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    Autore: ZAO
    Titolo: "Liberate Te Ex Inferis"
    Label: Solid State
    Anno: 1999
    Nazione: USA
    Sito Ufficiale: www.zaoonline.com
    Genere: metalcore

    “Liberate Te Ex Inferis” è il secondo album della band con alla voce Dan Weyandt ed il quarto in generale, non considerando gli EP.
    L’album è uno dei migliori degli Zao: compatto, potente, feroce, come lo sarà anche “Zao” pubblicato due anni dopo. La voce di Dan è incredibile, molto acida, un growl che annichilisce senza dare tregua: impossibile ascoltare quest’album senza fare almeno un pensiero alla sua voce, in bene o in male. Questa ha, inoltre, un ruolo decisivo, in quanto sovrasta il suono degli strumenti stessi. Per una persona non abituata al growl non è certo la prima voce da fare ascoltare, ma per gli amanti è una dolce sorpresa, in quanto, una volta apprezzata, ha la capacità di trascinarti rendendoti un tutt’uno con il suono del disco.
    Le parti melodiche non sono molte, ci sono pochissimi passaggi, costituiti da singole parole, frasi brevi, in cui si sente una voce pulita, ma a parte questi l’unico modo di cantare presente nell’album è il growl di Dan. Idem per i passaggi di chitarra acustica, forse due in tutto l’album (uno di questi introduce ‘If These Scars Could Speak’); per il resto tanta chitarra elettrica, con riff e parti distorte che non sono immediate, ma che sono perfette per il suono degli Zao e di quest’album in particolare. Inoltre sono assenti gli assoli, come da ‘manuale’ dell’ hardcore e di un certo tipo di metal-core.
    Nella sua compattezza l’album è ricco di passaggi e si alternano canzoni più veloci, quali ‘Savannah’ e ‘Autopsy’ a brani più lenti come ‘Desire The End’.
    La formula degli Zao è incisiva e decisa: sanno bene come e cosa suonare e quest’album è un esempio perfetto di come una band può mutare dal suo esordio mantenendo un ottimo livello senza sfornare porcherie giusto per sfornare un nuovo lavoro. Ascoltando attentamente il CD si possono notare buone idee, quali ad esempio ottime interazioni batteria-chitarra, buoni riff, passaggi che si conciliano bene con la voce del cantante; il tutto miscelato bene senza ridondare e annoiare l’ascoltatore.
    L’album è cupo, molto dark nel suo insieme e questo non solo nel suono ma anche nei testi, che non sono più esplicitamente incentrati su Cristo, ma sono meno diretti, meno immediati, cupi. Questa pesantezza nelle atmosfere create si riverbera anche nel suono, come ad esempio in ‘Dark Cold Sound’ e ‘Man In Cage Jack Wilson’ che ne sono due ottimi esempi. La seconda è una canzone strumentale di sette minuti circa che conclude il lavoro: un brano che non poteva stare in migliore posizione in quanto è come se tirasse le somme dell’intero album.
    Un disco imperdibile per gli amanti del genere e della musica estrema in generale.

    Davide Dalò

    Voto: 8,5/10



    ::Tracklist::

  • 01. Intro
  • 02. Savannah
  • 03. Autopsy
  • 04. If These Scars Could Speak
  • 05. The Ghost Psalm
  • 06. Desire The End
  • 07. Dark Cold Sound
  • 08. Skin Like Winter
  • 09. Kathleen Barbra
  • 10. Man In Cage Jack Wilson




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