sembra proseguire idealmente il cammino intrapreso con il già citato “Chameleon”. Il brano è orientato verso soluzioni rock che anticipano degnamente quanto ascolteremo più avanti. Ottima la prestazione di Kiske al microfono, versatile e da brividi, ben assecondato da tutta la band. ‘The Calling’ sposta il tiro verso soluzioni più propriamente hard rock; la sorpresa che ci riserva questa canzone è la partecipazione alle sei corde e come coautore, insieme allo stesso Kiske, di Adrian Smith (per chi non lo sapesse, axeman degli Iron Maiden).
    La successiva ‘Somebody Somewhere’ ritorna su territori rock, essa presenta un mood di impatto e un chorus sognante e raffinato, merito soprattutto della grande espressività della voce di Michi. ‘Burned Out’ è stata scritta da Ciriaco Taraxes, amico di Kiske e valido chitarrista. La canzone è piuttosto dolce e melodica, sempre orientata verso soluzioni soft rock ma che non convince appieno. ‘New Horizons’ può essere considerato il tributo dell’artista al periodo “helloweeniano”, non per caso la traccia registra la presenza di Kai Hansen in qualità di chitarrista. Si tratta quindi di una canzone veloce, dinamica, aggressiva, potente, ben strutturata ed eseguita con maestria assoluta da tutta la band. ‘Haunted’ è una canzone che si sviluppa si ritmiche cadenzate, il suono delle chitarre appare distorto e la produzione e gli arrangiamenti creano un feeling decisamente accattivante. Da segnalare l’intermezzo centrale, con solo voce e chitarra acustica, particolarmente azzeccato. E’ la volta di ‘Always’, ballad malinconica e strappa lacrime (dedicata all’amico Ingo Schwichtenberg, indimenticato drummer degli Helloween, morto suicida 2 anni prima) che mette in mostra un Kiske in piena forma non solo dietro al microfono ma anche in fase di songwriting.
    ‘Thanx A Lot’ e ‘So Sick’ sono tracce all’insegna della sperimentazione, le voci sono modificate con il classico “effetto megafono”, le chitarre anche qui sono distorte e il suono complessivamente dà l’idea di uno sconfinamento in ambito pop/rock piuttosto originale. Tra queste due canzoni troviamo ‘Time’s Passing By’, traccia carina e melodica che si assesta anch’essa su territori più pop che rock, con un chorus dolce ed emozionante che vede un Kiske salire sugli scudi con una prestazione esemplare. Il disco si chiude con un capolavoro assoluto:‘Do I Remeber A Life?’. Questa canzone esordisce con un arpeggio di chitarra e la solita voce del singer, emozionante come mai. I ritmi iniziano ad alzarsi con l’esordio del bridge e grazie ad una prova magistrale del batterista Kay Rudi Wolke, che imprime alla traccia tempi vari ed articolati. L’atmosfera che si respira nel chorus centrale è epica, d’impatto, passionale e sognante. Azzeccato, sotto questo punto di vista, l’uso del flauto (affidato a Norbert Krietemeyer), che rende la canzone malinconica e triste. L’ottimo Kiske si cimenta in chiusura di brano in un assolo di chitarra ritmica che ne rivela le doti di valido strumentista.
    Per quanto riguarda i messaggi che l’artista propone, questi sono plurimi ma sempre ispirati ad una concezione alta del valore della vita che Dio ci ha donato. Basta leggere quanto Michi scrive nella traccia conclusiva del disco: “Oh, God!/ Help me to understand me/Guide me through visions I see/So far/You carry my soul back in time/The past shows the future to climb/Oh, God!/ Did I once be there by your side?/Will I once return to your light?/So far/Away from this world leads your love/My heart gets the wings of a dove and flies/Oh,God!/ Help me to sing you this song/I pray for your kingdom to come”.
    Come accennato ad inizio recensione, si tratta di un disco dalle diverse anime, difficilmente digeribile da coloro che si aspettano un Kiske sulla scia di quanto proposto con gli Helloween. Ma gli amanti della musica, quella fatta con cuore, con passione e con competenza, apprezzeranno certamente questo lavoro che segna il risveglio del cigno di Amburgo.

    Leonardo Arci

    Voto: 8,5/10



    ::Tracklist::

  • 1. Be True To Yourself
  • 2. The Calling
  • 3. Somebody Somewhere
  • 4. Burned Out
  • 5. New Horizons
  • 6. Hunted
  • 7. Always
  • 8. Thanx A Lot
  • 9. Time’s Passing By
  • 10. So Sick
  • 11. Do I Remember A Life?




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