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    13/03/2008

    SACRIFICIUM
    Alle radici del christian death metal tedesco

    Durante il festival Elements Of Rock tenutosi il 20-22 Aprile ‘07 ad Uster (Svizzera) abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare un po’ con la death metal band tedesca Sacrificium. La loro performance è stata particolarmente dolorosa per i nostri colli ed i nostri pidocchi hanno passato una serata di delirio come non succedeva più da tempo.
    Ci dispiace per la tardata pubblicazione dell’intervista, ma sarebbe un vero peccato perdere quest’occasione per conoscere meglio il quintetto.
    Buona lettura da parte di Attilio e Joel.

    Attila: Cos’è per voi Sacrificium?
    Oliver (chitarra): "Per noi Sacrificium è la manifestazione di ciò che siamo e di ciò che percepiamo; e, per quanto concerne me personalmente, Sacrificium è ciò che voglio fare per servire Dio. Non suoniamo solamente per piacere e divertimento, ma per vivere uno stile di vita che è ispirato da Gesù. Vogliamo usufruire i talenti che ci sono stati dati per servire le persone."
    Marco (batteria): "Sacrificium non è solo musica. Cerchiamo di dare al tutto un contenuto che per noi ne rappresenta la vera ricchezza, e ci fa sempre particolarmente piacere quando questa cosa in più che cerchiamo di trasmettere, viene colta dal pubblico. Ho iniziato a suonare la batteria a dodici anni e a volte suonavo di domenica in Chiesa durante il culto, poi però mi sono stufato e volevo fare di più. E così oggi suono death metal.
    Il nostro desiderio è suonare per i non cristiani. Come dice la Bibbia: “I malati hanno bisogno del dottore e non i sani”. Non ha senso dire ai cristiani quanto Dio è spaccoso, lo sanno già. È stato bellissimo suonare qui all’Elements of Rock e apprezziamo tantissimo suonare per un pubblico cristiano, ma non è questo il nostro vero ed unico obiettivo.
    Noi suoniamo per il pubblico e se il pubblico è cristiano rimane solamente un bel concerto, ma se suoniamo davanti un pubblico non cristiano abbiamo la possibilità di mostrargli qualcosa di unico. Affinché capiscano che essere cristiani non vuol dire andare tutte le domeniche in chiesa e fare i bravi, ma avere una relazione con Dio e sentirsi amati."
    Ulrike (chitarra): "L’obiettivo è di mettere in discussione l’immagine che le persone hanno del cristianesimo e mostrare la differenza dal solamente conoscere dal sentito dire Cristo o all’incontrarlo personalmente."
    Marco: "Da noi in Germania, come suppongo anche da voi, molti pensano ancora che i cristiani siano dei santini sempre in giacca e cravatta che dicono “Non puoi questo non puoi quello”, pensano che la fede consista in divieti. Anche i metallari pensano così e quando dicono bestemmiano non sanno di cosa stanno parlando. Hanno in testa l’immagine di una Chiesa che in realtà nemmeno esiste; forse sono stati una volta in chiesa o hanno visto una messa in televisione, ma non sanno cosa significhi veramente “essere una Chiesa”. Vogliamo che le persone comprendano che non siamo super cristiani, bensì cristiani con i propri difetti."


    Joel: Ottima risposta. Fate spesso interviste?
    Marco: "hehe sì, ci siamo preparati dei bigini. Ma per approfondire il discorso vi consiglio di vedere “Freakstock 2006 @ Arte Tracks“ su Youtube, un reportage fatto dal canale ARTE sul Freakstock in cui appare anche un’intervista che ci è stata fatta. Peccato che è in tedesco."


    Nella foto: da sinistra Attila (collaboratore esterno di HolySteel), Oliver (chitarra), Marco (batteria), MarK One (utente di HS), Crusader (caporedattore di HS), Ulrike (chitarra), Joel (collaboratore esterno di HolySteel)

    Joel: Perfetto. Lo farò! Parlando di interview... mi ricordo che in una intervista avete detto che all’inizio facevate schifo. Ci potreste raccontare qualcosa a proposito e forse anche dirci come è nato il gruppo.
    Oliver: "mmh, complicata la faccenda. Allora io a 13 anni ho iniziato a suonare punk con degli amici, e pian pianino la musica tendeva a diventare sempre più pesante e così ad un certo punto, dopo vari cambiamenti di membri, quando c’era ancora il vecchio batterista, abbiamo deciso di suonare death metal perché era la musica che ascoltavamo. Il problema era che le nostre capacità esecutive non erano sufficienti per suonare come volevamo."

    Joel: A che periodo ti riferisci esattamente?
    Oliver: "Il gruppo è stato fondato ufficialmente intorno al ‘92/’93 e abbiamo fatto anche una Demotape che però fa molto, ma molto schifo! E se ce lo domanderai un’altra volta, ti risponderemo che questa Demotape non è mai esistita. Hehe. Il titolo era in ebraico e nessuno di noi riusciva a pronunciarlo. Significava “Gesù ti ama”; almeno credo significasse questo hehe."


    Joel: Allora suppongo che la Demotape sia diventata “cult”?
    Oliver: "Sì, decisamente cult però in senso estremamente negativo!"

    Joel: E come siete riusciti a migliorare?
    Oliver: "Pian pianino si migliorava, ma il salto di qualità è stato fatto quando si è aggiunto Marco, il nuovo batterista. Solo con la DemoMCD “Mortal Fear” del ’98 siamo arrivati al punto che potevamo suonare come volevamo e ciò che avevamo sempre immaginato di fare. Ma c’è da dire che all’inizio eravamo abbastanza pigri.
    Marco: Ci siamo concessi un lungo processo di maturazione. Molto lungo. Hehe"


    Joel: Buenos, una domanda ad Ulrike. Quando ti sei aggiunta alla band suppongo che eravate su livelli tecnici differenti. Come avete gestito questa situazione?
    Ulrike: "Sì, definitivamente. Quando mi sono aggiunta, ovvero qualche mese prima della registrazione di “Black Cold Piece Of Flash” (2002), il mio livello tecnico esecutivo era molto inferiore. Suonavo già da alcuni anni la chitarra classica, ma passare a quella elettrica è stato un riiniziare da zero. Ma non mi sono mai sentita sotto pressione. Anzi il fatto che loro erano ad un ottimo livello mi rassicurava, sono stati un appoggio molto prezioso."
    Oliver: "A volte era anche noioso. Ma ha avuto anche i suoi lati positivi: dovevamo suonare i pezzi molto lentamente, così prestavamo anche sempre più attenzione a cosa suonavamo. Se si suono sempre ad una velocità elevata si tende a diventare imprecisi e poco chiari. E quando rallenti hai il tempo di sviluppare la tecnica e la precisione. Il mio maestro diceva sempre: “Se vuoi suonare velocemente devi prima saper suonar bene lentamente”. In alcuni periodi mi era scordato di questo. Hehe"
    Marco: "Secondo me è importantissimo non esagerare con la velocità all’inizio quando la band è giovane perchè è frustrante voler suonare velocemente ma non riuscirci. Oliver: si devono conoscere i propri limiti e, solo con molta cura, cercare di ampliarli. Chi spinge troppo tende ad inciampare in continuazione."
    Marco: "Con la batteria è meglio suonare sempre un po’ sotto i propri limiti, si sente subito quando un batterista suona una cosa senza veramente riuscirci ed essersi allenato sufficientemente. “a volte un po’ di meno è molto di più.” o no? Hehe"
    Oliver: "Ci vuole pazienza e costanza."
    Marco: "Ma dopo anni che suoni assieme, ad un certo punto, conosci perfettamente gli errori che si ripetono e ci si adegua di conseguenza. Per noi è importante suonare bene assieme. Non vogliamo essere super “solisti” ma poi non saper suonare assieme. Anche i Beatles o i Rollig Stones non sono dei super musicisti ma sono bravissimi a suonare assieme."



    Attila: Il sound del vostro ultimo album “Escaping The Stupor” è molto più melodico e meno brutale rispetto al primo CD “Black Cold Piece Of Flesh”. Continuerete ad evolvere il sound del vostro ultimo album o questo rappresenta per voi solo un altro capitolo.
    Oliver: "Non abbiamo pianificato niente e non decidiamo in che direzione andare. Scriviamo i brani in modo abbastanza spontaneo e libero. Succede che già solo un piccolo cambiamento di arrangiamenti cambi molto l’impatto o la direzione del sound."
    Ulrike: "Dipende anche molto dal nostro stato d’animo."


    Attila: Le linee vocali in “Escaping The Stupor” sono molto più swedish style. È questa la direzione che avete scelto in modo da abbinarla al meglio alla musica.
    Oliver: "No, il cantante da noi fa come vuole. Ultimamente, negli ultimi brani che abbiamo scritto, si è divertito a fare i vocals un po’ alla Sepultura, a noi è piaciuto molto. Riesce a variare molto e cerca sempre nuove cose. Credo che per il prossimo CD potremo aspettarci da lui un gran salto di qualità."

    Joel: La scena death metal è abbastanza satura e molto sviluppata. A volte ho l’impressione che qualsiasi cosa si suoni sembra essere già stato suonano da un’altra band. Mi sembra molto difficile aggiungere qualcosa di veramente nuovo ed originale. Come vedete voi la cosa? Cosa c’è di nuovo da parte vostra?
    Oliver: "Noi abbiamo tutti gusti differenti. Io e Claudio siamo più presi dall’old school death metal, Marco più dal black, Samuel ascolta tutto il resto e Ulrike…"

    Attila: hehe lei ha la maglietta dei Ganglion!
    Oliver: "Ascoltiamo di tutto, anche ciò che va oltre i confini del metal. Credo che sia proprio quello che i nostri fans apprezzano; il fatto che il nostro sound è abbastanza ampio, ha molte sfumature."
    Marco: "Alcune band sono ossessionate dall’idea di creare qualcosa di nuovo. Il problema è che si può aver fortuna e la gente appezza la novità o si ha sfortuna ed esce qualcosa di schifoso. E quando qualcuno fa veramente qualcosa di innovativo spesso è come un fuoco di paglia; brucia velocemente e poco dopo di spegne.
    Preferiamo fare un sound che ci piace, combinando vari elementi e dimostrare costanza invece di cercare di trovare una formula segreta per qualcosa di completamente nuovo."
    Ulrike: "Il criterio è che piaccia a noi. Non è l’obiettivo di piacere a più gente possibile."
    Oliver: "È gia successo di aver scritto pezzi buoni con elementi interessanti ma li abbiamo cancellati semplicemente perché non era quella la musica che volevamo sentire in macchina. Non so se mi sono spiegato sufficientemente."
    Marco: "Se dopo dieci prove il pezzo ci piace lo teniamo e non guardiamo cos’è che interessa al mercato."



    Joel: Un’altra domanda che mi interessa. Preferite essere in studio a scrivere canzoni o più fare concerti? Siete piuttosto una live band o una studio band?
    Oliver: "A noi fa molto più piacere suonare. Stare in studio non è male ma per noi significa lavoro. Ci vuole molta più concentrazione e pazienza. Live si suona 45 minuti, in studio si sta 12 -16 ore e si deve sempre essere attenti a ciò che si sta facendo. E, se si sbaglia, l’errore rimarrà impresso nel cd per sempre. È molto grande il lavoro, ma altrettanto grande la soddisfazione veder nascere un CD."
    Marco: "Quando finiamo un CD siamo sempre molto eccitati di vedere le reazioni delle persone."
    Ulrike: "Suonare live è il momento del raccolto, in cui si possono raccogliere i frutti del lavoro di scrivere, provare e poi registrare i pezzi."


    Attila: Quando sentite che migliorate di più? suonando live o in studio? Per procedere tecnicamente, quando sentite di riuscirci meglio? A proposito di questo, qual è stato il vostro più bel concerto?
    Oliver: "Non abbiamo i soldi per poterci permettere di elaborare le canzoni in studio. Quando andiamo a registrare dobbiamo essere già completamente preparati. Non possiamo andare in studio con l’idea di poter elaborare ulteriormente il sound. Il momento decisivo è sempre prima di andare in studio quando scriviamo le canzoni. Lì si cerca sempre di fare il passo di qualità e non in studio o durante i concerti. All’inizio durante i nostri primi concerti chiaramente abbiamo imparato moltissimo, ma ora non più."
    Marco: "Tantissimi concerti erano fichi e abbiamo passato molti bei momenti. Ogni concerto è nuovo e c’è sempre qualcosa di particolare. Non siamo per niente persone lunatiche, suonare live ci fa sempre molto piacere."
    Oliver: "Io invece mi ricordo meglio i momenti schifosi. Hehe Però ieri sera era particolarmente bello sentire che le persone cantavano i pezzi e conoscevano le linee vocali. È una cosa nuova e mi ha fatto molto piacere."
    Marco: "Abbiamo suonato due volte in Norvegia ed è stato stupendo; l’ambiente e la natura sono magnifici."
    Oliver: "Spesso anche i viaggi e le situazioni drammatiche sono molto interessanti: perdere quasi il volo, dimenticare il passaporto e cose del genere, ma poi vedere che le cose funzionano e ricevere una mano quando meno ce la si aspetta è molto bello."
    Marco: "Forse uno dei concerti più belli è stato a Dresda."
    Oliver: "Giusto! Racconta!"
    Marco: "Abbiamo suonano in un baretto in cui l’entrata era libera e facevano il guadagno con la vendita delle bibite. Il locale era strapieno fino all’orlo e il pubblico era fuori di testa, fenomenale! L’ambiente perfetto al punto che su grandi palchi non si riesce a creare. Non c’era il palco e suonavamo direttamente nella folla."


    Attila: Alla american style. Bello! Per il futuro, quali sono i vostri obiettivi?
    Oliver: "Trovare un buona label."
    Marco: "E fare un vero tour di diverse settimane con una band un po’ più conosciuta."
    Ulrike: "Esatto, passare 30 giorni in un tourbus senza doccia. Molta lozza."
    Marco: "Esattattamente! Vogliamo puzzare. Hehe"
    Ulrike: "Hehe come se non puzzassimo già abbastanza."


    Verot: Hehe. Grazie mille per l’intervista. Solita domanda conclusiva: volete dire qualcosa ai lettori italiani?
    Marco: "Hehe… potremmo dirgli che li batteremo ai prossimi mondiali." (in realtà è poi andata al contrario, eheheh..., ndr)
    Oliver: "Hehe giusto."




    Intervista raccolta da Attilio "Attila" Rizzoli e Joel "Verot" Pfister



    ::Altre informazioni::

    Recensioni
  • SACRIFICIUM: Cold Black Piece Of Flesh
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  • Report
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