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Artwork
SchedaTracklist"El valle de la decision" demo |
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Recensioni |
"Through The Reflection" è il secondo album ufficiale per i messicani Lament ed esce nel 2009 in una nuova edizione per la Bombworks che per l'occasione sostituisce il primo artwork con un'immagine decisamente più cupa, che inquadra una ragazzina che guarda rapita l'immagine di una donna in uno specchio, completamente circondato da ragnatele e strane strutture.
In questa nuova edizione in digipack i suoni sono migliorati di gran lunga ed ora è possibile ascoltare le composizioni originali in una versione che rende decisamente più evidente il lavoro compositivo realizzato.
Il CD è arricchito da quattro brani che altro non sono se non il Demo "El valle de la decision" (originalmente realizzato solo in cassetta nel 1995) dei Beheaded, ossia il primo gruppo dei fratelli Gomez. I suoni scadenti e l'approccio decisamente brutal death di queste song contrastano in modo stridente con le composizioni di "Through The Reflection", quindi val la pena solo di citare queste bonus track aggiunte soprattutto per regalare qualcosa in più ai fan della band, ma di per sè decisamente scadenti.
I Lament nel corso della loro sino ad ora non lunghissima carriera hanno decisamente cambiato stile rispetto agli esordi dettati dall'album "Tears Of A Leper"; infatti, dal death metal più aggressivo, rude e violento iniziale con "Through The Reflection" i nostri passano ad un sound che sembra un perfetto incrocio fra il death melodico ed il power-classic metal, con grandi fraseggi melodici di chitarra; il più pesante lascito dello stile death è imperniato nel growl del singer Abel Gomez (che si occupa anche della batteria).
Al contrario il vero, unico ed incontrastato protagonista del CD è il basso di Iram Gomez, che non si accontenta di esser sempre costantemente in primo piano, ma si rende anche responsabile di tracciare, praticamente in tutti i brani, la linea melodica più importante, sostituendo di fatto quel che solitamente, in moltissime band, è compito della chitarra.
In questo caso, quindi, l'axeman Edmundo Mondragon lavora soprattutto di supporto al basso di Gomez ed è inutile aggiungere che tale soluzione risulta alquanto accattivante ed originale, soprattutto perchè l'azzardo dei Lament produce ottimi risultati.
I nostri, infatti, sono così convinti di questa scelta al punto di inserire lunghi intermezzi in cui "parlano" solo gli strumenti, come nel caso dell'ottima 'The Wiad Of My Heart' in cui i Lament sembrano a tratti ricordare anche gli Iron Maiden. Ancor più convincente e manifesto di questo stile è la lunga (oltre otto minuti) '1250 Dead Without Reason', in cui il basso si lancia anche in vere e proprie cavalcate in Manowar style; la linea melodica e la carica a tratti epic metal creata da questo sound sono supportate da una batteria mai troppo invadente ed una chitarra che funge da ottimo accompagnamento. Anche il testo del brano risulta quanto mai avvicente, con un chiaro richiamo di Abel a non abbandonare la fede, anche a fronte di momenti di difficoltà: "In the eternal end of dawn / My will has gone / NO! My strength grows in the wind / (...) / With the wind of my heart / He has not gone away / He replaces my pain / I'll never lose my soul."
Non mancano anche alcuni episodi ancor più particolari come la conclusiva 'Tears... Instrument For Reflection', dove Abel, che canta in spagnolo, duetta con una voce pulita e soave femminile, che invece utilizza l'inglese; l'amalgama sonora risulta ancor più originale in quanto Edmundo usa soprattutto la chitarra acustica e le parti in elettrica sono inserite in secondo piano.
La filosofia e lo stile dei Lament di questa release si evince in modo convincente, per concludere, nella titletrack, in cui, fra parti sussurrate e growl sofferenti si sottolinea come possa essere triste la vita senza la fede e la prospettiva del Paradiso:"I want to wake up / I want to wake up in Heaven / The place mom told me about / The where she's gone to / where my dreams / Where my dreams live forever."