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| Autore: THE SHOWDOWN |
| Titolo: "A Chorus Of Obliteration" |
| Label: Century Media |
| Anno: 2006 |
| Nazione: USA |
| Sito Ufficiale: www.theshowdownmetal.com |
| Genere: metalcore |
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Ed eccoci qui a recensire la prima fatica di questi The Showdown, quintetto metalcore proveniente da Elizabethton, nel Tennesee (U.S.A.), attivo dal 2002, ed originariamente sotto l’etichetta indie Mono Vs. Stereo. Infatti questo “A Chorus Of Obliteration” è stato ripubblicato nel 2006 dalla loro nuova label Century Media (hanno fatto un bel salto…), la quale, alla fine di Febbraio 2007, pubblicherà anche il nuovissimo lavoro “Temptations Come My Way”.
Questo “A Chorus…” gode della produzione di Bruce Fitzhugh, cantante dei Living Sacrifice, storico combo christian metalcore statunitense (l’ex-chitarrista dei quali è attualmente in forza nei P.O.D.), ed anche se ciò dà un certo prestigio all’opera nel suo settore, non aiuta comunque a digerire la produzione/mixing dell’album, che soffre di suoni molto impastati, a livello di demo… sarà anche una cosa voluta, dato il genere musicale, ma tant’è che questo tipo di produzione non avvantaggia certo la fruizione del disco .
Chiusa questa parentesi è d’obbligo soffermare l’attenzione sul dato di fatto che ci si trova davanti ad un CD di metalcore, il che potrebbe già essere di per sé esplicativo sul valore dell’opera. Perché il metalcore non è certo un genere per il quale si possa gridare ogni volta al miracolo per quanto riguarda loriginalità. Di conseguenza, tale lavoro verrà irrimediabilmente percepito in maniera molto diversa a seconda se si è dei fan sfegatati del genere, oppure se ci si considera ascoltatori occasionali.
In ogni caso, è sicuramente apprezzabile lo sforzo molto evidente, da parte della band, di costituirsi una propria e ben definita personalità a livello stilistico, creando un connubio tra le trame più classiche del loro genere principale ed altre influenze, fra le quali spicca soprattutto quella del melodic death metal di matrice scandinava.
Certamente una song come ‘A Monument Encased In Ash’ è sicuramente un ottimo biglietto da visita, sia per il devastante drumming di Andrew Hall, sia per gli arrangiamenti alquanto vari, influenzati vuoi dagli In Flames (inflazionatissimi per tutta la durata del platter, a dire il vero…), vuoi dai Machine Head più pestosi, vuoi, infine, dagli ultimi Pantera dell’epoca “The Great Southern Trendkill”. David Bunton da prova di essere un cantante parecchio versatile, alternando parti pulite molto “emo” ai classici growl death metal e a parti in scream molto (per l’appunto) in “Anders Friden style”, fino al classico vocione urlato e sguaiato tipico del metalcore. I due axemen, Josh Childers e Travis Bailey, danno prova di essere alquanto vari e melodici nelle parti soliste, le quali denotano una tecnica non indifferente. ‘Hell Can’t Stop Us Now’ si rivela una canzone pesantemente influenzata dagli In Flames, come anche ‘Epic: A Chorus Of Obliteration’ (come volevasi dimostrare già dal titolo…), contraddistinta da stacchi acustici parecchio “scandinavi”. La successiva ‘From The Mouth Of Gath Comes Terror’, è davvero un pout-pourri di influenze tra le più disparate, infarcita di “blastbeat” black metal (!!), stacchi “southern panteriani”, rallentamenti tipicamente metalcore, cori e voci da hardcore vecchia scuola, fino ad arrivare a parti epico melodiche nella coda del pezzo, di stampo, come sempre, death europeo.
La quinta e sesta traccia scivolano via in modo parecchio anonimo, essendo catalogabili come le classiche composizioni metalcore come tante se ne trovano già altrove (stesso discorso applicabile per l’ottava e la nona canzone del lotto…), mentre ‘Iscariot’ è davvero il frutto d’uno scopiazzamento parecchio pesante del già più volte citato gruppo di Gothenborg.
La decima ‘Laid To Rest’ è un lento abbastanza carino, richiamante parecchio le ballad dei ben più conosciuti Stone Sour, condita dai soliti stacchi iracondi e minacciosi, mentre la bonus track ‘Give Us This Day’ scivola via nel calderone dell’anonimato “metalcoriano” senza lasciare la minima traccia.
Dispiace quindi dare un voto non così alto al lavoro di questa band, soprattutto perché gli sforzi per superare l’anonimato connaturato al loro genere si sentono parecchio. Ma il problema, in questo caso, risiede proprio nel fatto che tali variazioni danno la sensazione di essere slegate e per niente amalgamate con il genere di base del combo, risultando, perciò, acerbe e non veramente metabolizzate dal gruppo. In poche parole, suonano forzate e per nulla naturali, giungendo di punto in bianco durante le canzoni e risultando quindi alquanto artificiose e separate dal contesto generale.
Per quanto riguarda la parte testuale delle canzoni, la si può collocare nel classico filone “positive straight edge”, essendo contraddistinta da temi come l’eroismo, i grandi interrogativi e i dolori della vita, ed anche da una certa cristianità non tanto militante, ma comunque parecchio presente nelle immagini e metafore delle canzoni. Gli spunti ci sono, la buona volontà anche, forza e coraggio, rimandati a Settembre.
Giovanni Matera
Voto: 6/10
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| ::Tracklist:: |
01. A Monument Encased In Ash
02. Hell Can’t Stop Us Now
03. Epic: A Chorus Of Obliteration
04. From The Mouth Of Gath Comes Terror
05. A Proclamation Of Evil’s Fate
06. Dagon Undone (The Reckoning)
07. Iscariot
08. Your Name Is Defeat
09. Your Name Is Victory
10. Laid To Rest.
11. Give Us This Day (bonus track)
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