21/06/2007
BOARDERS
‘In My Brightest Hour’!!!
E’ sicuramente una gran cosa poter pubblicare questa intervista ad Egi, unico e disponibilissimo interlocutore di una delle prime e seminali realtà christian metal formatasi nel nostro paese (anche se leggeremo in seguito che la definizione di “christian metal” è avvertita dal nostro come un po’ “insensata”, sotto alcuni aspetti…).
Di sensato c’è ovviamente il cammino intrapreso dai Boarders, da semplice (e forse quasi “rassegnata”) cover-band dei Megadeth (le cui influenze musicali sono più che ravvisabili nelle song della loro prima release ufficiale…) a questa nuova ed inusuale veste di gruppo metal rinnovato totalmente nei loro contenuti e nella loro attitudine, gruppo che non mostra alcuna vergogna od esitazione nei confronti del suo nuovo percorso di conversione spirituale cristiana, vissuto certamente in modo molto personale e particolare, ed in maniera diversa a seconda dei vari componenti della band, anche se l’ “iniziatore” di tale rinnovamento è sicuramente da indicare nella figura del cantante/chitarrista Egi, che non ha provato alcun disagio nel parlare apertamente delle condizioni che lo hanno portato a rivedere (e rinnovare) il suo percorso di vita, dopo alcuni episodi personali che gli hanno “aperto gli occhi”…
E’ doveroso quindi lasciare ora la parola a lui, che, in rappresentanza di tutta la band, ha risposto ad alcuni quesiti che sicuramente aiuteranno a farsi un’idea chiara e precisa di questa nuova realtà, la quale non manca di certo dei numeri per andare avanti con coerenza, coraggio (e c’è ne vuole, nell’ambiente metal, per parlare di certe cose!!!...) e soprattutto fede…
La prima domanda e' un po' scontata quanto obbligatoria…qual'e' stata la "scintilla" che ha fatto si' che una "semplice" cover-band dei Megadeth diventasse una tra le prime realta' italiane di christian metal??
”Sai cosa penso? Effettivamente la definizione “christian metal” non ha molto senso. Se effettivamente è utile ricorrere a delle etichette – spesso anche molto dettagliate – per descrivere uno stile musicale, alla fine il cosiddetto christian metal non dovrebbe essere altro che “metal played by christian people”.
Trovo che nel caso del “christian metal” abbia molto poco senso suonare e scrivere musica caratterizzata da questo messaggio, per poi vivere in modo totalmente incoerente; sarebbe probabilmente preferibile il contrario.
Diciamo quindi che noi suoniamo heavy metal, a volte thrash, a volte hard rock, caratterizzato da un forte messaggio positivo e totalmente ispirato dalla fede in Gesù Cristo, perchè, con alti e bassi, siamo persone che vogliono vivere questo messaggio prima di tutto nella propria vita e continuare a farlo anche quando la musica finirà.
Detto questo, io sono stato il primo ad incamminarmi su questa strada, quando nel 2003 ho sperimentato sulla mia propria pelle una guarigione fisica – e diversi altri tipi di guarigioni – operata dallo Spirito Santo.
Da quel momento la mia vita è cambiata drammaticamente – in meglio – e non ho potuto fare a meno di coinvolgere i miei amici della band, spesso arrivando anche a stressarli.
Oggi posso dire che ciascuno di noi ha avuto un incontro personale con la fede e il messaggio di Gesù, e può portarlo nella musica ma soprattutto nella propria vita nonché in quelle di chi ci sta vicino, e questa è di gran lunga la cosa più importante.”
Ovviamente e' lecito pensare che questo "stravolgimento" a livello di testi ed attitudine abbia comportato dei cambiamenti all'interno della band. Quali sono stati (cambi di line-up, nuovi rapporti tra i membri, etc.)?
”In realtà questa line-up è stabile dal 2000, quindi gli stravolgimenti sono effettivamente avvenuti solo nei nostri rapporti interpersonali. Per diverso tempo, dopo la ma conversione, ho cercato di capire cosa avrei dovuto fare: andare avanti a suonare o smettere. Di sicuro il mio desiderio più grande, da quel momento, è sempre stato quello di poter suonare in piena libertà musica ispirata a un messaggio cristiano. Oggi posso dire che mi è stato concesso di vedere questo desiderio realizzato, dato che tutti noi abbiamo accettato Cristo come Signore della nostra vita.”
Qual e' stata la reazione di chi gia' da anni vi conosceva e vi supportava come una cover-band dei Megadeth? Le fila dei vostri supporters si sono ingrossate, diminuite o semplicemente cambiate?
”Al momento non abbiamo registrato cambiamenti particolari, anche perché gran parte delle persone si limita ad ascoltare la musica, senza entrare nel merito dei testi. Sicuramente la nostra base di contatti si è notevolmente allargata dopo l’uscita del CD, in particolare all’estero (Germania e Stati uniti su tutti).
Nessuno – fino ad ora – ci ha voltato le spalle per questo cambio di tendenza nella nostra musica, anzi, ovunque abbiamo ricevuto approvazione, in particolare per aver abbandonato il ruolo di cover-band dei Megadeth, in favore di un repertorio originale.”
Nel panorama christian rock/metal italiano siamo a conoscenza di realta' consolidate come voi, i milanesi Altripercorsi o i siciliani Metatrone... in questi ultimi due casi l'incontro con la spiritualita' cristiana ha portato a scelte di vita letteralmente radicali per alcuni dei membri di queste band, come chi e' divenuto "master ceremonies" per la chiesa evangelica (Altripercorsi) oppure chi e' entrato in seminario (Metatrone), pur non abbandonando la musica... nel vostro caso, ci sono stati episodi analoghi a questi che abbiamo appena citato? Come vivete la vostra spiritualita' quotidiana, ed il vostro rapporto con la religione cristiana?
”Voglio innanzitutto premettere che nessuno di noi è “religioso”. Più specificatamente, crediamo che il termine religione, che deriva dal latino “religo”( = legare assieme) non faccia per noi. Consideriamo la religione qualcosa di distinto e aggiuntivo rispetto alla fede, che è invece il nostro punto di riferimento. Ovviamente consideriamo un fratello in spirito chiunque riconosca Gesù come Dio. Gesù stesso ha detto: “chi non è contro di voi è per voi”, e io considero chiunque confessi che Gesù è Dio fatto uomo, morto e risorto e oggi vivo, come un fratello.
Non siamo quindi molto interessati ad aspetti più vicini alla tradizione umana, ma piuttosto all’opera di trasformazione di ciascuno di noi attraverso la potenza della Parola e per mezzo dello Spirito Santo. Io in particolare mi occupo di un piccolo gruppo di persone che fanno riferimento a una chiesa cristiana di Modena, a sua volta legata alla chiesa Kingdom Faith.”
Vi siete ultimamente definiti semplicemente come una "christian band”… a quale corrente cristiana, però, vi sentite più vicini? Ci sono delle realtà cristiane anche protestanti od evangeliche che vi stanno dando un supporto concreto o anche solo morale in questo vostro nuovo cammino artistico e spirituale?
”Abbiamo ricevuto un grandissimo supporto dalla famiglia Hurst, che organizza il festival “Rock On The Rock” a cui speriamo di partecipare anche quest’anno. Molto dobbiamo anche a Markus A. Schliber e ai ragazzi della Quam Libet Records e della Weathertop, grazie ai quali è stato possibile pubblicare “The World Hates Me”.
Anche i due portali italiani, ovvero voi di Holysteel e WhiteMetal, ci hanno supportato moltissimo..
Il resto del supporto l’abbiamo ricevuto in preghiere.”
Veniamo a questo nuovo lavoro... perche' "il mondo vi odia"? ("The World Hates Me"...) Questa affermazione ha per caso qualcosa a che fare con la concezione biblica del cristiano "scandalo a questo mondo" (perche’ questo si dedurrebbe proprio dal booklet del CD, dove citate passi del Vangelo secondo Giovanni…)?
Anche voi siete convinti che, al giorno d'oggi, seguire gli insegnamenti di cristo e' la "vera ribellione" nei confronti di questa societa' ormai "mastica-uomini" e "logora-valori"?
”Si, confermo che la frase nasce proprio da Giovanni 15:18-19. Per chi crede, il Vangelo di Giovanni è sicuramente una tappa fondamentale, in special modo il primo capitolo, dove si mette subito in chiaro cosa significa “nascere di nuovo”, “dall’alto”e “non per volontà di carne e sangue”. Questo è il passo fondamentale che Gesù spiega a Nicodemo, a proposito della nuova nascita come requisito necessario per vedere il Regno di Dio.
Si tratta quindi di mettere subito le cose in chiaro, perché nella fede non ci sono “zone neutrali” e il mondo stesso non lo è, ma è destinato a “passare”, come tutto ciò che si è volontariamente rivoltato contro Dio.
La “Vera Ribellione” non è tanto riferita al voler seguire gli insegnamenti di Cristo: questo è uno sforzo insopportabile per chi non ha prima conosciuto Gesù, perché senza di Lui non si può fare nulla.
La “Vera Ribellione” è quindi rinunciare ai propri sforzi per cambiare la propria vita o quella degli altri, ma lasciare che la Parola ci trasformi secondo la sua perfetta volontà.”
L’artwork e’ stato davvero ben curato, e so che e’ opera del vostro drummer Roby… vi va di parlare un po’ anche del messaggio che avete voluto comunicare con queste immagini di fiamme e fuoco?
Devono essere interpretate come le “fiamme degli inferi” che ormai avvolgono questo mondo, o più semplicemente come il “fuoco pentecostale dello spirito santo”?
Sono forse un richiamo alla vostra canzone ‘Baptized With Fire’?
”Tutto l’artwork del CD è stato ideato e realizzato dal Roby, il nostro batterista. Lo sfondo della cover è preso proprio da un suo quadro intitolato “Point Of Energy”. A questo sfondo è stato aggiunto il resto degli elementi, senza necessariamente puntare a trasmettere un messaggio ben preciso… se questo è avvenuto, non è stato in modo conscio.
A questo punto potrei sfoderare la fantastica frase fattissima, ovvero: “in fondo è bene che ciascuno interpreti la cover secondo la sua personale sensibilità”, e alla fine questo è vero. Ti posso dire che, quando l’ho vista, ho pensato che gli occhi puntati addosso in primo piano fossero proprio quelli del mondo, che non sopporta la verità come un concetto unico, anzi una persona: Gesù…ma non può accedervi, perché tra le tenebre e la luce non esiste comunione.”
Com’è stata la gestazione di questo vostro primo lavoro? La prima impressione e’ che ci si trovi di fronte ad un’opera curata nei minimi particolari e che ha avuto una lunga “gravidanza” artistico-musicale…
”Per quanto riguarda i brani, abbiamo scritto tutto tra il 2004 e il 2005, finendo direttamente in studio. La registrazione è iniziata nel Maggio del 2005 e si è conclusa a Marzo 2006. Poi a Dicembre 2006 abbiamo aggiunto una cover.
Il tutto è stato registrato e mixato da Stefano Parodi nel suo x-studio (www.xstudio.it). La sua competenza e capacità sono state determinanti, oltre che i suggerimenti in alcuni arrangiamenti. Il mastering è invece stato fatto in Svizzera da Emanuell Kneuss, sotto la cura della Weathertop.
Di tutta la registrazione, la cosa che ricordo con più piacere è stato come i diversi tasselli andassero ad incastrarsi senza particolare sforzo. Ad esempio, il testo di ‘Schmertzgarten’, scritto da Roby originariamente in italiano, non avevamo proprio idea di come cantarlo. Stessa cosa per ‘True Rebellion’, che al momento di cantarla non aveva né un testo nè una melodia stabilita, se non in forma abbastanza vaga.
Ovviamente per noi realizzare questo CD è stato un regalo favoloso, sia per come è stato realizzato che per come è stato prodotto e pubblicato, sia per le opportunità di suonare che ci sta procurando che per il modo in cui è stato accolto dalle persone.”
Le canzoni contenute in questo primo CD, quindi, rispecchiano ancora al 100% l’essenza della vostra band, sia dal punto di vista dell’evoluzione musicale che da quello tematico-concettuale?
”Se guardo a ciò che stiamo provando a comporre in questo periodo, vedo che esiste una marcata differenza rispetto al materiale presente su “TWHM”, a partire dall’accordatura che ora stiamo provando a sfruttare (in SI invece del tradizionale MI).
Nelle recensioni ricevute fino ad oggi dal CD, abbiamo notato che la stessa caratteristica di varietà del nostro stile viene a volte sottolineata positivamente, e in altri casi vista come una mancanza di personalità.
Non so se avremo la possibilità di dare un seguito a “The World Hates Me”, ma se dovesse succedere è certo che questa caratteristica sarà l’unica che manterremo.”
Come sono i rapporti con la vostra attuale label, la Quam Libet Records… si tratta di un’etichetta cristiana oppure voi siete, diciamo, un’eccezione nel loro rooster?
”La “QLR” è una label secolare, mentre la “Weathertop” è gestita da Markus Schliber, che è anche l’organizzatore dell’Elements Of Rock (festival di christian metal svizzero, ndr).
Rappresentiamo quindi un’eccezione da questo punto di vista, e forse anche dal punto di vista dello stile musicale; siamo probabilmente la band più “soffice” del rooster, o per lo meno la più melodica.”
Quanto questo disco può considerarsi un’ “autoproduzione”, a prescindere dal fatto di essere comunque riusciti nel lodevole intento di aver trovato un’etichetta che potesse pubblicarlo e distribuirlo?
“The World Hates Me” e' stato completamente prodotto e finanziato sulle vostre forze, o c'e' stato qualcuno che vi ha dato una mano?
”Per la realizzazione, dalla composizione fino al mixaggio, ce la siamo cavata da soli (al netto degli interventi sugli arrangiamenti di Stefano Parodi). La Weathertop e la QLR hanno preso in mano la produzione, finanziandola interamente, dalla masterizzazione fino alla distribuzione. L’amicizia che ci lega è stato l’aiuto più grande che abbiamo avuto, dopo quello dall’alto, ovviamente…”
Nelle mie mani e’ pervenuta la splendida edizione in digipack… e’ solo una tiratura limitata, oppure il CD sara’ sempre pubblicato e distribuito in questa forma?
”Al momento ci sono 1000 copie, tutte in digipack; dovesse – e ce lo auguriamo - servire qualche ristampa, andremo avanti con questa tipologia, magari migliorando anche ciò che – per la fretta di concludere tutto – non è stato possibile fare al meglio.”
Ritenete fondamentale l'esser stati, prima che "evangelizzatori musicali", dei normalissimi teenagers appassionati di heavy metal?
Come rispondereste a chi ancora crede che questo genere musicale sia solo l'anticamera alla criminalita', alla droga o al satanismo, quando invece può essere, come nel vostro caso, il "trampolino" che può portare un giovane a riscoprire la religione pur rimanendo sempre se stesso?
”Sono stato teenager troppo tempo fa per ricordarmi come sia! Scherzi a parte, credo che sia sotto gli occhi di tutti che ciò che tanto tempo fa sembrava essere estremo, oggi appare quasi innocente ed ingenuo; guardando questo processo rispetto alla sua evoluzione nel tempo, i semi piantati da band come Venom, Bathory e Possessed si sono sviluppati nella pianticella black metal dei primi anni ‘90, fino a far crescere un vero e proprio albero; ciò che è successo al leader dei Dissection mi pare sia alquanto significativo (il leader della band citata è morto suicida, ndr), dato che traccia una linea a cui – a mia conoscenza – nessuno era ancora arrivato, ovvero il concepire un disco come uno strumento di “antievangelizzazione”, con dei fondamenti innanzitutto spirituali, ovviamente anticristiani, e porre fine alla propria vita come un atto di fede nel proprio credo satanico. C’è una frase di George Orwell che dice: “Art in its final degeneration exists only to shock” … l’albero si vede dai frutti…”
Sulla scorta dell’ultima domanda, avete per caso voluto riproporre ‘In My Darkest Hour’ dei Megadeth come una sorta di “ponte” con il vostro passato, da non rinnegare proprio perchè, magari, fondamentale per il vostro presente?
”No, veramente è stata la label a chiederci di inserire una cover dei Megadeth, in modo da rendere il disco più appetibile per chi non ci conoscesse del tutto.
In effetti abbiamo registrato quella canzone con due differenti lyrics. La versione sul disco è ovviamente quella originale, mentre la versione alternativa si intitola “In My Brightest Hour” e, seppur modificando molto poco per ciascun verso, avevamo cambiato completamente il senso della canzone.
Spero che la label la metta a disposizione in rete o in qualche edizione speciale…”
‘Schmertzgarten’ e’ un tributo morale alle vittime dell’olocausto (e ricordiamo che nei lager nazisti furono deportati anche cristiani evangelici, secondo alcune fonti...). Per quali motivi avete voluto inserire anche la tematica dell’olocausto ebreo nel concept di questo disco?
Eravate al corrente del fatto che, nei piani di Hitler, una volta “conquistata l’intera europa”, si sarebbe dovuta attuare la distruzione totale del cristianesimo, che sarebbe poi stato sostituito col culto dell’odinismo/asàtru, molto più consono alle idee della “razza superiore”?
”Schmertzgarten’ non è propriamente un tributo morale ma, essendo Roby un pittore, ha sicuramente voluto rappresentare nel testo, da lui scritto, una serie di immagini relative a questo dramma.
Sono un grande appassionato della storia della Seconda Guerra Mondiale, e quindi sono informato delle radici esoteriche del nazismo. La natura di questa ideologia è tale per cui è necessario stare sempre all’erta, perché non sarà mai debellata dal mondo.”
Mi ha particolarmente colpito il testo di “W.P.D.’. Che cosa volevate comunicare e trasmettere con queste parole, alquanto “depressive” e “claustrofobiche”, quasi una “voce fuori dal coro” rispetto al resto delle lyrics?
”‘W.P.D’, che in origine era ‘W.F.D’ (abbiamo sostituito la F per problemi di censura negli Stati Uniti…) è un testo scritto da me prima della mia conversione, e rappresenta alcune domande rispetto a cosa significhi veramente guadagnare qualcosa, se per questo devi bruciare tutto te stesso.
L’ho scritto perché mi trovavo effettivamente in quella situazione, e vedevo tanti altri come me lavorare come dei somari, imprigionati nei loro vestiti da pinguino, uscire alle 7 di sera per l’aperitivo Milanese e rientrare in ufficio… “earning values, loosing life!”
Ultimamente avete avuto il piacere di partecipare a grossi ed importanti festival nell’ambito rock/metal cristiano, come il Rock On The Rock del 2006 in Italia e l’Elements Of Rock di quest’anno in Svizzera… quali sono le vostre sensazioni “a freddo” nei confronti di quest’ultima esperienza live?
”Entrambe sono state bellissime esperienze: al “ROTR” dobbiamo molto in tutti i sensi, anche perché è stato in quella occasione che Markus dell’EOR ci ha visto e ci ha quindi proposto di suonare al suo festival, quindi tutto è partito da lì.
L’”EOR ‘07” è stata un’esperienza fantastica, anche perché il disco è stato “battezzato” (nel vero senso della parola, con tanto di birra versata su una copia del CD!!!) proprio durante il nostro show.”
In questi ultimi due anni di attività nei circuiti live di christian rock/metal, avete notato delle differenze sostanziali nell’approccio dei fan e nell’attitudine degli “addetti ai lavori” nei confronti della nascente scena christian europea (di gran lunga più giovane del movimento statunitense…)?
Volendo fare un confronto con le vostre ultime due uscite live più importanti (“ROTR 2006” ed “EOR 2007”), quali differenze avete notato?
”C’è un’enorme differenza tra un ambiente e l’altro! E le persone fanno questa differenza, c’è poco da fare. Sia il “ROTR” che l’ “EOR” sono contesti meravigliosi per esibirsi, grazie alla disponibilità, all’atmosfera di festa e alla mancanza totale di quella tensione negativa antagonista che spesso si vive nei festival.”
Anche voi siete convinti che, nella maggior parte dei casi, chi si avvicina al metal è semplicemente una persona che ha bisogno di credere in qualcosa di più forte, di più grande, che gli dia quel sentimento di appartenenza e fratellanza che poi, con una presa di coscienza più matura, può essere soddisfatto dalla religione?
”Sì, può essere vero, ma d’altra parte non credo che la ricerca di un senso più forte per la propria vita valga solo per chi si avvicina al metal, anzi...”
L’intervista è giunta ormai al termine… cosa vi sentite di comunicare ai nostri lettori e a chi si avvicinerà alla vostra proposta spirituale/musicale? A voi le ultime parole...
”Comprate, duplicate, scaricate, fate quello che volete del nostro CD, ma tenete il volume a palla quando lo ascoltate!
Speriamo che vi faccia saltare! La vita è un avventura stupenda, e ogni momento trascorso nella rabbia, nella tristezza e nell’odio è tempo irrimediabilmente perso!
Grazie a voi di Holysteel per il supporto!”
Intervista raccolta da Giovanni Matera
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