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    ::Contenuti::

    Autore: AA. VV.
    Titolo: "Credo In Unum Deum – In Hoc Signo Vinces”
    Label: Trinitas Music
    Anno: 2006
    Nazione: nd
    Sito Ufficiale: www.trinitas-music.com
    Genere: neofolk, industrial

    Professionale nella confezione e parecchio curata sotto ogni dettaglio si presenta la compilation “Credo In Unum Deum – In Hoc Signo Vinces”, raccolta di quindici brani di diversa estrazione musicale realizzati da quattordici realtà emergenti del panorama underground cristiano. Prima di iniziare ad addentrarci nel disco, vogliamo sottolineare come la Trinitas Music abbia allegato un libretto suddiviso in capitoli che segue da vicino ciascun episodio di “Credo In Unum Deum – In Hoc Signo Vinces”.
    L’album si avvia con l’esecuzione da parte degli ucraini Oda Relicta del loro brano ‘Fraternity And Motherhood’: il musicista Olegh Kolyada propone un neofolk/dark ambient ricco di elementi sia classici (è presente un’orchestra da camera a creare il sottofondo del pezzo musicale) sia sperimentali (per l’inserimento di sonorità inedite e di una voce reminescenze di influenze gregoriane). Purtroppo la staticità della traccia è tale da non permettere all’ascoltatore di lasciarsi trasportare dai timbri oscuri degli Oda Relicta.
    Tocca poi al francese (di origini russe) Bonsai Maikov proseguire la raccolta con il suo neofolk intriso di accelerazioni classiche o addirittura pop, come dimostra la splendida chitarra acustica che affiora in certe sezioni. ‘Regnum’ è infatti un esperimento di gran lunga superiore a quello degli Oda Relicta, perché la drum-machine conferisce un sapore particolare ed originale alla composizione.
    Rose Rovine e Amanti è invece il progetto di Damiano Mercuri, che mischia neofolk dalle tonalità cupe con una certa tradizione neoclassica e una più votata alle sonorità dark rock: musicalmente semplice ma efficace è ‘Jerusalem’, che non convince però nella monotonia data dall’incedere della chitarra classica.
    I tedeschi Von Thronstahl sono diventati abbastanza celebri nell’ambiente underground musicale europeo, ma non con responsi positivi: il loro stile è un inquietante mix di wave, noise, punk e neofolk (basti ascoltare ‘Mutter Der Schmerzen’ per rendersene conto) e la band è stata in passato criticata perché espressamente legata all’ideologia fascista italiana (più che a quella nazional-socialista tedesca).
    Anche il progetto The Days Of The Trumpet Call è connesso ai Von Thronstahl sia per quanto riguarda i membri della band sia per il filone musicale proposto, un punk dalla vena industriale ma non privo di spunti neoclassici.
    Tralasciando l’inutile intermezzo degli Zebaoth, tale ‘Maranatha!’, giungiamo alla traccia ‘Quando L’Angelo Muove Le Acque’, dei Militia, side-project degli italiani Magnifiqat, che appare più elaborata e melodica dei capitoli precedenti.
    Interessantissimo invece l’esperimento neofolk/neoclassical degli ungheresi Our God Weeps, ‘In The Heart Of the Creator’, soave nelle sue linee di flauto e studiato veramente in modo efficace per tutta la sua struttura atmosferica.
    Debitrice poi del folk apocalittico dei Death In June è ‘Majadahonda’ dei Thorn-Agram, anch’essa originale e ricca di spunti di matrice popolare (balcanica e esteuropea).
    Totalmente inutile è ‘The Personal Mistery Of Conversion’, industrial/noise così insignificante che non pensiamo di spendere alcuna parola per descrivere un intermezzo di puro rumore, già sperimentato da centinaia di altre realtà a partire dagli anni Ottanta.
    ‘La Bottega dell’Orefice’ è il pezzo di Gregorio Bardini, compositore italiano che nel suo stile mantiene vive reminescenze di autori come Debussy, senza distanziarsi però da un feeling più elettronico e moderno: diversi sono i campionamenti di stampo industriale, che infastidiscono uno stupendo e sentito tessuto di pianoforte.
    Interpretazione più naturalistica è quella data dai Kayno Yesno Slonce, con il loro dark/ambient colmo di elementi sacrali esteuropei, che non stupiscono però per la loro direzione abbastanza banale.
    Vicini ideologicamente al nazional-socialismo sono i tedeschi Parzival con il loro industrial molto originale ed efficace: non si può dire altrettanto delle idee politiche di un’altra delle numerose band che uniscono cristianesimo a fascismo, binomio che senz’altro fa nascere diverse perplessità.
    Gli italiani Hidden Place uniscono new wave a elettronica ma il risultato non si può dire soddisfacente per il suo approccio scarno e poco elaborato.
    Chiudono la compilation ancora i tedeschi Von Thronstahl con ‘Mother Of Mercy’, che rialza leggermente le sorti di una compilation non eccezionale anche per gli amanti delle sonorità più legate all’ambito neofolk ed industrial.
    Ne consegue una compilation che mette in evidenza un tipo di cristianesimo tradizionalista e per nulla progressista, che fa storcere il naso a chi, anche musicalmente, è abituato ad altri meandri di sperimentazione. Di sicuro ‘Credo In Unum Deum – In Hoc Signo Vinces’ è un manifesto esplicito del neofolk, soprattutto per l’immagine di parecchi gruppi che hanno preso parte all’opera.

    Edoardo Baldini

    Voto: nd



    ::Tracklist::

  • 01. Oda Relicta – Fraternity And Motherhood
  • 02. Lonsai Maikov - Regnum
  • 03. Rose Rovine E Amanti - Jerusalem
  • 04. Von Thronstahl – Mutter Der Schmerzen
  • 05. The Days Of The Trumpet Call - Satan ’s Trick
  • 06. Zebaoth - Maranatha!
  • 07. Militia - Quando l’angelo muove le acque
  • 08. Our God Weeps - In The Heart Of The Creator
  • 09. Thorn-Agram - Majadahonda
  • 10. Kriegsfall.U – The Personal Mystery Of Conversion
  • 11. Gregorio Bardini – La bottega dell’orefice
  • 12. Kayno Yesno Slonce - Aum
  • 13. Parzival - Bewahre Den Glauben
  • 14. Hidden Place – Euritmia del fulgore
  • 15. Von Thronstahl - Mother Of Mercy




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