04/05/2007
MARKONEE
Marconi e il cristianesimo
Nel bolognese sono ormai una realtà consolidata, forti di un’attività live quasi stupefacente, che li ha visti protagonisti di un tour in Bosnia, nonché gruppo di apertura di band come Gotthard, Winger, House Of Shakira, House Of Lords e del redivivo (anche se spento e tutto fuorché modesto) Mike Tramp, tutto questo nell’arco di nemmeno dodici mesi. Sono i Markonee, quintetto nato nel 1999 dalla mente vulcanica di alcuni musicisti, fra cui Stefano Peresson, già membro dei Danger Zone negli anni ’80, appassionato di musica, di storia e portatore di una fede che nel mondo del rock spesso va persa o nascosta. Dalle parole scambiate con lo stesso chitarrista, prima dell’inizio dell’esibizione dei Markonee svoltasi lo scorso 3 marzo a Verona, emerge il ritratto di un gruppo e di una persona non banali, determinati a far sentire la propria voce il più possibile, anche se portatori di idee a volte considerate “scomode”.
Ciao Stefano, ti ringrazio prima di tutto per la disponibilità alle domande da parte di HolySteel. Essendo una webzine principalmente a carattere cristiano, molte domande avranno a che fare con questa connotazione. Cominciamo, quindi: hai mai composto musica sacra?
“No, ma certe persone della mia famiglia lo hanno fatto, nella fattispecie il mio bisnonno, che era un compositore di musica sacra, scritta sia in latino che in ladino.”
Se ti chiedessi di pensare ad un insegnamento evangelico, qual è il primo che ti viene in mente e perché?
“Direi la tolleranza, anche se non credo di essere una persona molto tollerante, in un mondo in cui si insegnano falsi miti, si bestemmia…”
Falsi miti, ad esempio?
“Quelli sportivi. Io non credo che uno sportivo possa essere una persona che possa insegnare, che debba avere tutto questo fenomeno mediatico, nel senso che spesso sono persone anche molto ignoranti. Mi dispiace dirlo, ma a me sinceramente, quando una persona come Maradona, che è un cocainomane, una persona collusa con la mafia, parla e vuole apparire come un santone, io non lo posso accettare.”
Hai mai fatto parte di gruppi religiosi organizzati, come l’AGESCI o CL?
“Non ho mai fatto parte dell’AGESCI. Sono stato per anni in un circolo parrocchiale, poi ho lavorato per anni alla provincia Minoritica di Bologna, quindi all’Antoniano. Sono “colluso”, mettiamola così, sia con la Curia che con le Province Minoritiche. Ho conosciuto molte buone persone anche fra carmelitani, fra olivetani, fra agostiniani, non c’è problema. La bontà sta in qualsiasi persona.”
Chi è Guglielmo Marconi?
“A questa domanda è facile rispondere. Tenendo conto che noi ci chiamiamo Markonee, abbiamo scritto un disco interamente su Guglielmo Marconi, è la persona che secondo me, per dono divino, ha inventato il mondo moderno, colui che noi crediamo abbia abbattuto più muri da 200 anni a questa parte. Personalmente ritengo Marconi quasi alla stregua di un santo. Non l’hanno mai fatto beato, era un uomo, aveva anche lui i suoi difetti, era una persona molto vicina al Vaticano, per cui poteva risultare magari anche scomodo, però io credo in lui. Credo che sia stata una persona assolutamente illuminata, abbia creduto fortemente nelle sue invenzioni, anche se tutti gli davano contro, lo chiamavano “l’elettricista”. Un elettricista normalmente non vince il Premio Nobel per la fisica, ma non si sa mai!”
Cosa vuol dire essere cristiani al giorno d’oggi, soprattutto in una città come la nostra (Bologna, ndr), che da sempre è considerata prevalentemente di sinistra?
“Vi assicuro che era molto peggio negli anni ’70 e negli anni ’80, perché lo scontro frontale, lo scontro di civiltà era molto più duro, e in più la commistione forse era più forte, nel senso che io conoscevo persone che venivano a Messa con me, o frequentavano la parrocchia con me ed erano iscritte al Partito Comunista. Non spetta a me giudicare queste cose. Vi devo dire che comunque ho avuto i miei momenti di crisi, i miei momenti di abbandono, perché spesso quelli che non venivano in chiesa con te, che erano forse di estrema sinistra, ti davano addosso. Se uno non deve credere ai falsi profeti, dal 1989 in avanti, direi che hanno preso una discreta badilata; anche qui non sta a me giudicare, però credo che il mondo si evolva in una certa maniera.”
Quali sono i brani di “The Spirit Of Radio” che sono maggiormente legati alla religione?
“Il nome del Signore è citato più spesso in “Officer And Gentleman”, perché è una canzone in cui Marconi è volontario nella Prima Guerra Mondiale sul Carso. Il Signore ci ha insegnato a non fare guerre, ma quando le guerre diventano inevitabili…il fatto è questo, comunque una guerra mondiale, specialmente fra noi e gli austriaci, che erano cattolici fra di noi…vogliamo dire che era una guerra fratricida? Mettiamola così. Marconi prega prima di far cantare i suoi cannoni, ma del resto eravamo noi a essere stati invasi, ci dovevamo difendere. Siamo sempre stati un po’ terra di nessuno, siamo stati come lo zerbino d’Europa, nel 1861 siamo riusciti a unirci, bisognava fare qualcosa. Spesso, abitando in Emilia, o girando il Veneto o il Friuli, in ogni piccola città dell’Emilia c’è il monumento alla vittoria, in cui anche i paesi veramente piccoli lasciavano 150, 200 uomini al fronte, perché comunque la Prima Guerra Mondiale è stata combattuta molto da emiliani, da romagnoli e da veneti, erano loro la vera carne da macello. Del resto, gli austriaci giravano a Venezia, una volta arrivati lì sfondando sulla Pianura Padana sarebbero arrivati nelle nostre città in un lampo, si sa che per anni le Alpi hanno fatto da scrigno all’Italia in epoche passate.
Poi c’è “Near The End”, che è la canzone in cui Marconi parla con il Signore e dice: “Mi hai dato veramente tanto, puoi prendermi”, infatti Marconi non è vissuto a lungo, per cui dice: “mi hai lasciato una terra in cui la parola viaggiava solo su carta o faccia a faccia, e io ho popolato l’aria di suoni”. Secondo me è un ringraziamento. Anche Churchill era cristiano, eppure ha combattuto i tedeschi…perché siamo cristiani? Potremmo dire per scelta, a questo punto. Io penso che ognuno di noi, quando è veramente in se stesso, quando è in difficoltà, in un momento di estrema gioia, voglia parlare con il Signore, o almeno mia madre mi ha insegnato a fare così, poi potrei sbagliarmi. Forse dovremmo parlare con il Signore anche quando tiriamo fuori i 2 euro per comprare mezzo chilo di pane, però va bene così.”
Avete mai avuto dei problemi come gruppo cristiano?
“Diciamo che non siamo mai bene accetti alle Feste dell’Unità, ma non è un grave problema. Quest’anno abbiamo suonato al 1° maggio, ma eravamo l’unico gruppo che era stato mandato lì dalla CISL! Non si fa tanto hard rock e heavy metal nelle parrocchie, io però ho imparato ad ascoltare l’hard rock e l’heavy metal nelle parrocchie, forse più il progressive, perché forse quando ho iniziato ad andare in parrocchia io, l’heavy metal era appena arrivato, però non credo che ci siano delle grosse preclusioni. Sicuramente quello che chiediamo è di non andare mai con gruppi di black metal o con gruppi blasfemi, lì ci rifiutiamo di suonare. Devo dire anche che ormai possiamo anche permetterci di scegliere il nostro gruppo di spalla.”
Prima ti ho chiesto chi era Guglielmo Marconi secondo te. Chi sono i Markonee, invece?
“I Markonee sono un gruppo di hard rock in cui c’è una forte identità culturale e una forte matrice cattolica. Questo è quanto traspare. La band può cambiare, non siamo sempre stati quelli, però siccome io scrivo i testi e la musica, io ho questa idea, poi i miei compagni non mi hanno mai contraddetto, specialmente Carlo (Bevilacqua, l’altro chitarrista, ndr) e il cantante (Emiliano Gurioli, ndr), che alla fine è la persona che deve cantare le mie canzoni.
Diciamo che anche il nostro cantante ha un background culturale molto simile al mio, sa quello che voglio dire. L’oratorio è stata una fucina di talenti per qualsiasi cosa, sia che tu volessi giocare a pallacanestro che suonare la batteria.”
Progetti per il 2007?
“Fare il secondo disco, che potrebbe essere sulle poesie di Emily Dickinson, se la produzione ce la passa, se no vedremo. Sicuramente non potremo più parlare di Marconi, perché il ciclo lo chiuderemo con questo singolo (“Marconi”, ndr), che uscirà fra qualche giorno. Non sarà un concept, sarà una raccolta di canzoni, e andremo a vedere per i testi. Non è detto che parliamo di poesia, sicuramente non parleremo di Satana! Due o tre cose sono già affiorate, ho anche provato a parlarne con la produzione; un tema che io sento molto è questo anticrucitanesimo.
Voglio dire, questi parlano come nelle crociate…provate a essere stati un cristiano o un ebreo a Gerusalemme nell’anno 1000, o anche un po’ prima, nel 970, più o meno quando sono arrivati i turcomanni, poi forse penserete che anche voi sareste partiti per andare a liberare il Santo Sepolcro. Vorrei scrivere un paio di canzoni del genere…è vero che prima ho parlato di tolleranza. Io credo che la tolleranza sia la tolleranza, e la storia sia la storia, quindi ci siamo inventati qualsiasi cosa pur di parlare male dell’Inquisizione, per parlare male delle Crociate. Io cercherò di essere rigoroso: se l’Inquisizione è stata una cosa così terribile, lo scriverò; al momento i dati non mi paiono così gravi, mentre invece per le Crociate, io ripeto, mi trovavo assolutamente d’accordo con Goffredo di Buglione; mi sbaglierò, diranno che sono bigotto: va bene!
C’è chi nega 8 milioni di ebrei in campi di concentramento, io invece non rinnego le Crociate, credo che siano state un punto focale per noi europei. Forse farò anch’io una canzone su Carlo Martello, ma non come quella di de André.”
Ok, siamo giunti al termine, ti lascio la parola per un saluto finale ai lettori e per un invito.
“Speriamo di suonare con gli Stryper! Non vergognatevi dei vostri capelli lunghi; le tribù di Israele avevano i capelli lunghi e facevano ben peggio. Un saluto a tutti i lettori di HolySteel!.”
Intervista raccolta da Anna Minguzzi
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