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    03/05/2006

    MAURIZIO BIANCHI
    L’Apocalisse

    Maurizio Bianchi è un artista davvero notevole: è da fine anni ‘70 nel panorama musicale mondiale ed in ambito elettronico ha influenzato notevolmente il genere aprendo nuove strade a sonorità poi riprese da moltissimi altri artisti.
    Poco conosciuto alla ‘massa’ e molto apprezzato nell’ambiente, scopriamo essere cristiano e chiestagli un’intervista ci imbattiamo in una persona molto cordiale, disponibile e aperta al dialogo. Riportiamo qui di seguito la chiacchierata che ha concesso allo staff di Holy Steel.
    Ciao Maurizio, vorrei presentarti ai lettori di Holy Steel prima di iniziare l’intervista vera e propria: ti va di farlo tu?
    “Sono uno sperimentatore musicale ma non mi definisco un musicista nel senso tradizionale del termine (infatti, oltre a non aver mai studiato seriamente musica, non conosco nemmeno come si leggono le sette note musicali) in quanto mi sforzo di ritrasporre i miei suoni interiori, le sonorità del mio animo, attraverso un magma sonoro molto emozionale che però non sconfina mai nel caotico o nel disorganizzato.
    Rifiuto ogni compromesso con l’industria musicale e dello spettacolo e sono governato da principi morali che non sono stabiliti dai pensatori o dai filosofi di questo mondo corrotto, ma dalla speranza contenuta nella Sacra Parola di Dio.”


    Questa è una cosa fantastica!!! Caspita, nel mare di pubblicità e di band, che sono tutto fuorchè sincere rispetto alla musica, di cui veniamo sommersi è bello leggere queste cose: cosa significa dal punto di vista musicale rifiutare i compromessi con l’industria musicale? E quindi, quali sono i vantaggi e svantaggi? E dal punto di vista umano?
    “Significa rifiutare le imposizioni di mercato.
    I vantaggi sono legati ad una migliore autonomia, senza essere obbligati a rispettare scadenze e particolari tendenze per poter soddisfare il maggior numero dei fruitori.
    Dal punto di vista umano la soddisfazione di veder realizzati i propri progetti, senza alcuna restrizione oltre al fatto di poter esprimere il più pienamente e liberamente possibile la propria vena artistica.”


    Sei un artista con più di 20 anni di carriera alle spalle, hai influenzato un intero genere, e dopo una carriera brillante, quest’anno, a gennaio, hai pubblicato un nuovo album ‘Mokushi XVI, XVI’ e hai deciso di condividerlo con noi tutti, rendendolo disponibile in internet gratuitamente... è una cosa fantastica, come è nata quest’idea?
    “Inizialmente ho contattato la svedese Mirakel Musik proponendo un mio demo da ascoltare. Erik gentilmente ha acconsentito e dopo averlo apprezzato mi ha dato la possibilità di inserirlo in internet come freeload.
    Devo dire che questa è stata la mia prima esperienza in merito e ne sono pienamente soddisfatto. In questo modo posso contribuire a far conoscere ancora più estesamente la mia musica, il mio pensiero, le mie emozioni.”


    Qual sono state le reazioni di coloro che l’hanno scaricato?
    “Estremamente soddisfatti e gratificati.”

    Pensi che rifarai questa scelta?
    “L’ho già rifatta per l’italiana Sinewaves; titolo del lavoro: “603... Annus Mundi”.”

    Hai già pubblicato un nuovo album? Ti va di dirci qualcosa in merito? È in continuità con il precedente?
    “In effetti si tratta di una versione elettronica del mio precedente lavoro del 1984 intitolato “Armaghedon”.
    Si tratta di un lavoro più tecnologico e dalle atmosfere glaciali rispetto a “Mokushi XVI, XVI”, ma non per questo meno intenso nella sua emotività. Il tema è incentrato sulla guerra universale, Armaghedon appunto, che sarà il culmine in cui le forze militari terrestri verranno a trovarsi a combattere contro il re dei re, Cristo (l’Arcangelo Michele) ed i suoi eserciti celesti, ma è inevitabile che soccomberanno le forze umane aizzate da gog e magog (Satana nella sua condizione degradata) e poi ci sarà un periodo millenario di pace universale.”


    Sembra interessante... ma torniamo a “Mokushi XVI,XVI”: ti va ora di dirci qualcosa a riguardo?
    So che ‘Mokushi’ ha un significato molto bello e particolare, ti va di parlarcene?
    “ L'album “Mokushi XVI, XVI” è molto particolare, denso di sonorità nettamente industriali e mutanti che fanno leva sulle sensazioni che si provano dinanzi a un’imminente liberazione. Si avverte una certa tensione ancestrale che man mano si stempera attraverso meccanismi chirurgico-spirituali.
    ‘Mokushi’ è la traduzione giapponese della parola ‘apocalisse’, che significa ‘rivelazione, palesamento, scoprimento’ e da sempre ‘apocalisse’ è stata messa in relazione con scenari apocalittici, di morte e di distruzione. Trattasi di un luogo comune, ma in effetti la realtà è ben diversa. Il significato originale di ‘apokalypsys’ (in greco) è collegato a una situazione opposta, nel senso di rivelazione divina, e il culmine di tale rivelazione o apocalisse è la restaurazione del regno millenario di Cristo e la completa realizzazione della volontà di Dio nei cieli e sulla terra. Ma prima di ciò sarà necessario l’adempimento di “Mokushi XVI, XVI’ cioè della profezia di apocalisse 16,16 in cui si parla della battaglia di Armaghedon in cui tutte le forze militarizzate umane combatteranno una guerra impari contro gli eserciti celesti capitanati dall’Arcangelo Michele (Gesù nella Sua posizione celeste) ed andranno incontro alla loro distruzione definitiva insieme a tutte le componenti organizzate di questo malvagio sistema di cose mondiale. Dopo di che ci sarà l’avvento del regno di Dio.
    In definitiva, apocalisse come liberazione e restaurazione, non come annichilimento dell’umanità.”


    Questa è un’accezione del termine a cui non avevo mai pensato: ho sempre visto l’apocalisse come qualcosa di distruttivo; mancanza mia, perchè in effetti l’apocalisse verrà a liberarci: da cosa è nata l’idea di porre questo titolo all’opera?
    “Per instillare nelle menti e nei cuori delle persone sensibili la certezza di un futuro veramente meraviglioso, come ci ha insegnato il Nostro Signore Gesù Cristo.”

    Ti piace molto quel passaggio del N.T.?
    “In effetti ne sono rimasto colpito sin dai tempi in cui composi “Armaghedon” nel 1984.”

    So che sei cristiano: lo sei sempre stato? Quando hai incontrato la Fede?
    “Sono nato come cattolico come da tradizione ma ho praticato solamente fino a circa 10 anni di età, poi mi sono allontanato dalla Chiesa istituzionale ma non da Dio. Dopo molti trascorsi nelle tenebre spirituali, ho trovato la vera luce all’inizio del 1984; ho iniziato a studiare le Sacre Scritture, prendendo a cuore il grande gesto d’amore di Dio, il quale ha mandato il Suo unigenito figlio Gesù qui sulla terra a soffrire e a morire per redimerci dal peccato e dalla morte, e così nel dicembre dello stesso anno mi sono battezzato in acqua come testimone di Geova. Da allora in poi la mia vita ha acquistato pieno significato e continuo a ringraziare quotidianamente il nostro Padre Celeste per avermi concesso di conoscerLo.

    È molto bello ciò che scrivi, Maurizio: molte volte si da tutto per scontato e si pensa che siamo noi ad avvicinarci a Dio, mentre tu sottolinei che è Lui ad averti concesso di conoscerLo: ti va di articolare meglio questo bel concetto?
    "Sì, lo ripeto. Come afferma Gesù nel Vangelo di Giovanni al capitolo 6, versetto 44, è proprio il Padre che come un amorevole pastore attira o chiama a sè le sue pecore; ma per poterle chiamare deve prima vedere nel loro cuore il desiderio di rifuggire da questo mondo ottenebrato ed avere il fervido desiderio di poter essere illuminati dalla sostanza della Sua parola di verità. Posso affermare in prima persona che si tratta del più grande privilegio che possa ricevere un essere umano, di gran lunga superiore a tutte le gratificazioni (di qualsiasi genere) di questo mondo.”

    Ringraziamo Maurizio per la notevole pazienza, cordialità e disponibilità nel concedere a Holy Steel questa intervista; e in attesa di ascoltare i suoi nuovi lavori, lo salutiamo calorosamente.


    Intervista raccolta da Davide Dalò



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