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A due anni di distanza dal discreto “Evil Days” gli svedesi Heel capitanati dall’ottimo chitarrista Marcus Elisson e dal potente singer David Henriksson, ritornano prepotentemente sulla scena christian metal con “Chaos And Greed”, secondo lavoro della band di Stoccolma.
Le loro influenze, già apprezzate e conosciute col precedente disco, variano ancor di più nel suddetto album: si passa dall’heavy metal tradizionale di matrice inglese, al power, al prog e al neoclassicismo di Yngwie J. Malmsteen.
Un appunto in particolare, va innanzitutto alla meravigliosa illustrazione della copertina, che vede un cavaliere in marcia sulla sella di un cavallo con uno sfondo luminoso e divino che va magicamente a contornare il tutto.
Ma andiamo a vedere, o meglio, ad ascoltare nel dettaglio la musica proposta dai cinque musicisti scandinavi.
Si parte subito a mille con la potente e scandita title-track, brano convincente in tutta la sua durata grazie ad un appeal melodico e fortemente neoclassico.
I riff micidiali di Marcus sono i veri protagonisti della composizione, che è impreziosita, oltre che dall’ugola sempre cristallina di David (ex-Insania Stockholm), da un ritornello davvero convincente.
Ottimo inizio!
La seconda traccia, ‘Crusader’, mostra invece il lato più hard’n’heavy della band. Infatti la canzone risente fortemente dell’influsso di Saxon, Whitesnake e in generale della NWOBHM, per mezzo di un incedere classicheggiante e di riff tipicamente hard old school.
Si ritorna al power scandinavo con un altro episodio massiccio e coinvolgente, la veloce ‘Taste Of Steel’, che ricorda non poco alcuni brani più speed di Malmsteen.
La song, oltre a possedere un altro ritornello azzeccatissimo, presenta una bellissima parte solistica riconducibile quasi al power/prog dei nostrani Vision Divine (ditemi voi se il solo di tastiera non sembra eseguito da Oleg Smirnoff).
La successiva canzone in scaletta è la ricchissima ‘Sons Of Thunder’, forse la migliore del lotto e praticamente perfetta in tutta la sua durata: potente, magica, melodica, virtuosa.
Un tuono che squarcia il cielo e l’inizio di un temporale introducono al meglio la song, che poi decolla con un altro grande riff tipicamente heavy del poliedrico guitar hero Marcus Elisson, capace di far uscire di tutto dalla sua chitarra, basti ascoltare l’assolo per avere conferma delle sue indubbie qualità musicali.
Dopo ‘Forbidden Days’ e ‘Kingdom Comes’, che ripercorrono lo stesso percorso compositivo delle precedenti tracce, è la volta di ‘Light Of Day’, roccioso mid-tempo saxoniano dotato di una parte ritmica veramente “true metal” che esplode successivamente in un ritornello neoclassic/power con doppia cassa a manetta e con la voce acutissima del cantante svedese.
Il disco si chiude con altri buoni episodi che però non aggiungono altro e cominciano oltretutto a presentare qualche flessione di troppo, soprattutto nelle ritmiche e nelle melodie meno presenti e meno convincenti, rispetto a quanto ascoltato prima.
In definitiva gli Heel sfornano un buon lavoro seppur non esaltante, fatto di tante idee e tanto buon heavy metal che non scontenterà certamente i fan old school e soprattutto gli appassionati delle sonorità melodic/power/prog.