Dopo l'edizione dell'Elements Of Rock 2008, concentrata su gruppi di estrazione soprattutto europea, il più prestigioso christian metal festival del nostro continente torna nel 2009 ad ospitare nomi che giungono da oltre oceano.
L'unica defezione davvero grande è stata quella dei Crimson Moonlight, ampiamente anticipata, che sono stati sostituiti in modo egregio dagli altrettanto bravi blackster e svedesi Shadows Of Paragon.
Quest'anno presso la Stadthofsaal di Uster si sono esibiti artisti di gran livello come gli statunitensi Cage e Theocracy ed anche i redivivi inglesi Seventh Angel.
Nel corso della due giorni svizzera non sono mancati come sempre diversi momenti di aggregazione e discussione sia con i gruppi che con personaggi del calibro di Pastor Bob, fondatore di Sanctuary e padre nobile di moltissime band christian metal degli anni '80. La sua presenza è un appuntamento fisso ed immancabile per quest'evento che ogni anno riesce a sorprendere e soddisfare in ugual misura.
DISOBEDIENCE
Il compito di "iniziare le danze" per l'Elements Of Rock 2009 è degli svizzeri Disobedience, autori di un fantomatico death metal che non disdegna mix con altre forme estreme.
Prima del loro show, però, c'era una piccola sorpresa per gli astanti, ossia la performance di una giovane truccata in stile orientaleggiante, che si è esibita in una danza del ventre, ovviamente vestita come si confà al tipo di spettacolo proposto. La giovane era accompagnata da un paio di song di gothic elettronico che facevano da sfondo ad una sorpresa davvero inaspettata per un festival di metal cristiano.
Dopo questa parentesi è quindi il turno dei Disobedience, che sul palco scatenano un'orgia di suoni estremi "inestricabili", nel senso che nel corso della breve esibizione la confusione ha regnato sovrana, a fronte di brani assai confusi e un impatto mutilato da chitarre presenti a tratti e di un drummer, Philippe, che, poveretto, ha sbagliato diverse volte, complice sicuramente il fatto di non aver sentito quasi nulla on stage.
I Disobedience si sono presentati con una formazione che forse deve ancora decidere in che modo sviluppare il proprio sound, che incamera di tutto, dal thrash al death, passando anche per roboanti momenti di puro brutal. Nel corso del concerto abbiamo potuto ascoltare una versione discreta di 'Bloody war', già presente sull'unico EP sino ad ora prodotto dei nostri e altri pezzi ancora non noti come la distruttiva 'Released From Hell'.
Come note positive di questo show non certo eccelso citiamo da un lato la buona carica imposta sul palco dal cantante, Matt, e l'unico momento divertente dello show, legato all'esecuzione della finale moshy 'God Gave Thrash Metal', un vero inno dal quale i Disobedience dovrebbero ripartire per decidere quali saranno i connotati della loro proposta.
DIVIDING LINE
Già visti in questa sede nel 2006 tornano gli svizzeri Dividing Line, con un sound che rispetto al passato lascia in parte i lidi del metal per abbracciare quelli di un sottile e mellifluo happy dark rock; l'ispirazione che deriva dagli statunitensi Saviour Machine è quanto mai evidente, soprattutto nello stile teatrale con cui il singer Reto si propone al pubblico ed anche negli arrangiamenti maestosi ed "ampiamente" melodici che suggellano ogni composizione.
In tal senso sottolineiamo il lavoro proficuo compiuto propio dal tastierista/pianista Matthias Stober, che con il proprio strumento riesce a dare un'anima precisa alle composizioni della band; anche il suo stile nel vestire rende personali e riconoscibili i Dividing Line che fanno del dark-gothic-rock una bandiera da porre al servizio della christain music.
Il loro show è quindi del tutto positivo complice anche, rispetto al passato, una maggiore cura della linea ritmica, guidata in questo caso dall'esperto batterista Peach Luthi e in seconda battuta dalla giovane bassista Kathrina Kunz.
Ovviamente a farla da padrone in questo show sono i brani presenti sul primo album completo intitolato "Vanitas" e messo in vendita a partire da maggio. La copertina del CD, colorata e luminosissima, riassume egregiamente la proposta dei nostri.
Il set list si apre proprio con uno di pezzi nuovi, 'The Die Is Cast', che pone l'accento sull'ambito rock dei nostri; il brano sembra un classico apripista anni '80, con un ottimo passaggio memorizzabile di tastiera eseguito da Matthias; il pezzo si arricchisce nel finale con una progressione interessante della linea ritmica.
Altri momenti convincenti sono legati all'esecuzione della ritmata 'In The Light', in cui Reto inizia cantando con voce filtrata; il pezzo si apre in una melodia gothic che convince e ci riporta ad un sound orientato al rock anni '70 ma il cui approccio è senz'altro moderno.
Non sfigurano neanche, nel set, pezzi più datati come le discrete 'Not In The Mood' e 'Shadow Of Fear', più teatrali e tratte dal primo EP "Dividing Line".
Grandioso il finale dettato da pezzi come la drammatica 'He Is Hope', fortemente caratterizzata da maestose parti di tastiera, il cui titolo dice già tutto circa l'approccio cristiano dei nostri.
Tutto sommato quindi il gruppo elvetico ha saputo presentare pezzi che hanno adesso una loro personalità ed ha anche proposto un'immagine di settorre decisamente azzeccata.
RIFT
I tedeschi Rift salgono sul palco a fronte dell'uscita di un EP intitolato "The Practice Of Misleading", capitanati da un nome ben noto all'Elements Of Rock, ossia Claudio Enzler, già frontman degli storici deathster Sacrificium e dei più recenti Thy Bleeding Skyes (con entrambi i gruppi il cantante si è esibito a questo festival).
L'approccio on stage dei nostri è volto a miscelare un metalcore melenso e lento ad un death metal cadenzato e pesantissimo.
Si aprono le danze con la potentissima 'Cyst', che evidenzia ottime parti ritmiche dettate del "robusto" bassista John Taves, unite ad aperture melodiche di chitarra, sottolineate dall'opera di Clint Harrell e Carmen Clark.
Emblema dell'approccio dei Rift è la cadenzatissima 'Fade', che unisce la pesantezza di fondo ad un buon growl. Peccato che però questa formula, dopo un paio di pezzi, cominci a risultare davvero indigesta.
Nulla possono in tal senso, anche i frequenti inserti melodici delle chitarre, che, al contrario, sembrano momenti sfilacciati rispetto al contesto brutale e finiscono con il demolire quel poco di buono che porta avanti questa proposta, ossia l'aggressività.
Il risultato è quindi uno show tronfio, lento e monotono con growl gutturali e profondi che si alternano a interminabili parti melodiche assolutamente fuori posto.
Considerando che i suoni che hanno avuto a disposizione i Rift sono stati fra i migliori della giornata non possiamo non sottolineare la delusione per questa proposta che forse potrà offrire di più in versione studio.
VINDEX
L'anno scorso i Vindex dovevano reggere il vessillo dell'heavy metal classico all'Elements Of Rock ma dovettero dar forfait poco tempo prima della performance per motivi di salute di un membro della band.
Ora la band slovacca si presenta agli spettatori dell'Elements Of Rock con una set list ben precisa, che alterna brani dei due album prodotti a tante, forse troppe cover di gruppi noti come Accept e Judas Priest. E' chiaro come questi due gruppi siano alla base dell'ispirazione dei nostri ma dedicare quasi metà dello show a canzoni, seppur famose, di altri, a nostro avviso è stato un errore fin troppo evidente.
E' anche palese come l'ottimo singer Ludek Struhar abbia una voce roca ed assolutamente vicina a quella di Dirkschneider ed infatti le due cover di 'Fast As A Shark' e 'Metal Heart' hanno mandato in visibiglio l'anima più metallona presente al festival, con il risultato di vedere tanti ragazzi scatenarsi in un divertentissimo air-guitar. Non da meno èstato il risultato con l'esecuzione della priestiana 'Breaking The Law', che ha fatto notare come Ludek sia a suo agio anche con toni più alti.
Detto questo va anche aggiunto che altrettanto interessanti se non di più, sono stati propri i pezzi scritti dalla band, a partire dalla power oriented 'Gloria', forse la song più christian scritta dai nostri insieme alla melodica 'Brighter Than Stars', anch'essa proposta al pubblico, che ha gradito rispondendo con un giusto entusiasmo.
Unico accenno negativo del concerto è stato un iniziale problema al microfono del singer che ha mutilato la track iniziale.
Per il resto lo show è proseguito alla grande anche per i pezzi più cadenzati come l'ottima 'No Middle Ground'.
Lo show ha messo in evidenza un'ottima preparazione da parte di tutti i componenti del gruppo, con una nota in particolare per il chitarrista Filip Kolus, che ha eseguito un lungo e funambolico assolto in stile Malmsteen, mandando in visibiglio gli amanti della sei corde.
Tutto sommato un concerto ottimo che avrebbe convinto ancor di più se fossero state eseguite più canzoni del repertorio composto dal gruppo.
INEVITABLE END
Anche gli Inevitable End, come del resto i Dividing Line, erano già stati protagonisti nel festival datato 2006, per l'esattezza come gruppo di chiusura dell'evento. All'epoca i nostri avevano appena realizzato un Demo di death-thrash discreto ma non certo di grandi pretese.
Oggi il gruppo svedese torna sul palco dell'Elements dopo aver dato alle stampe il debutto ufficiale "The Severed Inception", un dirompente esempio di brutal death-grind che unisce un'aggressività incredibile ad un buon tasso tecnico-esecutivo.
Questa miscela viene scatenata ad una velocità folle e senza freni sul palco della Stadthofsaal, dove i quattro musicisti saltano e corrono senza sosta per tutta la durata della set list; in tan senso notiamo l'incredibile dose di energia belluina che esplode letteramente dal bassista Emil Westerdahl e dal chitarrista Marcus “Skagget” Bertilsson (entrambi anche in forza ai Miseration). I due musicisti barbuti sembrano dei veri e proprio berserker in preda a reazioni incontrollate, con il chitarrista in particolare, che non teme nemmeno di salire sugli ampli dello stage, rischiando di cadere e rompersi l'osso del collo.
Lo show degli Inevitable End è quindi retto da una performance di pura energia e condivisione che alimenta nel pubblico una sete assurda di headbanging e pogo. Gli astanti cominciano a lanciarsi indiscriminatamente nel noto "ballo" metal creando un pit incandescente sotto il palco e dando vita per questo concerto al momento più aggressivo dell'intero festival.
Note negative di questa performance sono state da un lato i suoni non perfetti (basso inesistente), che soprattutto mortificavano la Wall Of Sound per le prime fila degli spettatori, ossia i più coinvolti anche emozionalmente.
In secondo luogo la proposta, fin troppo identica a se stessa, per quanto ottimale, alla lunga ha rischiato di diventare un po' pesante e indigeribile; non è un caso se alla fine del concerto erano presenti in sala praticamente solo i più accaniti fan del metal estremo.
ILLUMINANDI
Ritorno su palco dell'Elements anche per i polacchi Illuminandi, che già avevano chiuso egregiamente l'edizione 2007, sostituendo all'ultimo minuto i The Awakening.
Ora i nostri si esibiscono in Svizzera nella prima serata del festival con una posizione evidente di headliner, più che meritata sia per la qualità delle composizioni proposte che per i progressi dimostrati in questa sede.
La prima annotazione che va fatta è relativa alla difficoltà riscontrata nel sound check e dovuta alla miscela complessa e numerosa di strumenti che gli Illuminandi hanno portato sul palco.
Quando però i lavori di preparazione sono stati conclusi e i nostri hanno iniziato lo show tutto ha funzionato a meraviglia e il gruppo ha proposto uno spettacolo di grande impatto, nettamente superiore anche al più che buon concerto di due anni fa.
Ora, a fiancheggiare Jan Trebacz, chitarrista e singer "pulito", abbiamo in pianta stabile il growling di Radoslaw Solek, che ben si sposa ai pezzi dei nostri, innervandoli della giusta dose di aggressività.
Il concerto inizia con le note 'Is Qui Est' e 'Jezdiec' tratte dall'edito EP "Illumina Tenebras Meas" ed è subito tripudio per i nostri, complice la ritmica folk elegante dettata dal violoncello di Antonina Witkowska e dal violino di Krzysztof Kawa.
La musica dei nostri non deve però per questo essere confinata all'ambito folk-metal, in quanto le partiture e le soluzioni melodiche scritte dal combo sono decisamente più sofisticate rispetto a quelle della media dei gruppi che si rifanno a questo stile e la risposta più che eccellente da parte del pubblico è dettata appunto da una sapiente dote compositiva che premia l'aspetto tecnico ed anche quello più diretto ed immediato.
I nostri continuano lo show in un crescendo emozionale che raggiunge il suo apice in pezzi come l'ottimo 'Hymn Of All Creation', uno dei pochi in inglese.
Gli illuminandi, che hanno in cantiere finalmente il primo vero e proprio full-length in uscita a fine estate (dopo innumerevoli Demo ed EP) non mancano di stupire anche con l'esecuzione di alcuni inediti che riconfermano l'abilità dei nostri nel fondere egregiamente influssi di musica classica alta a quella più popolare e di renderli assolutamente permeabili al metal.
Di conseguenza anche i brani che il pubblico non conosceva hanno raccolto scrosci di applausi.
Il gruppo, quasi interamente vestito con un verde militare, mostra oggi anche un'attitudine e un'immagine personale, che sicuramente renderà ancor più riconoscibile il CD di debutto. In particolare segnaliamo la performance del chitarrista Aleksander Koziol, ottima spalla di Jan, che ha suonato tutto lo show a piedi nudi.
Il set della band polacca si chiude con un brano dal lontano passato, ossia la sempre romantica e soffusa 'The Promise', che rivisitata con la line-up odierna riesce a "bucare" ancor di più.
MISERATION
Quando i Miseration salgono sullo stage è ormai notte fonda e il pubblico purtroppo è in larga parte assente, decimato dalla stanchezza che è stata prodotta da una giornata all'insegna di metal ed headbanging.
Un vero peccato per la formazione svedese che vede alla chitarra solista un mastermind della scena metal cristiana, ossia Jani Stefanovic, già compositore e strumentista (non solo alle prese con la chitarra ma anche con batteria e voce) in innumerevoli gruppi, da DivineFire a Essence Of Sorrow, da Renascent a Hilastherion ed altri ancora.
Al suo fianco troviamo due furie scatenate già viste oggi, ossia Marcus (chitarra) ed Emil (basso) degli Inevitable End, i quali, tutt'altro che distrutti dalla prova al fulmicotone della loro prima band, scatenano sul pubblico un'altra dose di buon death metal.
Rispetto al sound degli Inevitable End quello dei Miseration è meno veloce ed aggressivo e più basato su passaggi solisti e tecnica e quindi i due musicisti sono più controllati e attenti alla propria prestazione.
A completare la formazione abbiamo il batterista Rolf "Stuka" Pilve e il volenteroso singer Christian Alvestam, già ascoltato con gli Scar Simmetry ed altri gruppi secolari. Il frontman, a fronte di un pubblico stremato, fa di tutto per trasmettere nuove riserve di energia ma nulla si può di fronte alla mancanza evidente di forze che relega lo show dei Miseration ad un buon esercizio di stile ma privo (a parte alcuni coraggiosi e resistenti) della cornice ideale di headbanging e pogo che dovrebbe accompagnarlo.
La miscela sonora del gruppo si riversa con precisione e propone quel death metal di stampo chiaramente scandinavo che conosciamo ormai alla perfezione, condito in modo egregio dalle parti soliste di Stefanovic che, per nulla infastidito dallo scarso numero degli astanti, inanella una serie di prove più che buone, ritagliandosi di fatto il ruolo di artista principale del gruppo.
La chiusura della prima giornata dell'Elements Of Rock 2009 viene suggellata quindi da uno show tecnicamente ineccepibile ma forse a tratti un poco freddo e poco seguito.