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| Autore: DIVINEFIRE |
| Titolo: "Glory Thy Name" |
| Label: Rivel/Frontiers |
| Anno: 2005 |
| Nazione: Svezia |
| Sito Ufficiale: www.divinefire.net |
| Genere: power metal |
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Eccoci a recensire il debut album di questa sorprendente band svedese, guidata da Christian Rivel, leader di numerosi gruppi che gravitano con pieno diritto nell’orbita della scena power scandinava (Narnia, Wisdom Call, Audiovision), il quale si avvale dell’eccellente collaborazione di validi strumentisti quali il bassista Andreas Olsson e il polistrumentista Jani Stefanovic, che in questo CD compie uno sforzo davvero notevole suonando la batteria e la chitarra (che egli considera i “suoi” veri strumenti) e anche le tastiere. Il suo lavoro non si limita solo alla parte musicale, essendo egli il principale artefice del songwriting del combo svedese e dunque “de facto” il vero leader di questa band.
Per quanto concerne l’aspetto prettamente musicale, la proposta di questi 3 ragazzi svedesi è alquanto eterogenea e complessa: essa si articola su un sound tipicamente melodic-power di evidente matrice scandinava, arioso e melodico come da manuale, arricchito da orchestrazioni pompose e maestose, dal vago sapore rhapsodiano ma con una venatura meno epicheggiante ma sotto certi aspetti più teatrale e coinvolgente.
In alcuni capitoli si passa verso sperimentazioni in chiave più estrema, con la ricerca di spunti tendenti verso soluzioni death-oriented, mentre in altri episodi fa l’esordio addirittura il cantato in growl che conferisce al lavoro un tocco di sana oscurità ( il che ricorda molto i Dimmu Borgir, con i dovuti distinguo relativi ai messaggi diametralmente opposti che vengono lanciati). Per tutta la durata del disco assume un ruolo fondamentale l’espressiva interpretazione dietro al microfono di Rivel, singer dal grande carisma, dalla timbrica piuttosto personale e riconoscibile e dalla prestazione decisamente versatile.
Scendendo più nei particolari, le ritmiche sono costantemente serrate, il lavoro svolto dietro alle pelli è sempre sostenuto, potente e roccioso, gli intrecci di basso ben si sposano col lavoro al drumming, le parti di chitarra sono molto articolate risultando varie ed incisive, e infine le orchestrazioni di stampo barocco si integrano alla perfezione col sound della band senza risultare mai invasive ed anzi offrendo quel plus che fa di “Glory Thy Name” un esordio in pompa magna per una band che dimostrerà col successivo “Hero” tutte le proprie potenzialità. Da notare che il buon Rivel ha deciso di fare le cose in grande, invitando numerosi artisti a partecipare a questo lavoro: ricordiamo Pontus Norgren (Talisman & Great King Rat), Eric Clayton (Saviour Machine), Fredrik Sjoholm (Veni Domine), Thomas Vikstrom (Brazen Abbot & Candlemass), Hubertus Liljegren (Crimson Moonlight) e Carljohan Grimmark (Narnia).
Il disco parte con un’introduzione strumentale, ‘From Death To Life’, arricchita dalla voce di Eric Clayton che recita versi che richiamano al Vangelo secondo Giovanni: When I saw him, I fell at his feet as dead / Then He laid his right hand on me and said: / “Do not fear I am the First and the Last and the Living One / I experienced death and behold / I am alive forever and ever / And I possess the keys of death and it’s realm”..
E’ il preludio alla seconda traccia, ‘The World’s On Fire’, composizione che parte maestosa con interessanti orchestrazioni sinfoniche ma che ben presto si dimostra per quel che è in realtà, una traccia sparata a mille dove incessante è il lavoro del drumming, forse un po’ troppo lineare, ma sempre d’impatto. Caratteristica della traccia è l’inserimento di parti vocali growl accanto alle linee vocali affidate al valido Rivel. La traccia è una sorta di avvertimento a quanto di sbagliato c’è nel mondo ma senza cadere nello sconforto, come dimostrano i seguenti versi: I see the warning sings tonight / The time is running out and the Son is coming / Salvation for this broken world / The price is paid for you, receive the healin touch.
La successiva ‘Never Surrender’ è una delle top song del disco, tipica traccia in power speed style, perfetto connubio tra melodia, velocità, epicità e potenza. Particolarmente azzeccati i cori sempre maestosi ed evocativi e l’assolo centrale di “tolkiniana” memoria. Il messaggio della canzone è ampiamente condensato nella prima strofa: Here I am, I am not alone / I am fighting ‘til the end / I hear the sound,I see the flames / The battle has begun / Keep my life, be mercifull / I’m nothing without you / Teach me now, give me a sign / I’m calling out your name.
‘The Sign’ non si discosta molto da quanto ascoltato nella traccia precedente, il sound è sempre assestato su velocità piuttosto sostenute, la parte ritmica è sempre in primo piano e come ormai marchio di fabbrica particolarmente accattivanti risultano i cori, solari e ariosi, e le onnipresenti orchestrazioni. Il messaggio centrale del disco può essere riassunto nel passaggio dalla morte ad una nuova vita: I close my eyes / I say my prayer /Dear God save me from this hell / Now I see the sign / The sunrise of my life / Darkness fades away / A new day has begun.
‘Out Of Darkness’ è una traccia che non convince appieno, si dimostra rocciosa e cadenzata ma dal modesto feeling e dalle linee vocali non particolarmente azzeccate e coinvolgenti. Dal punto di vista delle lyrics, la traccia si sposa con la precedente, basta leggere quanto segue: I want out of the darkness (Glory thy name) / and into your light / Through fire and water (Open my eyes) / Please show me what’s right.
E’ la volta di ‘Pay It Forward’, classica canzone (forse eccessivamente lunga, oltre gli 11 minuti) lenta dall’atmosfera velatamente malinconica nella quale spicca l’assolo della lead guitar eseguito alla perfezione. Anche le linee vocali di Rivel meritano una menzione particolare, sempre all’insegna della pulizia d’esecuzione e della melodia più zuccherosa, che qui mi ha ricordato l’immenso Jon Oliva. ‘My Life For You’ esordisce con un lavoro di tastiere che mi ha ricordato certe intro degli Stratovarius. Complessivamente la traccia suona veloce e melodica, dal grande appeal e con un coro aperto e catchy. Il senso delle liriche è facilmente intuibile dal titolo della canzone, e dal refrain che recita: You are the light / You’re shining so bright / You are the reason I’m still alive
‘The Spirit’ può essere considerata come una suite all’interno della quale i Divinefire concentrano tutta la loro maestria nell’amalgamare i generi che influenzano la propria musica: certamente la prova più evidente di quanto appena detto è l’accostamento del cantato growl di Hubertus Liljegren alla voce più pulita di Rivel. Tuttavia anche a livello musicale la canzone si sviluppa su una costante miscela di sfumature diverse, passando da momenti più speed e potenti ad intermezzi più soft ed evocativi. Lo stesso guitarwork alterna momenti più cadenzati quasi sfociando in soluzioni doomish per poi aprirsi ad assoli più melodici ed orecchiabili. La devozione verso Dio e il suo immenso amore verso di noi trova la sua espressione più alta nelle seguenti parole: I want to serve and to love / Give me the widow / and the Spirit of truth / Help me to see through it all / You are the Spirit / You light up my life / God hear my call / You’ve been through it all / You are still alive / true spirit of love, true spirit of life / God hear my call / You’ve been through it all / You are my life / My only Salvation.
Il CD si chiude con un’outro che riprende le atmosfere apocalittiche sperimentate in apertura di lavoro. Anche qui è la voce narrante di Eric Clayton a recitare quanto segue: For God so loved the world that / He gave His only begotten Son / so that whoever believes in Him / should not perish, but have everlasting life / For God did not send His Son into the world to condemn the world / but in order that the world might be saved through him / Amen.
Il giudizio finale su quando proposto dai Divinefire non può non essere positive, il sound appare sempre personale e quella fastidiosa sensazione di già sentito è talmente lontana dalle sensazioni che si provano ascoltando questo CD che non possiamo non annoverare questa uscita come una delle proposte più personali e convincenti di tutto il 2005. La carne al fuoco è tanta, e solo dopo diversi ascolti saremo in grado di apprezzare tutti gli spunti contenuti in questo “Glory Thy Name”, ne tengano conto gli ascoltatori troppo superficiali e alla ricerca di prodotti immediati e facilmente digeribili.
Leonardo Arci
Voto: 8/10
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| ::Tracklist:: |
1. From Death To Life
2. The World’s On Fire
3. Never Surrender
4. The Sign
5. Out Of The Darkness
6. Pay It Forward
7. Live My Life For You
8. The Spirit
9. The Way To Eternity
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