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| Autore: PLACE OF SKULLS |
| Titolo: “The Black Is Never Far” |
| Label: Exile On Mainstream |
| Anno: 2006 |
| Nazione: USA |
| Sito Ufficiale: www.placeofskulls.com |
| Genere: doom metal |
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Terzo album per i doomster americani Place Of Skulls, che pescano a piene mani, per questo disco, nelle sonorità più funeree dei Saint Vitus ed anche nei primi vagiti dei mostri sacri chiamati Trouble.
Il sound dei nostri è puro e classicissimo doom metal, che affonda le radici nello stile dei delle due band citate senza dimenticare i primi album dei Black Sabbath ed i Pentagram, per quanto riguarda il gusto più rock, ben presente.
Il disco è un macigno che risulterà di difficile acquisizione per chi non nutre un amore sconfinato nei confronti di questo genere musicale. Va però aggiunto che i nostri riescono a differenziare abbastanza i singoli brani, aggiungendo note di genialità come le parti di sax nell’ottima lenta e deprimente ‘Lookin' For A Reason’, ulteriormente impreziosita dalla chitarra blues suonata dal leader della band, Victor Griffin (ex-Death Row, Pentagram, Cathedral), in un assolo viscerale che afferra lo stomaco.
Song dalla cadenza rock e decisamente più diretta è invece la title track (che fa intravedere l’eredità mediata dei Cathedral degli ultimi anni), che inizia con un ritmo decisamente scatenato (per il genere) e si coniuga ad un testo in cui si evoca la salvezza a Dio, di fronte a difficoltà ed errori: “As I stand right here, my honesty has to speak / Your drugs of contentment couldn't hold me down in peace / I've got an urge to kill, and god I know it's wrong / Save me lord save me, don't need no prison yard as home / Save my soul before my last love is hate / Then I won't beg for patience and I'll become fail save.”
Ancora imponenti e meravigliose si pongono poi canzoni come ‘Changed Heart’, introdotta da una parte acustica di chitarra sempre di Griffin che dona emozioni profonde; il brano esplode poi in un cadenzato sempre molto melodico e carezzavole ma maledetto, che sgorga disperazione e necessità di redenzione.
Un altro brano, corto ma decisamente energico, è poi l’ottimo ‘We The Unrighteous’, impreziosito da un testo profondo che è un vero e proprio atto d’accusa contro il razzismo e il giudizio che gli occidentali sono indotti a porre sulle persone di altre culture: “Stop judging other, and you will not be judged / For others will treat you as you treat them / Whatever measure you use in judging others, it will be used to measure how you are judged / And why worry about a speck in your brother's eye when you have a log in your own?”
Altro brano che identifica bene il “credo” della band è il primo, ‘Prisoner's Creed’, che pone l’accento sulla compassione cristiana che dev’essere seguita con fervore fra gli uomini.
Non mancano, per Griffin, richiami al passato come il rifacimento di ‘Relentless’, sog originaria dei Pentagram, in cui il musicista ha militato. Anche in questa verisone domina un riffing rolleggiante e diretto che emana in ogni secondo un gusto oscuro anni ‘70 che vi conquisterà.
Se il doom è il vostro genere non potete fare a meno di questo CD.
Leonardo Cammi
Voto: 8/10
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| ::Tracklist:: |
01. Prisoner's Creed
02. Sense Of Divinity
03. Darkest Hour
04. Interlude
05. Apart From Me
06. The Black Is Never Far
07. We The Unrighteous
08. Interlude
09. Masters Of Jest
10. Interlude
11. Lookin' For A Reason
12. Relentless
13. Changed Heart
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