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| Autore: NEAL MORSE |
| Titolo: “?” |
| Label: Inside Out/Audioglobe |
| Anno: 2005 |
| Nazione: USA |
| Sito Ufficiale: www.nealmorse.com |
| Genere: progressive rock |
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E' un'enciclopedia questo disco, un vero e proprio saggio sul progressive più classico, un pezzo di storia che vive di vita nuova nel 2005. Suoni arrivati direttamente dagli anni ‘70, tastiere e chitarre che sembrano tirate fuori di peso dalla migliore discografia prog di quegli anni. Ma non pensate ad un'operazione nostalgia, non pensate alla solita rilettura di classici senza tempo, o al plagio evidente di composizioni già scritte; Neal Morse, infatti, sa coniugare la classicità del repertorio con un gusto moderno di fare progressive.
Se nei due dischi precedenti (“Testimony” del 2003 e “One” del 2004), l'influenza Genesis si faceva sentire pesantemente nelle composizioni, proprio in questo album, nonostante la partecipazione come guest star di Steve Hackett, chitarrista dei Genesis stessi, pur partendo da terreni molto simili, sembra non influenzare così pesantemente i suoni e gli arrangiamenti.
Il gruppo di musicisti che lo accompagna, sembra trovarsi completamente a proprio agio. Già detto di Hackett, Morse ha messo insieme un vero supergruppo: Mike Portnoy (Dream Theater tanto per citarne solo una), Jordan Rudess (Dream Theater su tutti), Alan Morse (Spock’s Beard), Roine Stolt (The Flower Kings), se ancora non siete convinti, solamente questi nomi dovrebbero darvi garanzia di quanto di meglio possa esserci oggi a livello progressive.
Chiariamo subito che questo album è un concept sul tema del tabernacolo, inteso come luogo dive si trova il “Dio vivente”, più precisamente, partendo dalla concezione ebraica per finire all'uomo tempio dello Spirito come indicato da S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (cap. 6, vers.16). Neal Morse stesso fa precedere i testi dalla seguente nota: “is presented as one continuous piece of music. The separation of the album into songs is provided for the listener’s convenience”.
Sono quindi quasi 60 minuti che si snodano continui, senza cadute di tono, con invenzioni particolari e con un sincretismo musicale che stupisce ascolto dopo ascolto.
Apre il CD i sei minuti di 'The Temple Of Living God', un ottimo esempio di cosa sia quest'album, dopo un inizio di pianoforte in pieno stile Morse, il pezzo gira verso atmosfere tipicamente alla Pink Floyd con la chitarra acustica in sottofondo e l'elettrica distorta a contrappuntare la voce, molto rilassata che canta la ricerca del tempio del Dio Vivente ”And then after all, with our backs against the wall / We seek the temple of the living God. / And outside the gate the cripples sit and wait / To see the temple of the living God /To see the temple of the living God”, a questo punto, se non si pensasse che è impossibile, sembra che tutti si siano imparati a memoria i dischi del Banco, tanto questa entrata annunciata dal flauto, sembra tolta di peso dalle mani dei nostri musicisti italici (e non siamo ancora arrivati ai primi 3 minuti dell'album!) fino a rientrare con la voce e la chitarra pinkfloydiana e con la ritmica che si fa più potente, la chiusura e la ripartenza in stile Genesis per entrare nel secondo pezzo, con un piano molto Beatles periodo 'Sgt. Pepper's' e il ritorno al clima Genesis con un bel assolo a chiudersi su un suono di moog e su una chitarra acustica ad aprire il pezzo successivo 'The Outsider', una ballad struggente sulla solitudine e sulla speranza che arrivi per tutti, anche per chi è nelle tenebre più scure la luce “And dead inside / Clearly God doesn’t love me / So I’ll just wait outside / Watching the procession pass / The glory streams to earth at last.”
A questo punto restano “solo” 50 minuti per finire, sono tutti così, cambi repentini, citazioni, assoli, le tastiere che accelerano dando il via ad assoli di chitarra magistrali, a cavalcate di synt e pianoforti (Rudless in gran forma).
Grande musica, da ascoltare ed analizzare pezzo per pezzo divertendosi a trovare citazioni più o meno nascoste (i Deep Purple e gli Yes nella splendida 'In The Fire' ad esempio), senza dimenticare i testi, che in ogni buon concept che si rispetti formano l'asse portante di tutta l'opera, dall'attesa al di fuori del “tempio” fino alla redenzione finale e alla scoperta del tempio del Dio Vivente che è in noi stessi.
Bella l'idea (almeno nella versione per la stampa, ma potete scaricarla dal sito), delle citazioni bibliche scritte a fianco del testo, che danno l'idea che questo sia un lavoro veramente meditato e pregato con la propria vita. Cito ad esempio la prima strofa di 'Inside His Presence', (fra parentesi i brani biblici) ”And in this place of gold (1 Kings 7:50) / The ancients walked this road / There is no death (2 Tim 1:10) / There is no time (Ecc 3:15) / There is a love unknown (1 Pet 1:8) / There is a scent of home / A rainbow wreath (Rev 4:3) / A blazing throne / From a grave of stone to a world unknown / From the smoke and ash comes true life at last (Isa 61:3) / Among earth and sod the very life of God is here (Rom 8:11) / From a list of laws seeing all our flaws (Rom 8:3) / To the blind, the lame, we are all the same (Acts 10:34) / Our High Priest has come to make us all as one in Him (Gal 3:28) / The temple of his throne (Acts 7:48) / Is now not made with stone / Your very heart is now his home (1 Cor 3:16)”
Difficile premiare una canzone sopra le altre, ma 'Solid As The Sun' con le sue citazioni Pinkfloydiane (assolo di sax compreso), è una di quelle che preferiamo. Sia ben chiaro però, è solamente questione di gusti, nessun pezzo va al di sotto dell'eccellenza.
Un disco insomma tra i migliori in assoluto del 2005, da avere a tutti i costi.
Paolo Costa
Voto: 9/10
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| ::Tracklist:: |
01. The Temple of the Living God
02. Another World
03. The Outsider
04. Sweet Elation
05. In The Fire
06. Solid As The Sun
07. The Glory Of The Lord
08. Outside Looking In
09. 12
10. Deliverance
11. Inside His Presence
12. The Temple of the Living God
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