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“Majestic Serenity” è il primo album degli statunitensi Sardonyx ed esce originariamente nel 1992 come edizione autoprodotta ma già interessante per gli ottimi suoni presenti. La Retroactive Records decide con questa riedizione (effettuata nel 2007) di dar una nuova veste a questo album, sin dalla copertina, che è differente rispetto a quella orignale. In secondo luogo vengono ulteriormente migliorati i suoni e questo ci permette di godere con una maggior chiarezza del sound complesso e ricco di questo combo, che unisce al power metal americano tante finezze esecutive del thrash più tecnico e progressivo.
All’edizione di cui parliamo si aggiunge anche, per intero, la Demotape “Rebel Of Reason”, di cui parliamo in altra recensione.
In “Majestic Serenity” protagonisti assoluto del lavoro sono da un lato le massicce mura di suono create dalle chitarre di Tom Denlinger e Rod Feltman, dall’altro la prova mastodontica del bassista Chuck Turner. Infatti il basso risulta nell’economia complessiva del CD lo strumento che viene più esaltato e portato in primo piano.
Non a caso abbiamo un’ottima strumentale di basso come ‘Short But Suite: Opus In D Flat’ e tantissimi passaggi solisti come nel caso dell’assolo presente nella bellissima e complessa ‘Corridor To Light’, in cui Chuck ci permette di asoltare differenti soluzioni anche di carattere quasi acustico, accompagnate da un ottima chitarra solista e da un sound in pieno prog metal style.
Rispetto alla Demotape “Rebel Of Reason” il primo CD è un vero portento di tecnica e unisce suggestioni progressive alla matrice power già molto elaborata delle origini.
Il disco non esprime però solo finezze stilistiche ma anche ottimi assalti, come nel caso di ‘Heavenly Throne’, dove però, abbiamo comunque anche una linea ritmica eccellente, creata dal sempre presente basso di Turner.
Come per la Demotape anche in questo lavoro i testi hanno un peso fondamentale e sono ancor più sviscerati e approfonditi, per quanto riguarda il messaggio cristiano, con introduzioni che spiegano per filo e per segno il messaggio proposto.
Si inizia ad esempio con ‘Puppet Of Beauty’, che pone in essere il tema della tentazione sessuale e di come questo peccato sia particolarmente pericoloso e in cui sia facilissimo cadere. Nella canzone appare anche Satana in veste di consigliere e re delle falsità: “ (Satan) What? Look at her! / Her beauty overwhelms you / She’ll hold you and kiss you / ...your fantasies running wild / everything you ever wanted / Don’t let this one go! [...] Wisdom call out / It cries out across the land / To you, oh man, it calls out / Heed the Lord’s commands!”
Ogni singolo brano vine poi accompagnato da accurati riferimenti biblici che rendono ancora più ricco l’apparato documentale.
La ricchezza e lo spessore qualitativo della proposta musicale sono quindi sempre uniti a ottimi testi come nel caso di ‘Holy Avenger’, una song che musicalmente si pone come un ottimo esempio dello stile dei nostri, in parte progressive, in parte legato ad assalti power di tutto rispetto, arricchita da un reparto ritmico eccezionale e da linee vocali a tratti sussurrate ma anche energiche e potenti. A livello testuale il brano narra di come spesso la parola di Dio venga calpestata, male interpretata ed attaccata in malafede: “Take heed oh sensless ones who dwell / among the people / You trust in truth that you create and shout it to the children / Does He who implanted your ear not hear your proud pronouncements? / Does He who formed your eyes not see your grand illusions? / Holy God, Holy Avenger / O Lord our God Shine forth / Overwhelm us with Your Glory / Show them now and let them / Praise Your Name.”
Altro pezzo da novanta dell’album è anche ‘Call Upon The Master’, un vero anthem di metal melodico, che mostra anche il lato più diretto e facilmente accessibile dei nostri. A far subito da contraltare abbiamo poi ‘Voice Of The Prodigal’, un brano molto complesso, con cambi di tempi che si annodano uno sull’altro e ci ricordano molto i Watchtower.
Nel complesso quindi non si può non sottolineare l’estrema qualità di questo album, che ai tempi non ricevette la giusta attenzione ma che val veramente la pena di riscoprire ed avere nella propria collezione, soprattutto se si apprezza la musica fatta con un occhio diretto al cuore e con l’altro rivolto alla tecnica esecutiva.
Leonardo Cammi
Voto: 8/10
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| ::Tracklist:: |
01. Puppet Of Beauty
02. Paracletos
03. Corridor To Light
04. Short But Suite: Opus In D Flat
05. Royal Honor
06. Heavenly Throne
07. Ft. Drum
08. Holy Avenger
09. Call Upon The Master
10. Voice Of The Prodigal
11. Liar
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