14/11/2005
RAFFAELE GIACOPUZZI
Miscela musicale multicolore
Autore di diversi album e brani in compilation di svariata natura, il padre stimmatino Raffaele Giacopuzzi si rivela in questa intervista come una persona innamorata della musica in genere, senza connotazioni stilistiche. A voi lascio la lettura di questo contributo che ci fa conoscere ed apprezzare meglio un cantautore italiano DOC di musica cristiana.
Ciao Raffaele; prima di tutti direi di iniziare facendo un po' di luce fra le varie opere che hai composto. Puoi presentarcele brevemente una per una?
“Ciao carissimo, mi fa piacere essere intervistato da te perchè il vostro sito mi piace molto ed è uno dei contributi più originali alla musica cristiana che si possano trovare in Italia.
Io scrivo canzoni da una ventina d'anni, ho cominciato partecipando a una compilation edita dalle Edizioni Paoline nel lontano '87 con una canzone intitolata ‘Foglie nel vento’ quando cominciavano ad esserci i primi incontri dei cosiddetti "cantautori di Dio". C'è stato poi un periodo abbastanza lungo in cui scrivevo parecchi pezzi ma non c'erano le condizioni per registrare e infine, arrivato, anzi tornato a Verona nel 2000, ho autoprodotto il primo CD intero che si intitola “E parlare di Te”, che raccoglie il lavoro live degli anni precedenti con una band di carissimi amici di Pavia, che attualmente supportano il Musical Cristo Uomo Nuovo che sta inanellando una serie incredibile di date in quella zona, e gli arrangiamenti del caro amico Gigi Giordano, con cui avevo collaborato anche in precedenza.
E' un CD molto mio, con parecchi pezzi che escono dagli standard di quello che si può ritenere "vendibile" nell'ambito cristiano italiano, ma che spesso aprono nuove ipotesi musicali e testuali. Poi ho avuto la gioia di partecipare alla composizione di “E salvezza sarà”, musical che ha girato l'Italia in teatri come l'Antoniano di Bologna, la Sala Nervi in Vaticano, il Teatro Romano a Verona registrando puntualmente il tutto esaurito, infine ho inziato la collaborazione con la piccola ma coraggiosa casa editrice Merlino, capitanata da Luigi Mas, ottimo amico e musicista che mi ha dato l'occasione di registrare "C'era una casa piena di spifferi" con la partecipazione di musicisti di grande valore che poi sono diventati anche la mia band.
Nel frattempo varie compilation hanno fatto in modo che non ci fossero grandi pause nella mia vita musicale degli ultimi cinque anni. La più importante è stato l'inserimento di ‘Siamo la festa noi’, canzone del mio primo CD, nella compilation che ha accompagnato l'uscita del nuovo "Insieme 2000", il libretto dei canti ufficiale a livello giovanile per la Diocesi di Milano.”
L'ultimo tuo full lenght è “C'era una casa piena di spifferi”; cosa bolle in pentola ora? Hai nuovi pezzi pronti? Registrerai un nuovo album?
“E' passato un anno dalla pubblicazione di quel CD e attualmente siamo in fase di ristampa, in quanto le copie sono andate esaurite già da un po', stiamo pensando di inserire una bonus track nel remix, che si intitola ‘Tintarella di stella’, in ricordo dell'esperienza fatta quest'estate a Colonia nella GMG. Nel frattempo ho iniziato a collaborare con una paio di amici su un progetto di canzoni a tema strettamente spirituale, tratte da preghiere e poesie della tradizione mondiale, che diventerà uno spettacolo-veglia di preghiera che contiamo di proporre già dalla prossima primavera. Altro progetto in collaborazione con gli amici di Pavia sarà invece una Messa che abbia grandi caratteristiche di suonabilità ed eseguibilità da parte di tutti, senza tanti suoni finti. Il lato cantautorale vero e proprio è attualmente in standby, concerti esclusi, per approfondire ulteriormente le possibilità di promozione dell'attuale CD. Però i pezzi in cantiere per il prossimo, quando sarà il suo momento, ci sono già, e altri ne stanno arrivando, per cui sarà solo questione di decidere quali inserire.”
Fra le tue release, quindi, c'è anche un musical; puoi parlarcene in modo approfondito?
“Si. "E salvezza sarà" è un musical sulla vita di madre Maria Mantovani, scritto da Vincenzo Rose, regista, da alcune suore della congregazione fondata da madre Maria, e cioè le Piccole suore della Sacra Famiglia e da me nella parte musicale, arrangiamenti compresi, in collaborazione con Gigi Giordano. Ha coinvolto un gruppo grande di attori e comparse e, per la freschezza della struttura narrativa, la bravura degli attori, tra cui spicca la deliziosa Katia Tarocco, che si è calata nel personaggio fino al punto che la gente andava a parlare di cose spirituali con lei invece che con le suore vere, e l'originalità di alcune situazioni musicali, in equilibrio tra canzoni in pieno stile melodico e pezzi di hip hop, rap, rock nonchè quella vera chicca che è la vocazione di madre Maria in stile dance anni '70.”
Tornando all'ultimo studio album... potresti parlarci in modo approfondito dei temi più importanti che hai affrontato nelle canzoni che compongono l'opera?
“I temi che affronto sono quelli che ritengo i grandi temi dell'annuncio del Vangelo nel nostro mondo: La Chiesa come comunità di fratelli veri, capace di immaginare e costruire solidarietà e fraternità in base alla condivisione dei doni di ciascuno, l'Amore come segno grande della presenza di Dio nella vita di ogni uomo e come materia prima di ogni vocazione, che è risposta di amore e scommessa sul fatto che quello vero può giocarsi nella dimensione dell'eternità e non essere schiavo di nessun timer, come oggi invece è comodo credere.
Altro grande tema che attraversa ben tre brani è quello della luce, la luce di Cristo che sempre brilla, o brilluccica magari, e non è mai vinta dalle tenebre, per quanto dense siano, per cui l'ottimismo del cristiano non si basa sulle proprie forze e sul giocare in difesa ma sul fatto che è Gesù che si è mosso e si muove per primo verso di noi e verso chi incontriamo, che la sua risurrezione è già qui e ora vittoria su ogni logica di morte.”
La metafora dalla Chiesa come "casa piena di spifferi" sembra molta aderente alla situazione attuale. Temi che queste crepe e questi spifferi possano allargarsi sempre più?
“In realtà non parlerei di timore ma di constatazione. Ma la canzone parla di nuovi orizzonti che la nuova situazione apre alla Chiesa, e insinua il dubbio o meglio la speranza che lo Spirito Santo possa manifestarsi anche sotto parvenza di spiffero. Di certo credo che le porte degli Inferi non prevarranno contro di essa, come dice il Vangelo, ma non vedo la Chiesa come una roccaforte, bensì come il Nuovo Testamento ce la presenta, molto spesso una barchetta che sembra sballottata dalle tempeste, ma se dentro c'è Gesù il nostro timore è semplicemente roba da "uomini di poca fede".”
Nei concerti spesso ti esibisci con una vera e propria band. Confermi? Quali sono stati gli eventi più imprtanti a cui fino ad ora hai partecipato con il tuo gruppo?
“Si; il gruppo attualmente si è esibito con me in due bellissimi concerti al Teatro Stimate, Verona centro, e al Teatro Capitan Bovo di Isola della Scala, in entrambi i casi col pienone. La collaborazione è quindi agli inizi e non è stato facilissimo per il mio editore convincere gente che ha suonato con Ron, Renato Zero, Daniele Silvestri e molti altri a mettersi a suonare con un prete, ma adesso gli entusiasti dell'idea sono diventati loro e non vedono l'ora di fare il prossimo spettacolo, anche perchè nel mondo dell'arte c'è tanta fame di senso e di autenticità.”
Puoi preannunciarci le prossime date del tuo progetto?
“Le due date più vicine di una certa rilevanza sono il 16 dicembre a Bardolino, dove inaugurerò una collaborazione artistica con un gruppo di clown dottori e il 4 febbraio al Teatro Provolo di Verona davanti a tutti i religiosi e le religiose veronesi e ai giovani animati da loro.”
Nei brani che scrivi mischi a piacere gusto latino, pop, qualche assolo di chitarra rock ed altro ancora; come potremmo quindi definire al meglio il genere che proponi al pubblico?
“In realtà non ne ho la più pallida idea, per me una canzone nasce da un'intuizione che di solito ha già dentro la necessità di questo, quello o quell'altro ancora genere musicale, e siccome ascolto di tutto di più non mi pongo limiti di questo genere. Diciamo che, in quanto cantautore, uno può scegliere uno stile terribilmente ben definito oppure permettersi di spaziare ovunque, e che io ho scelto la seconda strada. Tra l'altro proprio per parlare di Dio credo che l'uso di generi diversi sia già in sè un annuncio, perchè Gesù passava per le strade di tutti e usava il linguaggio della gente per annunciare il Vangelo.”
In Italia stanno sorgendo in questi anni, finalmente, alcuni eventi come il RockOnTheRock e il Cocktail dello Spirito, che si presentano come festival dedicati al pop, al rock ed all'heavy metal. Cosa pensi di questi eventi? Credi che potranno risultare utili ai fini della creazione di una community di musica cristiana in Italia?
“Io credo che ci siano tanti eventi che vengono creati a livelli diversissimi per dare visibilità alla musica cristiana, e che quelli che privilegiano le esibizioni suonate con una band dal vivo siano un bel salto di qualità rispetto a quelli basati sul canto accompagnato dalle basi musicali, perchè sono un segno leggibile di autenticità. Per lo stesso motivo l'apertura alla dimensione europea del fenomeno musicale cristiano non può che far bene e aprire orizzonti più larghi.
Però una community si crea se si seguono logiche diverse da quelle "del mondo", per cui l'aumento delle possibilità di esibirsi non crea per nulla le premesse per sentirsi in comunione tra chi fa questo genere di musica, mentre la possibilità di incontrarsi sul piano umano e spirituale e la possibilità di ascoltarsi in profondità potranno semmai fare la differenza e gettare ponti tra tantissime realtà che attualmente viaggiano nel più completo scoordinamento l'una dall'altra, dando di fatto una controtestimonianza.
D'altronde un referente autorevole che sia in grado di radunare e coordinare le tante energie che si stanno manifestando in questo campo non c'è, perchè l'Italia ha pur sempre milioni di campanili, ma anche altrettanti milioni di mulini a cui tirare l'acqua. Ci vorrebbe un'associazione con una sua democrazia interna capace di accogliere tutti, di trovare risorse per promuovere i giovani, e di favorire cammini di formazione e di condivisione. Al momento la speranza che questo si realizzi mi sento di affidarla solo a "Il mio Dio canta giovane", adesso che ha cambiato statuto, ma molto dipenderà se il clima di famiglia e di fede che vi si respira riuscirà anche a diventare forza e concretezza di progetti e sinergie.”
Ritieni che la musica, di qualunque genere essa sia, possa trasformarsi in un buon veicolo di evangelizzazione, soprattutto per i giovani?
“Lo ritengo eccome, anche perchè è un dato di fatto, e lo sarà tanto più se contribuirà a rovesciare le logiche puramente commerciali e intrise di corsa al ribasso che caratterizzano la musica contemporanea, per annunciare un Dio che libera gli uomini anche culturalmente, e non un Dio che si adegua ai clichè per essere più seducente. Quelle tentazioni lì Gesù le ha superate ancor prima di iniziare la sua vita pubblica. Quindi musica di qualunque genere ma dentro un'evangelizzazione liberante e rispettosa.”
Ok Raffaele, chiudi pure tu l'intervista come preferisci!
“Beh, volevo dirti grazie perchè di un sito come il vostro si sentiva il bisogno, indipendente, semplice, con una sua sensibilità artistica, con l'augurio di contribuire a una musica "da cristiani" e di poter sempre avere un cuore capace di riconoscere le note di Dio sul pentagramma della nostra storia.”

Intervista raccolta da Leonardo Cammi
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