SAINT  "Crime Scene Earth"
Grande delusione per il nuovo album della leggenda di heavy metal che risponde al nome Saint; la band, che ha realizzato capolavori come “Time’s End” (1986), dopo essere tornata alla ribalta nel 2004 con l’eccezionale lavoro “Into Battle” sorprende un po’ tutti con “Crime Scene Earth”; si tratta infatti un CD scialbo, mal prodotto e privo delle idee e della grinta che il gruppo ha sempre profuso a piene mani.
Certo, l’energia c’è ancora tutta nelle chitarre di Dee Harrington e di Jerry Johnson, ma le melodie e il riffing risultano privi di personalità e non riescono quasi mai a convincere. Incredibilmente delude, in questa prospettiva, anche Josh Kramer alla voce, che nel passato è divenuto famoso per avere una voce che poteva rivaleggiare con il grande Rob Halford dei Judas Priest, band secolare a cui i nostri sono chiaramente ispirati; in “Crime Scene Earth” il singer dei Saint sembra non avere più la grinta di un tempo e nei passaggi più arrembanti le sue linee vocali sembrano troppo sguaiate e prive di fascino.
Pochi pezzi riesco a convincere almeno in parte; uno di questi è la buona ‘Everlasting God’, in cui la produzione rimane pessima (inascoltabile la batteria plastic osa di Larry London) ma le melodie intracciate dai chitarristi è più che interessante, così come gli assoli e l’inserimento di moderate parti di tastiera. Anche il ritornello del brano è uno dei pochi che riesce a “bucare” e colpire l’ascoltatore. Il pezzo a livello di testi è un esempio di devozione nei confronti di Dio: “You are the everlasting God / You are the One we bring our praise to.”
Altro pezzo riuscito è il conclusivo ‘Lost’, che inizia con chitarre ultra fast e si sviluppa come un vero anthem che glorifica e ricorda la vita da musicista negli USA dei tempi d’oro; nel caso dei Saint chiaramente la crociata per il metallo si tinge di bianco e diventa una missione per conto di Dio: “Lost in the eighty’s / VanHalen Blvd / When Schenker rocked the world / I wanna be a rock star / Down to the valley / The valley of the Preist.”
L’amore dei Saint per i Judas Priest in questo album è addirittura certificato dalla presenza della cover di ‘Invader’, un vecchio brano della band britannica che Kramer e compagni rileggono in modo eccelso (malignamente si potrebbe sottolineare come questa cover risulti il pezzo migliore di tutto l’album…).
Di certo quanto di buono viene proposto nei brani citati è in parte rovinato da track scialbe o amorfe come ‘Terror In The Sky’ o ‘Too Many’ (in questo pezzo Josh alla voce è inascoltabile) che non sembrano essere uscite dalla penna dei Saint.
In conclusione speriamo che questo “Crime Scene Earth”, che consigliamo solo ai fan del gruppo, rappresenti solo un incidente di cammino per i Saint. Per chi non conosce ancora questa band leggendaria... beh, dirigetivi su tutto il resto della discografia dei nostri, da “Time’s End” a “Into Battle”, da “The Mark” a “Warrior Of The Son”.
Leonardo "Crusader" Cammi
Voto: 6/10