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| Autore: NARNIA |
| Titolo: "The Great Fall" |
| Label: Nuclear Blast / Audioglobe |
| Anno: 2003 |
| Nazione: Svezia |
| Sito Ufficiale:
www.narniaworld.com |
| Genere: heavy metal |
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Quarto album per i white metaller svedesi Narnia, guidati da quel Christian Liljegren (ora Rivel) di cui abbiamo già parlato su queste pagine avendolo visto impegnato in numerosi progetti targati Divinefire, Wisdon Call, Narnia, solo per citare alcune delle sue apparizioni. Ancora una volta, dal punto di vista dell’artwork, la band si presenta al pubblico con il leone Aslan in bella mostra, così come nei precedenti capitoli della saga Narnia.
Il sound a cui questo gruppo ci ha abituati è incentrato su strutture tipiche del power metal di stampo scandinavo, con numerose divagazioni in ambito progressive e inserti di matrice neoclassica: gli ascoltatori più attenti non mancheranno di rintracciare lungo tutto il disco citazioni che riconducono a certi virtuosismi targati Symphony X, a certe soluzioni hard rockeggianti e sofisticate sperimentate dai Kamelot, ad alcune linee melodiche che hanno fatto la fortuna degli Stratovarius e persino a certe atmosfere cupe ed misteriose che riportano a certi lavori dei Black Sabbath.
Rispetto ai lavori precedenti della band, “The Great Fall” fa registrare un discreto passo avanti nel processo di maturazione del proprio songwriting; infatti, tutte le citazioni a cui abbiamo accennato, seppur rilevanti, non minano l’originalità della proposta di questi cinque ragazzi svedesi, i quali riescono nell’intento di proporre un sound nel quale traspare discreta creatività, idee chiare e buona perizia tecnica. A nostro avviso il risultato finale viene inspiegabilmente inficiato da una produzione non all’altezza della caratura del combo: il suono delle chitarre, in particolare, appare poco incisivo, scarsamente amalgamato con la sezione ritmica dove la fa da padrone la batteria affidata ad Andreas Johansson (Hammerfall). Altro aspetto non propriamente positivo da mettere in evidenza è la eterogeneità del disco, all’interno del quale sono presenti capitoli troppo slegati musicalmente tra di loro.
Analizzando la tracce, si parte con una intro cupa ed apocalittica, ‘War Preludium’, dal mood vagamente oscuro con parti vocali narrate. La successiva ‘The Countdown Has Begun’ si presenta sostenuta su ritmi tipicamente power oriented, buoni gli assoli delle chitarre (sebbene il suono, come detto, lasci un po’ a desiderare) e ottime le linee vocali del buon Rivel. ‘Back From Hell’ esordisce con un riffing di chitarra dal sapore trash, ben articolato ed originale; sugli scudi la prova della batteria, rocciosa, potente e precisa. Anche qui è buona la prova del singer, a suo agio sia nelle parti più melodiche che in quelle più cattive. ‘No Time To Lose’ si presenta più cadenzata nelle ritmiche e condita di orchestrazioni soprattutto nella parte iniziale; gustosa l’alternanza di riff più grezzi ad altri più melodici e puliti. Ottimo l’assolo di chitarra inserito nella parte centrale della traccia, che ricorda molto certi assoli del grande David Gilmour, anche per l’atmosfera che riescono a creare.
Molto bello è il motivo di piano che introduce la heavy ‘Innocent Blood’, anche se a lungo andare non appare come una delle tracce migliori del disco, in particolare sono il coro e il bridge che non sorprendono per eccessiva originalità né per senso melodico, risultando piuttosto piatti e con poco mordente.
‘Ground Zero’ è una traccia strumentale che parte con un assolo di basso, decisamente azzeccato: probabilmente è questa la traccia dove le capacità tecniche ed esecutive della band si riescono ad apprezzare meglio. Il riffing è vario ed articolato, sapientemente alternato in fraseggi più grezzi e spunti più melodici a tutto vantaggio della imprevedibilità di una composizione che fa registrare anche qualche inserto orientaleggiante. Con ‘Judgement Day’ si ritorna su lidi prettamente power/heavy, il riffing di chitarra con cui inizia la traccia è grezzo e graffiante, i ritmi non sono quasi mai ipersostenuti come la tradizione power vuole, sebbene certi cambi di ritmo lasciano spazio ad accelerazioni piuttosto interessanti. Buono l’uso delle tastiere, ben integrate nella struttura complessiva della canzone.
E’ la volta della seconda traccia strumentale presente sul disco,‘Desert Land’: chitarra acustica e qualche breve inserto di basso per una composizione breve, triste, se vogliamo oscura, da leggere come un’intro a quella che è la traccia migliore del disco, ‘The Great Fall Of Man’, una suite lunghissima (di poco superiore ai 14 minuti) all’interno della quale i Narnia danno libero sfogo alla propria creatività, dando vita ad una traccia in perfetto prog metal stile, nella quale la fanno da padrone le tastiere e quella teatralità e maestosità a cui la band non intende, giustamente, rinunciare. Da sottolineare la presenza di Eric Clayton con un’interpretazione dietro al microfono struggente ed emozionante.
Per quanto riguarda il messaggio, profondamente cristiano, che la band intende lanciare, prendendo spunto dalle vicende relative all’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre, questo è mirabilmente contenuto nel testo di ‘Judgement Day’: I've seen them falling everywhere / Like candles fading unaware / Imprisoned by a world of glass / We fight for freedom, but when will we face it / Sinners and saints living under the same sun / Holding the key to the world in their hands / Our time on earth's drawing nearer the end / In the light of judgement day / We bow our heads for our pride / Hiding under the dreams that died / What lies beneath might be revealed / So we keep running, from the face of God we turn / Sinners and saints living under the same sun / Holding the key to the world in their hands / Our time on earth's drawing nearer the end / In the night of judgement day.
Il grido di dolore per una Guerra che Dio non ha mai voluto per l’umanità, contro una presunta legittimazione divina di certe rivendicazioni violente e sanguinose sono espresse nella traccia finale del disco, ‘The Great Fall Of Man’: How long can we go on this way? When will we ever be true? / And how can we justify our deeds... / When all we've have accomplished for two thousand years... / is raping and killing, wounding and stealing / The tower of Babel higher we climb / Cloning humanity, blindfolding God / Heaven's on sale now, just pay with ten faithless souls / In the name of religion we slay.
In conclusione, si tratta di una band di valore, dotata tecnicamente (sebbene non si lasci andare ad inutili ostentazioni delle proprie capacità), discretamente creativa quanto a songwriting, piuttosto coraggiosa nel proporre una miscela di sound a volte difficilmente digeribile ed inquadrabile in un determinato genere musicale, ma assolutamente da premiare e supportare.
Leonardo Arci
Voto: 7/10
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| ::Tracklist:: |
1. War Preludium
2. The Countdown Has Begun
3. Back From Hell
4. No Time To Lose
5. Innocent Blood
6. Ground Zero
7. Judgement Day
8. Desert Land
9. The Great Fall Of Man
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