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    Autore: MADD HUNTER
    Titolo: “Madd Hunter”
    Label: GME Records
    Anno: 1997
    Nazione: USA
    Sito Ufficiale: Madd Hunter su Firestream
    Genere: heavy metal

    Il progetto Madd Hunter nacque nel 1997 ad opera di Phil Grasso (compositore, cantante, bassista e chitarrista) e Chuck Fitzgerald (batterista), noti ai più devoti appassionati di heavy metal americano per la loro militanza rispettivamente negli Steel Assassin e nei Sacred Reich.
    In questa sede tratteremo del debut album della band, “Madd Hunter” appunto, che pare arrivare direttamente dalla prima metà degli anni ’80 in quanto a sound e stile. Questa caratteristica è fondamentalmente il grande pregio/difetto del disco: gli amanti di quell’heavy metal sanguigno, diretto, ma non per questo banale o minimalista, che oggi sopravvive solo in alcune frange nostalgiche della scena underground lo adoreranno, gli altri storceranno il naso di fronte ad un suono non certo curato e pulito come nelle produzioni odierne ed al fatto che il cd non va ad aggiungere nessun elemento nuovo a quello che si può trovare nei lavori US metal risalenti ad oltre dieci anni prima.
    Noi rientriamo nella prima delle due categorie sopraccitate, per cui non stupitevi se una volta arrivati in fondo troverete un voto alto: a discapito delle mille innovazioni e contaminazioni questo è l’heavy metal e vanno premiati, a nostro modo di vedere, coloro che ancora lo suonano nella sua forma più pura.
    Il CD inizia alla grandissima con la veloce e granitica ‘On The Road And In The Wind’ che scopre la carte su quelle che saranno le coordinate stilistiche di tutto il platter, infatti la medesima carica e potenza le si ritrova costantemente con il susseguirsi dei brani.
    Tra le altre spiccano ‘Soldiers Of Misfortune’, per chi scrive la migliore del lotto, che con linee vocali azzeccatissime ed un ritornello ideale da cantare a squarciagola colpisce nel segno, ‘The Scarecrow Of Romney Marsh’ che vanta un chorus a due voci altrettanto valido e l’anthemica ‘We Rule The Night’. Ma l’aspetto più apprezzabile è l’assenza di tracce sottotono o di fastidiosi quanto inutili filler.
    Fino ai tre quarti della durata del disco l’unica piccolo difetto è la mancanza di varietà, ma le tre tracce finali sorprendono e colmano anche questa piccola lacuna: ‘The Four Horsemen’ è una lunga intro parlata costruita attorno ad un arpeggio molto nitido e definito che si contrappone alla voce narrante cupa e solenne ed ad un “riverbero” sonoro distorto che funge da sottofondo, quando la narrazione si conclude dal suono distorto emerge un riff tagliente e parte ‘Babylon’, traccia caratterizzata dai numerosi cambi di ritmo.
    L’album si chiude con ‘Glorigoth’, sicuramente l’episodio più sperimentale dell’intero lavoro: si apre con una strofa cadenzata, quasi una marcia, che successivamente lascia spazio ad un break centrale violentissimo con Chuck Fitzgerald sugli scudi e termina ritornando alla calma melodia della parte iniziale.
    A livello di testi e tematiche va riscontrato un ulteriore punto a favore della band: pur non essendo particolarmente elaborati i testi sono sicuramente di buon livello con richiami agli aspetti cristiani che emergono soprattutto nei passaggi più epici e battaglieri.
    Nel complesso quindi questo debut album è un disco che dà certezze a chi cerca dell’ottimo e sano old style heavy metal, grezzo e ruvido quanto basta, che fa del ritmo incalzante e del sound anni ‘80 i suoi capisaldi.

    Giuliano Pergola

    Voto: 8/10



    ::Tracklist::

  • 01. On the Road & In the Wind
  • 02. Too Much is Never Enough
  • 03. Modern Times
  • 04. Soldiers of Misfortune
  • 05. The Scarecrow of Romney Marsh
  • 06. Burn, Witch, Burn
  • 07. Barabbas
  • 08. We Rule The Night
  • 09. The Swarm
  • 10. The Four Horsemen
  • 11. Babylon
  • 12. Glorigoth




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