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| Autore: MORTAL TREASON |
| Titolo: "Sunrise Over A Sea Of Blood" |
| Label: Flicker |
| Anno: 2005 |
| Nazione: USA |
| Sito Ufficiale: Mortal Treason |
| Genere: death metal |
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I Mortal Treason, dopo aver debuttato nel 2004 con “A Call To The Martyrs”, cambiano formazione quasi completamente, avendo il cantante Kimbrough reclutato due nuovi chitarristi, bassista, batterista e come tastierista sua moglie Elizabeth.
La tastiera è stata una sorpresa, in quanto non era stata impiegata nell’album precedente. Ebbene, il risultato è qualcosa di incredibile: “Sunrise Over A Sea Of Blood” è qualcosa di stupendo, un album molto difficile da dover etichettare, in quanto le influenze sono varie e potrebbe essere bollato come death metal melodico, o come hardcore con una componente death molto influente o chissà in quanti altri modi. Evitando perciò di classificare questo lavoro, si può affermare che la componente death si mescola con sfuriate più prettamente hardcore e una componente gotica, dovuta alla tastiera, che impreziosisce il lavoro rendendolo così speciale.
La tastiera viene suonata in modo cupo, tetro, gotico; in ogni canzone non emerge come elemento solista, ma rimane di sottofondo, a volte appena percettibile, come a voler creare un’atmosfera particolare. Ascoltando quest’album si viene rapiti da questo suono, inusualmente utilizzato in un contesto sonoro del genere.
Le chitarre sono forti, pesanti, i riff sono veloci e possenti, ma per fortuna si integrano bene con il resto del suono, e non sono troppo pesanti come nell’album precedente in cui sembravano creare muri di suono imbattibili.
Nel complesso è un album suonato velocemente ma con ottimi cambi di tempo, passaggi, accelerazioni che non permettono all’ascoltatore di distrarsi. A volte la batteria viene suonata in modo davvero veloce sottolineando le influenze hardcore della band, ma sono solo passaggi, sprazzi che non lasciano tempo alla noia di prendere il sopravvento.
Ottimo l’intro, strumentale, di neanche due minuti, ma molto intensi, in cui la presenza di un violino suonato in modo malinconico, depresso, da un tocco di classe al suono.
Il cantante canta in growl che definire acido sarebbe eccessivo e non esatto, ma renderebbe l’idea di che tipo di growl si tratta. Non ci sono mai passaggi, frasi, parole cantate con voce pulita, che se si vuole ascoltare bisogna riprendere “A Call To The Martyrs”, l’album precedente, in cui, in più di un’occasione, Kimbrough canta con la sua voce pulita, tra l’altro molto bella.
I testi sono belli, profondi, Kimbrough non si vergogna di urlare al mondo il proprio credo, la propria fede: in un’intervista ha dichiarato che il suo scopo, sin dall’inizio, è di condividere con gli altri l’amore che si può trovare in Cristo. ‘Abaddon’ parla dell’abuso sui minori e offre parole di speranza a questi bambini; in ‘Dig Your Own Grave’ e ‘The Falling’ si parla delle ripercussioni che si hanno nel vivere una vita pensando solo a se stessi, vivendo solo guardando al proprio utile.
A mio personalissimo giudizio il miglior album estremo dell’anno.
Davide Dalò
Voto: 9/10
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| ::Tracklist:: |
01. Best Case Scenario
02. Worst Case Scenario
03. Dig Your Own Grave
04. Abaddon
05. The Falling
06. Sunrise Over A Sea Of Blood
07. Taste Of A Bitter Soul
08. These Evil days
09. One Hour From Forever
10. Death Is The Beginning
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