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Recensioni

  • DOOMENICUS: Suffering Of Souls
  • DOOMENICUS: Sacred



  • Doomenicus 

    09/04/2009

    La "Sacred" solitudine è finalmente colmata!



    Eravamo decisamente curiosi di effettuare questa intervista con i Doomenicus, primo gruppo di doom metal cristiano italiano.
    L'occasione era ghiotta in quanto da pochissimo è uscito il loro primo album completo intitolato "Sacred", dopo sette anni dal primo Demo "Suffering Of Souls".
    Ci permettono di conoscere il mondo e i segreti di questa band tutti i musicisti coinvolti, ossia Stefano De Vito (chitarra), Alessandro Nespoli (chitarra), Domenico Caruso (voce, basso) e Davide De Vito (batteria).

    Per sette anni, dopo la vostra prima release, siete quasi un po’ scomparsi dalla scena. Cosa è successo nel frattempo ai Doomenicus? Perché abbiamo aspettato così a lungo per il full-length?

    Stefano: "Dopo “Suffering Of Souls” composto nel 2001 da Domenico Caruso e Francesco Rinaldi, ci sono state alcune vicissitudini che hanno imposto a Francesco l’alternarsi ad alcuni progetti come “Gallery of Lore” e “Super zoo”. Questo ha portato ad uno stop. In questo frangente di tempo Alessandro Nespoli e Stefano De Vito, hanno stretto i rapporti con Domenico. Nacque così il progetto “Remember November” con Alessandro mentre con Stefano, nacque lo scambio di idee e il tempo libero per andare a vedere un bellissimo concerto dei Candlemass a Roma…"

    Ora finalmente il gruppo ha una sua fisionomia, una vera band in “carne ed ossa” se così possiamo dire. Ci sono due chitarristi, batterista, bassista e cantante. Come vi siete incontrati e quando avete deciso di suonare insieme?

    Alessandro: "Per primi ci siamo incontrati io e Domenico. Ero molto desideroso che rimettesse in moto il suo gruppo, perché lo consideravo uno dei pochi, se non quello dotato di maggiore qualità dalle nostre parti. Poi si sono aggiunti Stefano e suo fratello Davide, rispettivamente alla chitarra e alla batteria. E’ successo tutto molto tranquillamente. Ci siamo trovati per caso, ma per caso ci siamo trovati bene."
    Davide: "Nella nostra città eravamo gli unici ad apprezzare il genere, da veri patiti del doom. Una sola parola è bastata per unire il gruppo: Troviamo un box e suoniamo!”


    Perché Francesco Rinaldi è rimasto fuori dalla line-up?

    Stefano: "Francesco ha avuto molti impegni con i gruppi che ho menzionato prima e tuttora sta concentrando le sue energie con quelle band. Poi la fanzine che ha creato, ossia “Raw And Wild”, toglie molto del suo tempo libero”

    “Sacred” presenta diverse novità a livello di sound per i Doomenicus. Noto che soprattutto le linee vocali sono più acute. Alcuni hanno fatto paragoni con la voce di Ozzy Osbourne. Inoltre anche l’aspetto strumentale è diventato più dinamico, abbandonando in parte almeno lo stile funeral doom del passato. Come e perché avete operato questi cambiamenti?

    Domenico: "Ringrazio per gli apprezzamenti ovviamente. Col tempo ho perfezionato lo stile vocale ma ovviamente nessun paragone col padre dell’heavy.
    Per il cambiamento di sonorità, penso che le tastiere erano il corpo principale del primo “Suffering of souls” ecco perché c’è stato una svolta nel sound. Ora parte tutto dalle chitarre.
    Alessandro: "Alcuni cambiamenti sono stati voluti, altri sono venuti per conseguenza di cose. Già Mimmo, quando iniziammo solo io e lui a registrare le prime cose, desiderava abbandonare le tastiere del passato per un suono più grezzo e “chitarroso”, quindi già entrammo nell’ordine d’idee che il sound sarebbe stato così, ovviamente senza forzature. Va da se poi, con l’arrivo di Stefano, e quindi di una seconda chitarra, il sound s’è potenziato decisamente rispetto a “Suffering…” dove il tutto era ammorbidito dalle tastiere. E’ vero anche che molte delle ultime recensioni definiscono la voce di Domenico molto vicina a quella di zio Ozzy. Credo sinceramente che sia un manierismo, un vizio di forma, che col tempo andrà estinguendosi. Insomma, parlando francamente, il gruppo s’è riformato da tre anni, e il nuovo CD è uscito solo ora, quindi, diamo tempo al tempo.”


    Come avete lavorato per la produzione e la registrazione? La qualità è decisamente migliorata.

    Stefano: "Volevamo creare un full-lenght qualitativamente superiore ai trascorsi precedenti perché credevamo e crediamo alle nostre idee…Abbiamo avuto solo recensioni positive sino a questo momento con voto minimo 8/10. Non potevamo ripresentarci dopo 8 anni di silenzio con una produzione casereccia ne tantomeno un artwork scadente."
    Alessandro: "Il lavoro di registrazione, editing e mastering, è stato svolto presso gli Audio Labs Studios di Marco Maffei di Foggia, il migliore nella nostra zona. E’ stato un lavoro molto duro e complesso, che ha dato i suoi grandi frutti; poi non dimentichiamoci mai, che l’esperienza in un vero studio di registrazione t’insegna un sacco di cose. Capisci cosa c’è veramente dietro un lavoro di grande portata. Scegliere un amplificatore o una chitarra, diventa quasi un lavoro da sommelier. Sembra facile, ma è una faticata per chi non è abituato e vuole tutto e subito come noi. Mi ha dato molto come esperienza."


    Considerando i vostri brani la mia attenzione è stata rapita in particolare da 'You Are Nothing'. Leggendo il testo di questa song mi sono immaginata una persona potente, ricca, vestita elegantemente… insomma un egoista che vive nel benessere senza badare a nulla e a nessuno. Com’è nata questa canzone e cosa puoi dirmi di più circa la morale di questo testo?

    Alessandro: "'You Are Nothing' è una descrizione di quello che è oggi la normalità. Soldi, potere, sesso, l’apparire compulsivo. Ma alla fine l’uomo tornerà sempre al suo stato di natura, a quello primigenio. 'You Are Nothing' come titolo si apre ad una lettura particolare. Il “niente” di ciò che diverremo non è spregiativo, ma lo diventa se pensiamo a quella che è la normale condotta seguita dall’uomo oggi. Quello è “niente” in senso negativo. Ci leghiamo alle pochezze, per non pensare ad un destino uguale per tutti, che accomunerà ricchi e poveri, autoctoni ed immigrati. Un comodo alibi."
    Stefano: "Mimmo credo abbiamo macinato in questi anni, tutto ciò che c’è di negativo nella nostra città e lo ha espresso attraverso questo testo.”


    Track davvero misteriosa 'She Haunts You'; di cosa parla?

    Domenico: "La principale matrice che ci ha accomunato al genere e ci ha permesso di suonare in simbiosi, è stata la depressione. Abbiamo avuto dei periodi bui nella nostra esistenza e questo si riversa inesorabilmente sia nel sound che nei testi."


    Mi ha colpito molto anche “Remember November”, soprattutto per le linee vocali che oscillano fra growl e scream. Il titolo del pezzo mi ricorda il progetto “Funeral Doom Session vol.1”. Ci sono alcune coincidenze fra queste due canzoni?

    Alessandro: "Quando decidemmo di creare il brano, volevamo imporre una slow song claustrofobia. Siccome Io e Mimmo creammo la band dei Remember November, abbiamo detto: “Perché non battezzarla con il suo nome”?"


    Sul rovescio della copertina di “Sacred” avete scritto “Doomenicus come back to bear witness their faith sacrifice and passion to the real doom and to the real music.” Qual’è la vostra confessione? Potete dire qualcosa circa il vostro rapporto con Dio?

    Stefano: "Nel mondo moderno si sta assistendo all’eclissarsi dei valori morali e religiosi per colpa delle mode. Ormai la moda ed i media impongono di seguire certe idee. La fede è diventata una gara contro l’ammodernamento. Noi crediamo. Se qualche band suona denigrando la religione altrui, vuol dire che lo sta facendo per attirare l’attenzione. Noi suoniamo per esternare il nostro stato d’animo e per rendere partecipe il pubblico delle nostre sensazioni."
    Alessandro: "Non siamo una band di bigotti. Questo è da dire. Io non sono neanche praticante poi. Ma siamo accomunati dalla riflessione sul divino, che è una cosa molto differente dal rapporto prescritto dalla religione. La religione non lascia tanto spazio alla ricerca di Dio o alle speculazioni personali, ma lo da li, in maniera molto meccanica e dogmatica. Invece, tramite il mezzo più libero del mondo, l’arte per l’appunto, si può operare una ricerca inconscia molto forte. Anche la scelta di un genere poco battuto si offre a tutto questo.
    La lentezza aiuta a pensare e a ragionare con calma, su tutto. Anche a gestire l’emotività in sede live o in studio. Tributare il “vero” doom, come dire la “vera” musica, non in senso estetico, ma in un senso più interiore. Questa non è musica per fare dei soldi è musica e basta. Senza altri interessi di sorta.”


    Come vedi oggi il futuro dei Doomenicus?

    Alessandro: "Le cose stanno andando molto bene ultimamente. Spero solo che il gruppo arrivi a toccare importanti traguardi live come l’anno scorso in Austria."
    Domenico: "Il nostro obiettivo è rientrare con le spese di “Sacred” per creare il nostro secondo full-lenght: questo perché non nascondiamo che abbiamo altre idee pronte, di cui un brano di apertura che ci sta entusiasmando... non aggiungerò altro.”


    Concludete pure come volete per i lettori di HolySteel

    Stefano: "Volevamo ringraziare Unblack Sister per il supporto dato fino ad ora. Thx too much and stay doom forever!”



    Intervista raccolta da Monika "unblack sister" Laciak