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    17/01/2007

    DIVINEFIRE
    La nuova dimensione dei DivineFire

    Con grande ammirazione per la dedizione al proprio lavoro e i risultati raggiunti con i Divine Fire mi accingo a proporvi questa intervista a Jani Stefanovich, chitarrista e compositore di maggior rilievo degli svedesi DivineFire, band che ha realizzato nemmeno in tre anni di attività altrettanti album di eccelsa levatura qualitativa, all’insegna del power sinfonico intriso di differenti orientamenti stilistici.
    La chiacchierata con Jani ci rivela alcune curiosità sulla storia e le release della band e sul rapporto fra i tre membri del gruppo, tutti super attivi con diverse altre band, per diffondere ottima musica nel nome di Cristo!

    Com’è stato possibile scrivere tre album come “Glory Thy Name”, “Hero “ e “Into New Dimension” in soli due anni?
    “A dir la verità sono stati tre anni. Questo perché il primo album è stato realizzato prima dalla Rivel Records (etichetta di Christian Rivel, singer dei Narnia e degli stessi DivineFire, ndr) e poi la Metal Heaven ha prodotto una seconda edizione in un maggior numero di copie. Sei mesi dopo è uscito “Hero”. Quindi dalla prima edizione di “Glory Thy Name” al secondo CD è passato giusto un anno.
    Come abbiamo fatto? Hehe… bene, io sono una persona a cui piace lavorare duro e se si vuole raggiungere un obiettivo come questo è possibile farlo. Quando inizio a comporre e sono ispirato riesco a preparare un album in 2-4 settimane. Quando sono nel bel mezzo del lavoro di composizione non faccio nient’altro in quel periodo perché sono totalmente concentrato sul mio lavoro. E’ difficile per me anche mangiare o dormire, eheh.”


    La progressione a livello di composizione fra le differenti uscite è grandiose. Il primo disco era power metal con alcune parti sinfoniche, l’ultimo “Into New Dimension” è un CD di speed power metal estremo con moltissime parti di orchestra ed anche delle linee vocali growl. Come avete raggiunto questo particolare stile?
    “E’ arrivato con naturalezza. Io non pianifico mai le mie composizioni e lavoro molto attraverso basi di improvvisazione. Registro subito delle idee quando le penso e poi le riascolto immediatamente per avere un quadro di come il suono dovrebbe essere. Ritengo di essere stato molto fortunato nel processo di composizione dal momento che non ho avuto mai problemi mentre scrivevo i pezzi, ogni cosa è andata bene.
    Il fatto che il nuovo album sia più aggressivo non è una sorpresa per me dal momento che io sono più vicino per formazione alla scena estrema. Posso dire di aver proprio avuto l’idea di rendere la nuova release più aggressiva sin dall’inizio ma a dir la verità questo è successo passo dopo passo. Personalmente ritengo che sia un mix perfetto.”


    La produzione del nuovo album è incredibile! Come avete lavorato per raggiungere quest’obiettivo?
    “Ogni volta che entri in studio di registrazione impari qualcosa di più, questo lo adoro davvero. Io sono sempre coinvolto al massimo durante l’intero processo, dalla selezione dei suoni all’interezza del lavoro. Per me questa è stata un’esperienza continua perché ho realizzato parecchi album nello stesso studio con lo stesso ingegnere e perché siamo cresciuti insieme imparando cosa piace ad entrambi e cosa funziona a dovere; è stato un processo di miglioramento continuo, produttivo e divertente.
    Il suono che abbiamo prodotto è arrivato da un processo di esclusione rispetto a ciò che non mi piaceva delle due release precedenti. Ho spiegato bene ciò che non volevo più e come dovevano essere realizzate altre cose. Sono molto compiaciuto del risultato.”


    Puoi spiegarci bene i messaggi di ognuna delle canzoni del nuovo album?
    “Ad essere onesto non conosco il background più profondo che ha portato alla realizzazione di tutte le canzoni e non ho avuto il tempo di approfondire per bene le liriche, anche perché le tematiche dei tre album sino ad ora realizzati sono molto simili.
    Ciò che posso dire in generale è che cantiamo di come il nostro mondo si presenta oggi, ossia sprofondato nella profonda oscurità e che se c’è qualcuno che può risolvere questi problemi quello è Gesù Cristo. Cantiamo di come dovremmo essere tutti uniti per riuscire a realizzare il SUO volere. Il tempo corre e noi dobbiamo prender posizione, agire, dobbiamo scegliere. I testi sono molto diretti ed evangelici.”


    Tu suoni nella band con Christian Rivel (cantante anche di Narnia, Audiovision, Wisdom Call, Flagship) e Andreas Olsson (bassista anche di Narnia, Rob Rock, Harmony, Stormwind). E’ un problema suonare e lavorare con persone così super impegnate?
    “No, proprio no, dal momento che faccio tutto io. Scrivo le canzoni, poi quando penso che siano ok le spedisco a Cristian e Andreas affinchè aggiungano le loro parti. Non scriviamo le canzoni insieme; io scrivo le musiche e Christian aggiunge le melodie delle canzoni alla fine del processo compositivo. Ma tutto avviene in modo molto tranquillo e positivo, non abbiamo mai avuto problemi.”

    In “Into New Dimension” ci sono molte parti cantate in growl. Perché avete deciso di aggiungerle? Ce ne vuoi parlare? Riproporrete l’esperimento in futuro?
    “Io adoro il growl e si può dire che l’abbiamo utilizzato in parte sin dall’inizio della nostra carriera ma abbiamo visto che nell’ultimo lavoro, decisamente più aggressivo, linee vocali di questo tipo poteva essere usate con un peso più massiccio perché c’erano più momenti per i quali risultavano perfette. Si, comunque, il growl farà sempre parte dei lavori dei DivineFire, qualche volta con un peso maggiore qualche volta minore.”

    Per il nuovo album avete anche fatto il video della canzone ‘Facing The Liar’. Come l’avete realizzato?
    “E’ stata una cosa molto divertente, nulla di serio comunque. Non ci sono pianificati passaggi del video su canali televisivi o altro. Al massimo potranno vederla alla TV giapponese credo. Comunque lo si può vedere sul nostro myspace ufficiale.”

    Ci sono due differenti versioni del vostro nuovo album, una per il mercato giapponese e una per il resto del mondo. Perchè? Ho recensito la versione giapponese e alla fine della tracklist è inserito un messaggio speciale per i fan di quel paese. E’ un’esperienza così eccezionale suonare in Giappone?
    “Abbiamo sempre realizzato due versioni differenti per ogni album. Generalmente la versione giapponese richiede una bonus track aggiuntiva ma allo stesso tempo abbiamo aggiunto qualcosa di speciale anche per l’altra versione. Quest’anno ad esempio abbiamo aggiunto la bonus track da “Glory Thy Name” intitolata ‘Free Like An Eagle’.
    Il messaggio per il Giappone, eheh. E’stato poco più di un complimento per i fan giapponesi che volevamo ringraziare per il loro supporto e l’abbiamo voluto fare in una track nascosta, come sorpresa. Aver avuto la possibilità di suonare in Giappone è stato meraviglioso, è veramente un bel posto.”


    Quest’anno in quali festival suonerete? e per un tour? Che mi dici?
    “Bene... come probabilmente saprai non suoniamo molto dal vivo; è complicato organizzarci per suonare in concerti, richiede molte prove e pianificazioni; inoltre i pezzi hanno orchestrazioni molto complesse ed è molto difficile proporre la nostra musica on stage in modo dignitoso; sono necessari palchi e attrezzature che non sempre possiamo avere.”

    Ora invece ci vuoi descrivere le vostre prime due release, “Hero” and “Glory Thy Name” e i loro messaggi più importanti?
    “Musicalmente credo che “Glory Thy ame” sia soprattutto un epic album e abbia più che altro un feeling power metal. Per me si è trattato del primo album di power realizzato quindi un nuovo mondo da scoprire. Poi penso anche che quell’album non abbia dei buoni suoni e adesso li cambierei, eheheh. Ma in qualche modo dovevamo pur cominciare.
    “Hero” prosegue il discorso calcando il tiro sia per l’aggressività che per la velocità. Ha poi un approccio più melodico e leggero rispetto all’esordio. I suoni sono decisamente migliori ma c’è anche qui qualcosa da migliorare sulla batteria (alla faccia! E’ proprio incontentabile il bravissimo Jani! ndr).
    Liricamente i due album sono la dimostrazione dell’abilità e del gusto di Rivel nello scrivere canzoni sul positivo spirito di Gesù Cristo e su come dobbiamo vivere in base al suo esempio. Inoltre parlano di come dobbiamo trarre insegnamento dal suo esempio per trarre una luce da porre nel caos di questo mondo; i testi parlano di come tutti noi dobbiamo aprire gli occhi e vedere che Gesù vuol davvero aiutarci. Alcuni pezzi invece sono ispirati a passaggi della Bibbia.”


    Conosci band italiane?
    “Si, certo. Conosco i Rhapsody Of Fire, i Vision Divine, i Labyrinth; questi i primi nomi che mi sovvengono.”

    Qual’è il tuo legame con la religione? qual’è la tua confessione? Come cerchi di unire la fede cristiana al metal con messaggi cristiani?
    “Bene, io credo che la religione sia inutile, ma credere in un Dio vivente è totalmente differente. Una religione può essere un blocco di tradizioni e ogni nazione può avere la sua religione ma questo non fa di quei credenti dei “veri” credenti.
    Personalmente credo in un vero Dio d’amore, credo in Gesù Cristo e nel fatto che lui sia morto sulla croce per concedereci la vita eterna. La mia fede si trasmette nella mia musica, puoi vederlo nei testi. Non vogliamo indottrinare gli altri a diventare cristiani ma vogliamo scrivere di quale sia la realtà per noi e speriamo che questo possa essere d’aiuto ad altre persone.”


    Tu, Jani, suoni anche con altre band cristiane. Puoi raccontarci qualcosa di queste esperienze?
    “Si, io attualmente suono in quattro christian metal band. Divinefire, Essence Of Sorrow, Mehida e Miseration.
    Gli Essence Of Sorrow sono una band di melodic metal basata su ritmi ed emozioni di malinconia, con liriche un po’ dark circa la sofferenza che spesso scaturisce dall’esperienza di vita delle persone.
    I Miseration sono la mia band di death metal, che ho creato insieme al cantante degli Scar Symmetry; suoniamo quindi un classico melodic death/thrash metal. I testi parlano di demoni e angeli, della fine del mondo, dell’Apocalisse, dell’Armageddon, ecc e sono incentrati in un modo pieno di peccato.
    I Mehida sono una band finlandese con elementi progressive anche se minori rispetto ad altre band fondate dal mio collega Mikko Härkin (ex. Wingdom, ex. Sonata Arctica). I testi sono basati sulla Bibbia e la band ha una forte impronta cristiana.”


    Una curiosità: in “Hero” avete suonato una cover del classico dei Queen ‘Show Must Go On’. Questo pezzo e la cover che avete eseguito sono molto emozionanti. Cosa avete provato nel suonarla e nel riascoltarvi?
    “A dir la verità è Christian Rivel la persona più legata a quel brano; lui è cresciuto ascoltando i Queen, ha sempre voluto fare una cover di questa canzone; semplicmenete ha affrontato il pezzo e ne ha proposto una versione per noi. Penso che siamo riusciti a fare un ottimo lavoro con una cover che propone fra l’altro ben tre voci differenti.”

    Cosa dobbiamo attenderci per il futuro dei DivineFire?
    “Proprio in questo periodo abbiamo deciso di prendercela un po’ con calma. Io mi concentrerò nel prossimo futuro sugli Essence Of Sorrow, il cui debutto sta per essere realizzato e voglio lavorare duramente per portare questa band on stage. Rivel e Olsson sono molto indaffarati con i Narnia e i piani futuri circa la loro band. Quindi penso che i DivineFire non realizzeranno nulla nel 2007, eheh.”

    Ok Jani, grazie per l’intervista. Le ultime parole sono le tue...
    “Grazie mille per l’interesse e il supporto, auguro a tutti un molto molto felice nuovo anno e soprattutto che sia un anno benedetto!”


    Intervista raccolta da Leonardo Cammi



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