ELEMENTS OF ROCK
20/04/2007
Uster (Svizzera)
Stadthofsaal
La kermesse del metal cristiano europeo che risponde al nome di Elements Of Rock rinnova anche nel 2007 un binomio molto difficile da cogliere, ossia la qualità e la professionalità unite a una discreta risposta di pubbico.
Va anche aggiunto che per quest’anno forse il bill presentato è stato meno ricco e ridondante rispetto a quello dell’edizione precedente, che vedeva la performance di stelle come Narnia e Rob Rock.
Per il 2007 come sempre viene dato largo spazio alle band di estrazione estrema e, soprattutto, particolarità di quest’annata, a sound oscuri e doomeggianti, con l’arrivo dall’Australia dei noti e fenomenali Virgin Black, dall’inghilterra dei My Silent wake, da Malta con il doom classico dei Forsaken, ecc.
Cornice dell’evento è ancora una volta la stupenda Stadthofsaal di Uster, un teatro di discrete dimensioni che conterrà i cica500 convenuti per i due giorni di concerti e lodi a Dio!
Anche quest’anno i vari fan del metal cristiano giunti da tanti paesi hanno potuto accedere anche a un nutito numero di banchetti che presentavo una vastissima scelta di CD e merchandising, tutto christian oriented.
Unico appunto negativo rimane quello della scarsità nella scelta dei generi di consumo alimentare nel palazzetto. Al contrario l’organizzazione svizzera del festival si dimostra ancora una volta eccelsa sia nel rispettare le tempistiche degli show previsti, sia per le tante occasioni legate all’evento, come i seminari e le conferenze stampa organizzate nel pomeriggio di sabato.

CREDIC
Il primo gruppo dell’evento, che ha il compito di rompere il ghiaccio, è quello dei tedeschi Credic, un act dedito ad un classico death metal vagamente di estrazione scandinava, ossia caratterizzato da diversi passaggi melodici.
La band ha attualmente all’attivo un MCD di quattro pezzi che viene proposto quasi per intero. Senza ombra di dubbio nei primi momenti la cattiva resa del sound tende a rovinare un po’ le sorti della performance dei nostri ma dopo le prime canozni in cui viene assestato il volume della voce, ben amalgamato a quello delle chitarre, anche la resa sonora nel suo insieme riesce a risollevarsi.
Colpisce positivamente la carica energica del singer Stefan Hangl, uno dei cristiani della band (non tutti i musicisti del combo sono credenti), che sul palco mette sempre molta passione ed energia.

Sebbene il genere proposto dai nostri sia abbastanza standardizzato e poco aperto a possibili variazioni la varietà compisitiva della band riesce a sorprendere per alcuni pezzi posti soprattutto in chiusura della performance, come l’ottimo ‘Unequalled’, che si apre con una parte arpeggiata, opera dei due guitar player, Oliver e Andreas, che poi si trasforma in un brano mid-tempo molto cadenzato che fa emergere anche al potenza della sezione ritmica di Waldemar (batteria) e Tom (basso).
Della prima parte del concerto colpisce soprattutto la violenza e l’aggressività di ‘Inner Dimension’, pezzo forte anche del primo MCD ei nostri.
Come inizio del festival, problemi di resa sonora a parte (nonchè fumo artificiale sparato sul palco... che ha veramente rotto le scatole per il tutto il corso del festival), si può dire di aver assistito ad un concerto non certo esaltante ma che ha guadagnato interesse nel finale.

SLIPPERY WAY
Pochi minuti per il cambio palco ed è il momento per una performance che ci ha davvero sorpreso! I sound degli elvetici Slippery way è un energico e molto moderno hard rock, che fa della melodia della chitarra il suo forte, unita a ritmiche molto sottolineate da Matz (basso) e Toby (batteria).
Colpisce la nitidezza dei suoni che propone questo gruppo, aiutata di certo dal fatto che on stage ci sono solo tre persone.
In realtà però, nonostante l’esiguo numero dei musicisti impeganti, il risultato è davvero molto pieno, complice quella bestia da palcoscenico del bassista!!
Infatti Matz si fa letteralmente “trascinare” dal ritmo delle sue canzoni e il suo ancheggiare e spostarsi in continuazione nella sua metà di palco è spettacolare: è evidente che “sente” la musica che suona.

Il concerto inizia con l’energica ‘Slippery Way’ e continua con ‘Trust’, altro brano potente e molto ritmato, nonchè primo inno del gruppo.
Dopo questo pezzo si alternano diversi pezzi nuovi di buon piglio, che dimostrano ancora come si possa coniugare con efficacia il sound datato dell’hard rock alle sonorità moderne del rock alternativo con una decisa spinta energica data da ritmi tribali, eseguiti alla perfezione da Toby. Gran spolvero anche per il cantante, Michael, che sebbene non sfoggi una voce eccelsa riesce a sorprendere per la feschezza dei riff che dipinge con la propria chitarra.
Il lato più entusiasmante di questo show è proprio nella fisicità della musica degli Slippey way, che viene ben rappresnetata dalle movenze dei musicisti sul palco, che si lasciano andare completamente al sound delle proprie canzoni.
Su finale colpisce molto ‘Hallelujah’, brano leggermente differente da gli altri, quasi un lento, in cui la melodia è davvero azzeccata e riesce a colpire lo spirito, con parole che sembrano quelle di una vera preghiera.
Ottimo concerto per una band sorprendente.

BOARDERS
E’ quindi il turno dell’unica compagine italiana! I Boarders hanno letteralmente fatto impazzire il pubblico ed è stata la prima band ad ottenere questo risultato fino a quel momento del festival.
Come iniziano a librarsi le potenti note di ‘True Rebellion’, un brano di ottimo heavy mteal classico, le perosne piùvicine al palco si avvicinano sino alla base dello stesso e cominciano a dar vita ad un fortissimo headbanging. La prima fila è tutta formata da un bel gruppo di italiani che fanno onore ala propria patria supportando l’ottima compagine capeggiata da Egi (chitarra e voce).
Dopo l’ottima opener è il turno della thrashy ‘Baptized In Fire’ e fra il pogo si scatena anche il pogo dopo l’esaltante momento inziale in cui il pubblico ha cantato con voce tonante il testo del ritornello di ‘True Rebellion’.
I pezzi da novanta del disco d’esordio dei nostri si dipanano a dovere e colpisce come sempre mltissimo l’ottima ‘Jump’, un brano di hard rock molto cadenzato che fa “saltare” anche buona parte del pubblico.
Grande emozione, come sempre, anche per ‘Never Alone’, che viene presentata senza l’intervento della voce femminile a supporto delle parti cantate da Egi. Il risultato è notevole per una semiballad che raggiungerà i cuori di utti coloro i quali si procureranno il CD dei nostri.

Nel frattempo sia Oskar al basso che Gigi alla chitarra svolgono un lavoro preciso e “chirurgico”, sottolineando con precisione sia i passaggi più speed che il riffing grasso ed hard rock che rappresenta l’altra faccia di questa stupenda band.
La prima sorpresa dello show arriv quando Markus l’organizzatore del festival, insieme ai responsabili della label dei Boarders, la Quam Libet Records, battezzano sul palco il CD dì’esordio dei Boarders, “The Word Hates Me”, in una bacinella con l’ausilio di ottima birra Svizzera.
In conclusione si alternano ancora ottimi brani come la granitica ‘Deliver You Back To Hell’, che pone sugli scudi come sempre l’ottimo Gigi, che esegue un bellissimo assolo.
La soprpresa conclusiva è la cover di ‘Symphony Of Destruction’ dei Megadeth (gruppo di cui i Boaders sono stati tributo per molti anni) che viene eseguita con l’ausilio di due ospiti, ossia il chiatrrista degli svizzeri folk-metaller Eluveite ed un musicista che utilizza un contrabbasso. L’effetto è notevole e, inutile dirlo, scatena l’ultima sfuriate sul pubblico.
Indubbiamente, insieme al concerto dei seguenti Sacrificium, il live del gruppo italiano stato quello più vissuto ed apprezzato della prima giornata.

SACRIFICIUM
Dopo già essere stati intrattenuti benissimo specialmente dai Boarders, ecco che cominciamo ad arrivare al piatto forte di questa serata con un po’ di sano ed energico death metal.
Il pubblico è molto presente e trepidante, l’atmosfera si scalda piano piano finché finalmente i quattro tedeschi si presentano sul palco. Subito scatta la molla che tutti gli amanti del death metal aspettavano: chitarre potenti, batteria violenta e molto precisa ed una voce che spazia dal growl allo scream.
Finalmente i suoni cominciano ad essere modulati un po’ meglio ed il piacere sale anche grazie all’atmosfera che si viene a creare nel pubblico che partecipa con grande entusiasmo bangando, pogando e gridando a squarciagola i fantastici versi dei Sacrificium.
Il genere, per entrare un po’ più propriamente nello stile musicale, è un death con molte influenze melodiche alla svedese che non tralascia però mai brutalità e schiettezza nel proporsi al pubblico.

In quanto a presenza sul palco, purtroppo, si deve dire che, se non fosse per l’agitatissimo cantante Claudio, il tutto sarebbe sembrato un poco statico. D’altra parte, però, la buona qualità del gruppo e l’ambiente nella platea hanno mitigato quasi del tutto questa lacuna che a volte può costare cara.
In complesso un ottimo concerto che ha dato la possibilità a tutti noi di comprendere che i Sacrificium sanno essere ancora più brutali, veloci ed apprezzabili addirittura live che su CD e a detta dei membri sempre da noi intervistati, l’apparizione all’EoR è stata probabilmente una delle migliori performance di sempre sia a livello di sound sia a livello di massa e coinvolgimento di pubblico.
Insomma, questa seconda apparizione dei Sacrificium all’EoR è senz’altro stata una delle migliori per il pubblico.

MY SILENT WAKE
Dopo il terremotante show dei tedeschi Sacrifiucium si passa ad un sound decisamente “catacombale” con il doom-death degli albonici My Silent Wake. Gli inglesi, capitanati dal singer/chitarrista (nonchè maggior compositore della band) Ian Arkley, dimostrano di saperci fare sul palco, nonostante annuncino di andare on stage per la prima volta. Ricordiamo che Ian è una vera icona del metal cristiano, avendo suonato in innumerevoli band importanti per il filone, come Seventh Angel, Ashen Mortality, Century Sleeper, Paramaecium, The Other Window.
Per quanto riguarda il piglio del combo va detto che al contrario del sound oppressivo e cupo proposto i membri del gruppo dimostreranno anche fra il pubblico di essere particoarmente radioso e capace di divertirsi, sia suonando sia seguendo divertendosi lo show degli altri musicisti (i nostri sono sembrati particolarmente rapiti dalla performance dei Forsaken e dei Virgin Black del giorno successivo).

Con all’attivo due album i My Silent wake spaziano fra i pezzi più cattivi e in growl del primo album “Shadow Of Sorrow” e quelli più melodici del secondo “The Anatomy Of Melancholy”. Colpiscono in particoalre pezzi magnetici e profondi come la datata ‘Burning’ (anche se il primo album è uscito solo nel 2006) o la più recente ‘The Dying Things We’re living For’. Il sound dei nostri è abbastanza ricco e lascia spazio agli inserti più melodici dettati dal cello di Kate Hamilton, che alterna anche parti con tastiera.
Nei pezzi più ferali il buon Ian viene affiancato al microfono dal cantante presente anche nel primo disco. Se nelle prime battute il live risulta divertente e corroborante con il procedere del set pian piano l’attenzione del pubblico scema e i brani, un po’ troppo simili a livello compositivo, risultano meno efficaci.
Nel complesso, comprese alcune inesattezze esecutive, la performance dei My Silent Wake non è una delle migliori del festival, fatta salva l’interessante proposta dei nostri.

ADMONISH
La chiusura della prima giornata del festival è nelle mani dei blackster svedesi Admonish e il loro live colpisce nel segno convincendo sin dalle prime battute.
I suoni tutto sommato non sono male e permettono agli astanti di godere appieno del black metal melodico, cadenzato ed a tratti folkeggiante che contraddistingue la musica degli Admonish.
A livello di proposta i nostri, in quest’occasione, sottolineano decisamente il lato cadenzato che caratterizza i loro sound; la presenza scenica non è eccessivamente marcata e convince il growl profondo e intenso di Martin alla voce.

Si rimane colpiti dall’ottima amalgama di momenti cantati in growl e quelli in cui interviene uno dei due chitarristi, Warja, che canta in pulito, soprattutto i brani tratti dal primo MCD della band, come ‘Den Yttersta Tiden’ (title track del MCD). Non mancano ovviamente i brani più recenti come l’ottima opener di “Insnarjd”, ossia ‘Tower Of Strength’, a cui viene tributata una giusta ovazione dal publico presente in sala.
A dir la verità, vista l’ora e la stanchezza accumulata, ormai sono abbastanza pochi i metalhead che seguono sino alla conclusione lo spettacolo della band svedese ma sicuramente tutti gli amanti del metal estremo non si perdono nemmeno una song degli Admonish, che quindi concludono egregiamente la prima giornata di questo Elements Of Rock 2007.
Leonardo Cammi
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