BECOMING THE ARCHETYPE 
"Terminate Damnation"
In ambito musicale cristiano “estremo” vi era un’attesa incredibile per l’uscita di questo album per diverse ragioni: i BTA avevano messo a disposizione alcune loro canzoni che avevano attirato l’attenzione generale; avevano un contratto con la Solid State, un’etichetta simbolo di qualità; erano stati pubblicizzati tantissimo dal cantante dei Demon Hunter. Le attese sono state ripagate anche con gli interessi, dal momento che questo album è una perla del metalcore!
All’interno di questo lavoro si possono riscontrare moltissime influenze: dagli Opeth ai Between The Buried And Me passando per i Living Sacrifice ed i The Showdown.
Al suono puramente tipico del metalcore questi ragazzi aggiungono una forte componente prog, soprattutto nell’uso delle chitarre che sembrano dare origine a danze di rara bellezza: è come se i suono provenienti da questi strumenti si rincorressero l’un l’altro, superandosi, riprendendosi, facendo a gara a chi arriva più in lontano.
Viene data enorme importanza al basso, come del resto accade quasi sempre quando il cantante è anche bassista.
I passaggi, i cambi di tempo, le accelerazioni presenti in “Terminate Damnation” sono tantissimi: questi ragazzi non si adagiano mai su un suono; all’interno di ogni canzone si alternano momenti meno veloci, in cui viene dato spazio a riff pesanti e possenti, a momenti in cui il batterista suona il rullante a velocità quasi incontrollata, mentre le chitarre partono in assoli ipertecnici.
Non viene dato nessuno spazio ai cantati “puliti”: il cantante canta sempre in growl, un growl urlato molto ben amalgamato con il suono della band, combinazione sempre ben apprezzata e che crea una compattezza ottimale.
Di questo album si potrebbe parlare per ore prendendo in considerazione ogni singola canzone, ma questo è improponibile e così mi limiterò a considerarne solo due che non sono migliori delle altre, ma hanno qualcosa in più che le rende uniche, sia all’interno dell’album, sia in riferimento al genere musicale che i BTA propongono: ‘Elegy’ e ‘Night’s Sorrow’. La prima è una canzone di ben 11 minuti suddivisa in tre parti, due delle quali strumentali e che hanno come caratteristica l’uso del pianoforte! Questo la rende molto particolare, perchè non è usuale trovare questo strumento nel metalcore. ‘Night’s Sorrow’, invece, è una canzone strumentale basata solo sulla chitarra acustica: un brano caldo, dolce, che pur creando uno stacco con il resto del sound dell’album, serve da collante e da continuità allo stesso.
I BTA sono una band molto credente e questo si riflette nei loro testi che parlano in generale dell’oscurità che regna nel mondo e di come si può trovare sollievo da questa confidando nel Signore. Vi è una canzone in particolare, ‘The Epigone’, con un testo bellissimo che riporto per intero: “There's nothing I can say that hasn't already been said / I'm just repeating myself repeating someone else / Equally incapable of uttering a single new thought / Yet you are ever worthy of adoration / So how can I for a moment cease to lift my heart in praise? / Your name is glory / My song is victory / And I will keep on singing / There is no oppostion / No thing can stand in your way / Make my life your own”.
Davide Dalò
Voto: 8,5/10