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Artwork
SchedaTracklist |
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Primo album per questa band Americana dopo la pubblicazione di due EP nel 2002 e nel 2003.
Gli As Cities Burn non sono una band innovativa all’interno del filone del post-hardcore ma quello che suonano lo propongono bene ed in modo preciso, senza volere esagerare ricercando a tutti i costi l’originalità o cercando di attirare su di sè le attenzioni della critica statunitense.
L’album risulta compatto e alla distanza non perde la qualità e la freschezza che lo caratterizzano.
In ogni canzone viene alternato un cantato urlato, lontano da qualsiasi forma di growl, ma comunque “raschiato”, urlato nel vero senso della parola, a cantati con voce pulita, leggera, con una voce che potrebbe conciliarsi a meraviglia con molte bands “indie” attuali. Ed è anche da gruppi più meramente “indie/emo” che gli As Cities Burn traggono ispirazione, soprattutto nell’uso delle chitarre, a tratti sognanti, molto delicate. Sono molto belli i passaggi da cantato urlato a pulito, da riff di chitarra propriamente rock a passaggi delicati, da parti meno melodiche a passaggi che lo sono. La staticità non è propria di questa band che sa proporre un post-hardcore di buoni livelli e non ridondante nei suoni.
Due canzoni particolarmente belle sono ‘The Widow’ e ‘Of Want And Misery: The Nothing That Kills’.
E’ facile capire perchè la Solid State, etichetta molto prestigiosa nell’ambiente cristiano, abbia investito sugli As Cities Burn.
I testi, in generale, parlano di amore; non sono immediati e di facile interpretazione, ma comunque non sono ovvi e privi di senso.