Quest'anno l'Elements Of Rock come sempre ha presentato, nella mattinata di sabato 23 maggio, il momento di adorazione e predica, eseguiti puntualmente da Jim LaVerde (noto bassista dei melodic metaller Barren Cross) e dal suo gruppo, che ha accompagnato la preghiera con alcuni classici del worship più coinvolgente; a seguire è arrivata la sempre graditissima predica di Pastor Bob, vera e propria icona del movimento christian metal, attivo da alcuni decenni.
A seguire, nelle prime ore del pomeriggio, si sono svolti alcuni seminari di approfondimento, visto che come sempre l'Elements Of Rock oltre alla musica offre anche occasioni di incontro (davvero uniche) con gli artisti. In questo caso la gamma di possibilità è stata decisamente più povera rispetto al passato in quanto le uniche due opzioni possibili erano la possibilità di assistere ad un'intervista con i riformati thrasher Seventh Angel, che si è svolta sotto la supervisione di pastor Bob Beeman, o una conferenza con Fredrik dei blackster Shadow Of Paragon, che ha parlato del modo di intendere la fede e la chiesa rispetto al suo genere musica ed al suo gruppo.
Ben presto è arrivato così il momento di iniziare una nuova cavalcata di musica metal che spazia come sempre fra vari e differenti generi; va aggiunto che quest'anno il bill della seconda giornata è stato decisamente più importante e interessante da seguire rispetto a quello di apertura.
BLOOD DRIFT
Verso per 16,30 salgono sul palco i giovani Blood Drift, dediti ad un death metal estremamente violento e dinamico. Autori fino ad ora solo di un Demo di tre pezzi intitolato "Thrursting Plagues" notiamo come preferiscano su questo palco proporre materiale nuovo e più recente.
I nuovi pezzi, come 'Inheritance Of The Heathens', si rivelano eseguiti on stage a velocità folle e non sempre precissimi. Il frontman della band, Matthias (noto anche come figura importante nell'ambito della scena christian in quanto è il creatore proprietario del sito www.jesusmetal.com e collaboratore di www.firestream.net), si dimena come un ossesso e riesce ad attirare l'attenzione del pubblico presente ancora in scarso numero.
Detto questo va aggiunto che uno dei due chitarristi non è presente e questo mina il muro di suoni che il brutal death dei nostri dovrebbe creare.
Il resto della band si impegna al massimo cercando di mediare l'assenza della sei corde con una velocità ancora più estrema. Il risultato è che alcune volte il batterista Korneel è un po' alle corde, ma tutto sommato l'impatto dei nostri viene ben accolto dai fanatici deathster presenti. In conclusione i Blood Drift non hanno convinto in pieno ma non avevano nemmeno tutte le possibilità per farlo.
MORGENROEDE
Si resta in ambito estremo con i Morgenroede, gruppo che si rivela un'assoluta sorpresa per l'Elements Of Rock 2009; questo lo affermiamo poichè in primo luogo attualmente i nostri non hanno ancora pubblicato nulla di ufficiale quindi la stragrande maggioranza dei brani eseguiti non li conosce nessuno, in secondo luogo perchè troviamo come frontman il noto Ronny Hansen, già leader dei leggendari Antestor.
Il gruppo norvegese propone un black metal eseguito con tecnica impeccabile, grazie ad una coppia di chitarristi virtuosi come Vegar Loetveit e Robin Ognedal che non disdegnano assoli di ottima fattura; la band colpisce in modo completo grazie anche alla precisione della linea ritmica di Steinar Jeffs al basso (giovanissimo) e Jo Henning Boer Ven alla batteria. I pochi inserti sinfonici sono opera del lungo e biondocrinito Didrik Vareide che aggiunge un quid di epicità al sound dei nostri.
L'unico brano riconoscibile è l'ottimo 'Nemesis', che è uscito anche come single ed è l'unico brano conosciuto sino ad ora dell'act norvegese.
Visto il numero esiguo di brani realizzati sino ad ora i nostri non mancano nel finale di offrire al pubblico anche una chicca come la cover del brano dei Vaakevandring intitolato 'Fall Of Man' che con il suo incedere magico strega gli astanti.
A conferma della fame di Ronny molti ragazzi del pubblico non aspettano altro che si concluda un brano per invocare a gran voce gli Antestor ma la gig di oggi conferma che il futuro si chiama Morgenroede per questi musicisti norvegesi.
Una sottilineatura ulteriore nel finale, per la resa esecutiva dei pezzi, suonati con un piglio professionale nonostante la giovane età.
Rimane invece il dubbio riguardo all'opportunità di presentarsi di fronte ad un pubblico informato ed esigente nell'ambito della scena christian come quello dell'EORcon nessuna release da poter proporre.
DARK SKY
Dopo un paio di gruppi dedicati al sound più estremo con i teutonici Dark Sky ci spostiamo sul versante del metal melodico; i nostri, non molto conosciuti al di fuori della Germania, danno vita ad uno spumeggiante show che è quasi completamente incentrato sul loro ultimo album da studio, ossia "Empty Faces" del 2008 (forse con l'intento di promuoverlo nuovamente).
La metà del set dei nostri, praticamente la prima parte dello show, comprende per l'appunto i brani più riusciti dell'ultima release, dall'opener scopiettante intitolata 'Hands Up', che permette subito al chitarrista "crestato" (uno stile inedito per questo class metal) Steffen Doll di mettersi in bella mostra.
E' però evidente, sin dalle prime battute, che il singer Frank Breuninger, il vero credente della band, nonchè autore dei testi, risulta a conti fatti la star assoluta del combo.
I suoi acuti e la sua performance sono eccellenti sia nei pezzi più potenti e veloci come 'Send Them To Hell', una vera mazzata metal, sia nelle track più ariose come 'Empty Faces', il brano più americano del loto, dotato di ottimi cori e con uno spazio importante anche per le tastiere di Claudio Nobile.
Con il prosequio dello show ci si diverte con l'esecuzione con la cover di un classico della disco music, ossia 'Maniac', che ovviamente i nostri realizzano con una verve rockeggiante che conquista subito il pubblico e fa cantare tutti.
Il caldo nel frattempo comincia a farsi insopportabile all'interno della Stadthofsaal come dimostra l'elegantissima camicia indossata da Frank che, per quanto professionista, non riesce a non far trasparire quanto stia costando in termini di sforzo fisico la prova di suonare in una vera e propria fornace.
In conclusione del concerto i nostri non mancano di eseguire anche alcuni brani delle release più datate come l'hard rock melodico di 'Play The Game' da "Living And Dying", brano caratterizzato da un coro in pieno Europe-style, oppure ancora la settantiana 'Cute Little Lies'.
Indubbiamente il primo assaggio di metal melodico ha sortito gli effetti desiderati considerando i visi soddisfatti dei presenti.
THEOCRACY
I Theocracy, fra le band presenti all'Elements Of Rock 2009, era forse una delle più attese, come si è potuto constatare dalla partecipazione convinta di molti giovani fan.
Del resto i nostri, autori di un power metal estremamente variegato e per nulla scontato, hanno incredibilmente messo d'accordo la critica di tutto il mondo con l'ottimo secondo album intitolato "Mirror Of Souls" uscito nel 2008.
Chiaramente la parte del leone, in questa performance, è proprio legata all'esecuzione dei pezzi più riusciti di questo masterpiece.
Si comincia proprio con l'opener del CD, ossia la maestosa 'A Tower Of Ashes' per continuare con la più quadrata ed allo stesso tempo ariosa 'Martyr'.
Sin dalle prime battute si apprezza la professionalità e la precisione di un combo che ha fatto dell'accostamento fra melodia e perfezione esecutiva il proprio standard.
Un plauso va fatto anzitutto al singer Matt Smith che ha saputo entusiasmare con acuti identici a quelli che si possono ascoltare su disco, nonchè per una presenza scenica di tutto rispetto.
Forse l'unico appunto che può esser fatto al resto della band è una non perfetta proposta a livello di presa di possesso del palco e una certa staticità da parte di bassista e batterista; purtroppo è noto come questa band non esegua moltissimi concerti e questo può essere il motivo principale di una certa legnosità in alcuni momenti.
Si tratta però di dettagli di fronte alla magnificenza di esecuzione di brani come 'Mirror Of Souls', una vera e propria sinfonia in formato power, più di venti minuti di musica mai banale che potrebbero fornire tutte le idee necessarie ad una band nella norma per registrare un CD intero.
Un ottimo concerto che include un solo brano del primo album, ossia l'ottima 'Mountain' e due pezzi ancora inediti (come sottolineato dal singer il nuovo disco è praticamente già pronto in quanto molto tempo era passato fra la pubblicazione del primo CD e quella del secondo), ossia 'Nailed' e 'Fairytale', che non fanno registrare notevoli cambiamente nel trademark dei nostri.
SEVENTH ANGEL
Torniamo al lato più cupo ed estremo del metal con gli inglesi Seventh Angel; i nostri, forti di un'inaspettata e graditissima reunion, si ripropongono dal vivo dopo più di quindici anni dallo split avvenuto all'indomani della seconda release ufficiale, ossia "Lament For The Weary" del 1992.
E' evidente che l'intento del gruppo sia sincero e colmo di passione visto che insieme ai vecchi cavalli da battaglia vengono presentati anche tanti pezzi del nuovo disco in uscita ossia "The Dust Of Years".
Gli interrogativi rispetto ai nuovi pezzi sono tanti vista la differente storia dei musicisti coinvolti nella band, da una parte Ian Arkley (chitarra e voce growl) che ha suonato in questi anni in tantissime band di doom-death (giusto per ricordarne alcune... My Silent Wake, Ashen Mortality, Century Sleeper...), dall'altra parte Simon Bibby (chitarra e voce pulita nei nuovi Seventh Angel) e Mark Broomhead (basso) che per anni hanno portato avanti i Fire Fly, band di metal/rock elettronico e alternativo.
Il risultato di questo mix di esperienze, che si completa con la prova del primo batterista Tank, è evidente in pezzi come il coinvolgente 'Weep Not For Us', che unisce le primordiali spinte thrashy ad una sofferente impronta doom e ad una ricerca melodico alternativa che incuriosisce e conquista. Lo stesso gusto di esplorazione lo possiamo constatare in brani come la cadenzatissima ed oscura 'Lamentations', aperta dalle linee vocali pulite di Bibby che vengono stravolte dal growl sinistro e sofferente di Arkley.
Ovviamente molti dei presenti volevano ascoltare anche i pezzi più noti del combo ed infatti il concerto inizia proprio con l'opener del secondo disco, ossia 'Life In All Its Emptiness', che all'epoca dell'uscita fece parlare di doom-thrash, formula inedita all'inizio degli anni '90.
La vervé dei nostri è ottima sin dalle prime battute e sul palco il gruppo si diverte come dimostrano i numerosi siparietti di Ian Arkley, che dopo l'esecuzione di un intro finge di lasciare lo stage, o le continue battutine sulla temperatura equatoriale che ha rischiato di far sciogliere non solo i musicisti ma anche il pubblico.
Colpiscono a fondo anche gli assalti della cupa 'Dark Shadow'. Unico appunto stonato è l'assenza di brani dal primo disco, "The Torment", forse perchè più ancorato ad un sound classicamente thrash e distante dal gruppo di oggi.
In ogni caso lo show dei Seventh Angel è stata un'ottima prova di musicisti che possono stupire con le loro prossime composizioni.
CAGE
Ormai in piena notte il pubblico attende un po' di più per il cambio palco degli statunitensi Cage, che propongono anche una scenografia che si incentra su due gigantografie della cover dell'album in uscita "Science Of Annihilation" ed una posta dietro la batteria, del precedente pluriosannato CD "Hell Destroyer", di cui molti dei presenti si aspettano di poter ascoltare diverse tracce.
Il gruppo convince immediamente sin dall'esecuzione del primo brano, l'opener dell'ultima release, la possente 'Planet Crusher'. E' evidente come nessuno conosca il pezzo ma il sound perfetto, pulito e possente dei nostri conquista immediatamente.
Il metal classico e sparato a mille dei Cage si basa su un'amalgama perfetta che unisce il virtuosismo e l'energia delle chitarre di Garcia e McGinnis alla linea ritmica spaccasassi di Leggio (batteria, ex Psychotic Watlz) e Giordano (basso), che con il suo basso nero a forma di enorme ascia frastagliata conquista il palco con personalità.
Citiamo per ultimo il frontman della band, Sean Peck che per tutto il concerto darà vita ad una performance eccellente, fatta di energia, pose classiche alla Judas Priest e un diluvio di acuti che hanno colmato la sala del festival rishciando di farne crollare il tetto.
Il concerto continua con grande energia, spaziando anche fra i precedenti dischi, come dimostrano l'esecuzione della cavalcata 'I'm the King' o la killer song 'Kill The Devil', il cui coro viene cantato da tutti gli astanti.
Ma il furore più elevato lo si raggiunge con la presentazione di 'Hell Destroyer' brano che tutti aspettavano di cantare in compagnia di Sean. La potenza sprigionata dalla coppia di chitarristi è devastante e il pezzo si dipana fra cori cantati a squarciagola con il pubblico entusiasta (innumerevoli i fan alle prese con l'ormai classica "air guitar", compresi due dei componenti dei Seventh Angel, che in prima fila seguono divertendosi lo show).
Nel frattempo, fra un blocco di tre/quattro pezzi e l'altro, Peck cambia d'abito, passando dalla lunga giaccia metallica al giubbotto sfoggiato a metà show.
A rendere ancor più entusiasmante lo show collaborano poi i suoni, che finalmente rendono al massimo e permettono di godere pienamente di una performance senza sbavature.
Possiamo ancora ammirare l'esecuzione di brani nuovi come la velocissima 'Speed Kills' o la cavalcata 'Spirit Of Vengeance'; nel finale viene richiesto a gran voce 'Christ Hammer', brano cardine del concept album christian oriented "Hell Destroyer". I Cage non tradiscono le attese e nonostante il pezzo non fosse presente nella tracklist del tour europeo i nostri la propongono al pubblico ottenendo una straripante ondata di consenso.
Il concerto si chiude con un successo pieno che incorona i Cage come miglior band dell'edizione 2009 dell'Elements Of Rock.
SHADOWS OF PARAGON
La chiusura del festival viene affidata, come da tradizione, ad un gruppo estremo. Quest'anno è il turno degli svedesi Shadows Of Paragon (che di fatto hanno sostituito i Crimson Moonlight). La band capitanata dal bassista Jorundr ha dato vita, di fronte ad un pubblico di estremisti sonori ormai ridotto in numero, ad uno spettacolo convincente con la proposta di un black metal sinfonico ma senza esagerazioni.
Il gruppo purtroppo non ha potuto dare il massimo in quanto una serie di inconvenienti tecnici hanno minato e resa problematica la performance; in primis la batteria di Johansson (anche negli Inevitable End che hanno suonato la giornata precedente) ha patito diversi problemi di volumi; in secondo luogo il microfono di Karg (agghindato con una sorta di camicia di forza) si è smontato in due occasioni rovinando un altro brano; infine anche le basi registrate, necessarie come introduzioni dei tanti complessi brani, hanno cominciato a far le bizze.
Nonostante questa sorta di disastro i nostri hanno convinto quando sono riusciti ad eseguire i migliori pezzi del loro nuovissimo EP "Fear Of Being Forever" che è stato messo a disposizione in download gratuito e non stampato (il lavoro funge da apripista al full lenght di prossima pubblicazione "Through The Valley Within").
Con una certa sorpresa non viene eseguito nulla dal primo EP dei nostri, ossia l'omonimo "Shadows OF Paragon", che ora viene considerato superato.
Sul palco la coppia di chitarristi composta dalla brava Zharlie e da Linus lavora molto bene e pone la giusta enfasi su brani complessi e "aperti" come 'Silentium' o la titletrack dell'EP.
In definitiva gli Shadows Of Paragon hanno dato l'impressione di proporre uno spettacolo ottimo per gli amanti del black metal ma la resa sonora claudicante e i tanti problemi tecnici hanno rovinato buona parte del concerto.
L'Elements Of Rock 2009 si chiude quindi con un bilancio positivo, come da tradizione, sia per gli amanti del metal più melodico, estasiati dalla performance eccezionale dei Cage, ma anche dall'approccio tecnico dei Theocracy e dalla classe dei Dark Sky e dal cuore dei Vindex.
Gli amanti del metal più distruttivo hanno invece assistito agli ottimi show dei sinfonici Illuminandi, degli oscuri Seventh Angel, degli ottimi blackster Morgenroede e dei brutali Inevitable End.
A questo punto ci auguriamo che nel 2010 il bill possa confermarsi ancora una volta a livello delle attese.