Home..†..News..†..Recensioni..†..Interviste..†..Concerti  
         

:: Menù::

  • APPROFONDIMENTI

  • LINKS

  • FORUM

  • GUESTBOOK

  • STAFF



  • ::Altre informazioni::

    Nessuna ulteriore informazione disponibile per questo artista


    ::Contenuti::

    Autore: VENI DOMINE
    Titolo: “Material Sanctuary”
    Label: Massacre Records
    Anno: 1995
    Nazione: Svezia
    Sito Ufficiale: www.venidomine.com
    Genere: doom metal

    Non è un disco facile questo prodotto dei Veni Domine, sia da un punto di vista oggettivo, in quanto la sua struttura, i testi, le musiche e gli arrangiamenti, non sono immediati e necessitano di una buona dose di attenzione, sia se si considera che è stato prodotto nel 1995, anno in cui imperversava tutt’altro genere anche nel metal stesso, per cui questa uscita può essere passata inosservata, se non addirittura avere provocato stordimenti di naso in varia forma.
    Si parla, è il caso di ricordarlo, di un gruppo, arrivato con questo disco al secondo lavoro, dedito ad un doom con sfumature che sfociano nel prog, che riprende elementi dei Queensryche, soprattutto per quanto riguarda la voce, e dei Candlemass, per quanto riguarda il resto. Non si spaventi quindi un ascoltatore occasionale se dovesse inciampare negli oltre 9 minuti di ‘Ecclesiastes’, brano certamente intenso per quanto riguarda i testi ( “I applied myself to the application of wisdom and also of madness and folly/ but I learned that this too is a chasing after the wind”, per dirne una) e altrettanto difficile da digerire per via della grande serie di tipologie sonore che vi sono inserite. È forse più facile iniziare da brani come la title track, che contiene sì una serie di cori a voci miste, maschili e femminili, di quelli che ci aspetteremmo di trovare all’interno di una cattedrale gotica buia, in cui predominano però gli elementi più smaccatamente rock e prog, e quindi rendono l’ascolto più accessibile. Le tematiche affrontate sono diverse, e contengono interessanti spunti filosofici, ad esempio sul fatto che l’uomo sta dando troppo risalto all’aspetto materiale della propria vita, trascurando e oscurando del tutto quello spirituale, tema che è sintetizzato efficacemente nell’ottima metafora “If our minds are crucified on the material altar, our spirits can’t be free”. con ‘Ritual Of The Sinner’ invece si analizza un altro tema caro al white metal, vale a dire la ricerca da parte dell’uomo di un qualcosa di trascendente che li appaghi, anche se questa ricerca comporta spesso la sofferenza e la mortificazione fisica.
    Due parole vanno spese infine per la voce di Fredrik Ohlsson, che sebbene somigli in parte ai canoni già proposti da altri artisti provenienti dal nord Europa, possiede una versatilità timbrica notevole, ed è per questo uno degli aspetti del disco da ricordare meglio, e che tocca probabilmente la sua punta più alta nel brano ‘Behold The Signs’.

    Anna Minguzzi

    Voto: 6,5/10



    ::Tracklist::

  • 01. The Meeting
  • 02. Ecclesiastes
  • 03. Material Sanctuary
  • 04. Ritual Of The Sinner
  • 05. The Mass
  • 06. Behold The Signs
  • 07. Wrath Of The Lion
  • 08. Beyond The Doom
  • 09. Baroque Moderne




  • ::Design by Vocinelweb.it Free Web Templates::