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| Autore: BRIDE |
| Titolo: “Skin For Skin" |
| Label: Retroactive Records |
| Anno: 2006 |
| Nazione: USA |
| Sito Ufficiale: www.bridepub.com |
| Genere: sludgecore |
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Ed eccoci a recensire quest’ultima fatica dei Bride, quartetto proveniente da Louisville, nel Kentucky (U.S.A.), e dalla carriera pluridecennale, cominciata nel 1983 all’insegna di un heavy metal classico di chiara matrice statunitense, con accenni sia epic che hard rock, e mai definito ed incasellato in maniera precisa (questo a voler comunque evidenziare una certa originalità e personalità da parte della band, a prescindere dalla qualità dei risultati ottenuti…).
Ovviamente il gruppo in questione è sempre rimasto per il 95% della sua carriera confinato nei lidi statunitensi (sono comunque recenti alcune sue trasferte in Germania…), dove il circuito discografico-radiofonico christian rock/metal gli ha sempre garantito un certo airplay ed una valida diffusione e supporto anche per quanto concerne la dimensione live… come volevasi dimostrare, dato che il christian rock (e metal…) non ha mai avuto fortuna nel vecchio continente, conseguenza che oggi ci porta a considerare i Bride quasi come dei “dilettanti allo sbaraglio”, quando invece hanno già maturato un’esperienza ed una carriera di tutto rispetto. E qui entra in gioco l’ovvio fattore dell’evoluzione stilistica, che ha portato la band ad assestarsi su di un genere che verrebbe da definire quasi come “americano” (ed abbastanza personale, nel loro caso…). Trattasi infatti di un prodotto parecchio accomunabile allo “sludgecore” statunitense di gruppi come Down, Eyehategod e soprattutto gli ultimi Corrosion Of Conformity, quel mix tra hard rock anni ’70 ed elementi thrashcore alla “pantera-ultima maniera”, senza però toccare gli estremismi sonori di questi ultimi.
Addirittura nell’opener (se si trascura l’intro iniziale…) e title track ‘Skin For Skin’, il cantante Dale Thompson ricorda molto, col suo timbro vocale, le gesta di Steve “Zetro” Souza degli Exodus, mentre la successiva ‘End Of Days’ risulta essere un bel mid tempo sulla scia degli ultimi Testament, con accenni, per l’appunto, “panteriani” alla “Vulgar Display Of Power”.
Questa durezza è però parecchio mitigata (è bene ricordarlo, per un atto di onestà verso gli acquirenti più orientati alle produzioni musicali “thrash/estreme”), come si può facilmente dedurre già dall’ascolto della quarta ‘Take The Medication’, tramite la quale traspare comunque, da parte della band, la volontà di comporre canzoni con ritornelli facilmente memorizzabili e sicuramente orecchiabili, tant’è che questo pezzo ricorda molto i Metallica di “Load” e “Re-Load”. Per la prima volta nel disco si possono saggiare le qualità musicali del chitarrista Troy Thompson (fratello di Dale), dotato di uno stile parecchio blues e minimale-istintivo, molto debitore ai Corrosion Of Conformity.
Si passa poi ad ‘Inside Ourselves’, in cui si accenna per la prima volta in maniera esplicita a concetti come “Jesus” e “Cross” all’interno del testo ( “Reign only lives inside ourselves”), ed in cui Troy da un’ulteriore prova, abbastanza convincente, delle sue doti solistiche. ‘Hard To Kick’ è la classica canzone incentrata sulle varie problematiche politiche e sociali statunitensi, trattate con una forte ed acerba critica, fino a dichiarare nelle lyrics che “Only Christ is not for sale” .
‘Fuel And Fire’ si apre invece con una grande prestazione vocale di Dale Thompson (allora la voce ce l’ha, perché non la usa al massimo sempre?!?), ma uno dei veri pezzi forti dell’intera opera è l’ottava ‘Breathless’, con una strofa molto orecchiabile e ben definita, di quelle che rimangono parecchio in testa, e con un assolo anch’esso molto bello ed efficace, seguito da un intenso stacco acustico. In questo caso la dimensione cristiana delle lyrics è parecchio esplicita (”She leaves me breathless, hypnotized, mystified / this is the power of the Crucified in this life”).
Riferimenti cristiani anche in ‘Bang Goodbye’, in cui Dale Thompson fornisce ancora una buona prova vocale, cantando ”I wanna live Jesus /I found my way home”. Ma il singer da il top della sua prestazione nella tostissima ‘The Government’, con una voce alta, dura e versatile durante tutto il brano (si sente che comunque ha molta esperienza sulle spalle…). Segue ‘Super Ego Star’, classica hard rock song con riferimenti street/glam, molto curata negli arrangiamenti e con un testo parecchio critico nei confronti del music business (come d’altronde molto critico è anche il testo della canzone precedente… ricordiamo che il figlio di uno dei componenti della band è stato spedito in Iraq con l’esercito…).
Chiude il platter l’intensa ‘Hang On’, ballad country rock sentita e profonda, che potrebbe benissimo competere con i lenti dei più blasonati Stone Sour, nonché dotata di strofe e refrain molto orecchiabili e di sicura presa sull’audience, arricchite dall’apporto di coriste blues/soul.
In conclusione, ci si trova di fronte al lavoro di una band che fa sentire, sicuramente, tutta l’esperienza accumulata in questi lunghi anni di attività, ma che per essere davvero apprezzata al 100% necessita di un pubblico americano, molto più assuefatto e predisposto a sonorità che per noi europei possono essere avvertite come “ibride” e non ben classificabili. Un plauso va certamente nell’approccio “christian” dominante nelle liriche, ma non tale da impedire al gruppo di trattare tematiche anche sociali e “laiche”. Da rivalutare.
Giovanni Matera
Voto: 7,5/10
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| ::Tracklist:: |
01. The Calm
02. Skin For Skin
03. End Of Days
04. Take The Medication
05. Inside Ourselves
06. Hard To Kick
07. Fuel And Fire
08. Breathless
09. Prodigious Savant
10. Bang Goodbye
11. Rise Above
12. The Government
13. Super Ego Star
14. Hang On
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