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    ELEMENTS OF ROCK
    21/04/2006
    Uster (Svizzera)
    Stadthofsaal



    All’arrivo alla palestra Stadthofsaal la prima impressione che colpisce positivamente è l’organizzazione dello staff dell’Elements Of Rock, festival che in questa edizione 2006 si pone sempre più come uno degli eventi più importanti dedicati al metal cristiano in tutta Europa, in scia al Cross, manifestazione tedesca.
    Questa nuova edizione del festival vedrà esibirsi, sul palco della Stadthofsaal, new comer di giovani christian metaller ed alcune vecchie glorie che hanno retto per anni lo stendardo di Gesù Cristo in questo genere musicale così energico e potente.
    Entrati nell’area concerti, quindi, l’organizzazione dell’evento ci colpisce molto positivamente. In una sala antistante il luogo in cui verranno proposti tutti i concerti è stato organizzato un vero e proprio mercatino in cui sono presenti ben tre distributori cristiani, la Nordic Mission, la Fear Dark e la distro del festival; in tutti e tre i banchetti, ma soprattutot in quello norvegese (la Nordic Mission, il cui proprietario Savn, è anche batterista della band unblack dei Frosthardr), è possibile scartabellare centinia di titoli dai più rari a quelli di recente uscita ed è davvero strano rendersi conto di come questo mercato sia quasi completamente assente in Italia.
    Nella sala concerti, dalla parte opposta rispetto a un bellissimo palco super attrezzato si trovano altri distibutori come Kir, il banchetto di una chiesa gotica-cristaina svizzera e gli angoli attrezzati alla vendita del merchandising delle band, dalle magliette ai CD.


    BRUTAL MARTYRIUM
    Dopo esser riusciti a malapena a dare un’occhiata a tutto ciò ecco che il primo gruppo previsto in scaletta, i Brutal Martyrium, salgono sul palco con un lievissimo ritardo sulla tabella di marcia, appena dopo le 19.
    La band, svizzera, propone un death metal che ha insito nella propria matrice tanto sano thrash metal di derivazione Slayer.
    Nonostante la posizione nell’ambito della bill prevista, i nostri hanno a disposizione circa 40 minuti che utilizzano per bene, proponendo una decina di brani violentissimi e potenti di cui non possediamo ulteriori informazioni in quanto le song presentate non sono ancora state ufficialmente registrate.
    Purtroppo, dopo già con il primo pezzo, ci si rende conto come qualcosa non vada per il meglio sul palco per quanto riguarda i suoni. I musicisti non riescono a sentirsi, in particolare il batterista Verot; per questo motivo ogni tanto commettono qualche lieve imprecisione, soprattutto nell’esecuzione dei primi pezzi. Inoltre è palese come i vari strumenti non siano ben calibrati, ma con il prosequio del concerto i volumi vengono pian piano ben modulati.


    Questo è un dettaglio insignificante rispetto all’energia che viene nel frattempo sprigionata sul palco dove si dimena come un ossesso il bravissimo frontman Attila, che canta in un growl decisamente gutturale e cavernoso.
    Ogni tanto, in alcuni frangenti, la sua voce viene alternata allo screaming acutissimo e straziante di Matithyàh (anche chitarrista) che arricchisce ulteriormente il sound dei nostri, facendo diventare la miscela complessiva un mix di extreme metal decisamente affascinante.
    Come si diceva poc’anzi l’elemento più convincente del gruppo è proprio l’energia e la vitalità profusa sul palco da tutti i componenti della band, trascinati da Attila e dal batterista Verot, un vero proprio “buldozzer”.
    Sul lato di destra del palco anche il bassista Garm e il secondo chitarrista, Death, contribuiscono macinando riffing rocciosi e devastanti. Insomma, nonostante i suoni non ottimali la macchina da guerra Brutal Martyrium convince in pieno e lascia il pubblico già molto numeroso con una cover degli Slayer in versione brutal death, ossia ‘Raining Blood’, introdotta da un “Fuck Slayer” che fa intendere come la cover sia una dissacrazine della band americana non certo in stile con il christian metal dei nostri.
    Ora attendiamo una registrazione per questa convincente band.


    FROSTHARDR
    Il festival, dopo una breve pausa, prosegue con la performance dei norvegesi Frosthardr, gruppo che si dedica allo stile più classico possibile dell’unblack metal, legato alle band epigone del genere in ambito secolare, da Emperor (per la parti progressive) a Satyricon, senza dimenticare la atmosfere più oscure e dilatate dei cristiani Antestor di inizio carriera.
    Il primo fattore positivo da sottolineare nell’esibizione della seconda band è il decisivo miglioramento del lavoro dei fonici, che sebben facciano trasparire ancora alcune lacune soprattutto per il probelma dei microfoni (guasto che si ripeterà anche per altri gruppi… addirittura per gli headliner) riescono a miscelare meglio il sound.
    I Frostdhardr quindi si lanciano in un’irrefranabile valanga di unblack metal, ben suonato e proposto, che vede come principale attore, sul palco, il frontman Jokull, scatenato e trascinatore anche per gli altri musicisti, in particolare il secondo chitarrista, Dr. E e il mastodontico bassista Ozol.


    L’unblack metal dei norvegesi sul palco stempera in parte il sapore progressive di alcuni passaggi dei brani registrati in studio e si inerpica in un sound d’impatto molto riuscito che prevede momenti più d’atmosfera per brani come ‘Ravnestik’, lungo pezzo del MCD “Makletos”, in cui le parti più dilatate e oscure la fanno da padrone.
    A contribuire nel creare l’atmosfera giusta viene poi utilizzato il trucco della neve finta che vuol ricreare forse le condizione del paese d’origine dei nostri. Ovviamente viene saccheggiato, nell’esecuzione live, tutto il MCD “Makletos” (quindi anche le song ‘Koma’ e ‘Death My Belief’) più altre composizioni che andranno a far parte del prossimo lavoro.
    Nel complesso, per quanto ben eseguito, il concerto comincia si a far scatenare il pubblico ma è con la performance della band successiva, gli Holy Blood, che si scatena davvero il putiferio.


    HOLY BLOOD
    Gli Holy Blood, ucraini, arrivano all’Elements Of Rock con la chiara intenzione di divertirsi (come dimostreranno poi gironzolando per tutta l’area concerti a scattar foto nel fine settimana) e portare il loro messaggio cristiano attraverso una miscela favolosa di unblack metal unito a ottimo folk metal. Il loro concerto viene introdotto da un breve discorso del leader della band, il cantante/chitarrista Fedor, che si fa tradurre un intervento breve di saluto e di chiara ispirazione alla battaglia spirituale che i nostri combattono nel loro paese natale flagellato da moltissimi problemi.
    Il live inizia proprio con ‘To Heaven’, opener del secondo CD ‘The Wave Are Dancing’ e subito si capisce come andrà a finire la performance, visto che tutta la platea, ormai colma di oltre 500 persone, si scatena in balli sfrenati, dettati dalle ritmiche trascinanti dei nostri e dagli strumenti folk di Slava, che alterna l’uso di flauto/piffero a quello di una evocativa quanto suggestiva cornamusa.
    Anche per gli Holy Blood, nelle fasi iniziali, ci sono problemi soprattutto per il volume della voce, un po’ bassa, che vengono risolti dopo pochi brani fino a raggiungere l’apoteosi proprio con uno dei pezzi migliori dei nostri, ossia ‘Jerusalem’, che vanta un ritornello ditruttivo e un bridge tanto potente quanto trascinante che scatena per la prima volta un ballo scatenato fra gli astanti.
    Stupisce come gran parte delle persone presenti conosca il pezzo e canti addirittura insieme a Fedor il ritornello in ucraino!!
    In questo brano, dominato anche dalla linea ritmica e abbastanza complesso, si ritaglia un bello spazio il tastierista Vladislav Malitskiy, responsabile della profondità delle armonie della song.


    Si può affermare che con l’esecuzione di questo pezzo il confine che separa la passiva visione di un concerto dalla partecipazione totale e “attiva” del pubblico è stata superata e da qui in poi sarà una braonda di intrattenimento di altissimo livello con un gruppo che continuerà a stupire.
    Oltre ai brani del secondo CD vengono eseguiti anche alcuni classici del primo album “The Wanderer” ma è evidente come sia l’ultima opera ad essere quella più conosciuta visto che ad un certo punto il pubblico intona all’improvviso la melodia di ‘To Spring’, lasciando di stucco gli stessi musicisti sul palco, che sorpresi positivamente si lanciano in un’esecuzione scatenata di questo meravigliso pezzo. Particolarmente trascinato è proprio Slava al flauto, che salta da una parte all’altra del palco, trascinando anche gli altri membri della band.
    Altro momento particolarmente significativo del concerto è poi l’esecuzione di ‘In The Last Battle’, manifesto spirituale dei nostri, che vede impegnati tutti i musicsti con cori particolamente riusciti e passaggi ritmici che colpiscono ancora una volta il cuore degli astanti.
    Il live si chiude a grande richiesta con l’esecuzione di un bis devastante di ‘To Spring’. Si può affermare senza ombra di dubbio che sino ad ora gli Holy Blood siano stati il gruppo migliore del festival, trascinante e professionale, in grado di rivaleggiare con qualsiasi altra band di grido legata all’extreme folk metal.


    ROB ROCK
    Conclusasi l’esibizione della band dell’est Europa è il turno degli headliner della prima giornata, ossia la band del mostruoso singer americano Rob Rock, conosciuto per aver prestato la propria eccezionale voce a innumerevoli band, cristiane come Angelica, Impellitteri, Joshua o anche secolari come Axel Rudi Pell.
    In questa sede il singer statunitense si presenta a eseguire brani dei tre album usciti per la propria band, che in questa occasione è rappresentata praticamente da tutta la squadra degli svedesi Narnia, escluso il solo tastierista.
    La miscela musicale dei nostri è potentissima, un vero muro di metal classico che spazza via tutto ordito elegantemente dalle melodie intessute dalla chitarra di Carljohan Grimmark (Narnia, Saviour Machine).
    Il resto del gruppo è formato dal bravissimo batterista Andreas Johanssen (Narnia) dal bassista Andreas Olsson (uno degli uomini più impegnati di questo pianeta in quanto suona anche in Narnia, Harmony, Stormwind, DivineFire) e il secondo chitarrista Daniel Hall (ex Platitude).
    Baciati dalla fortuna o da un intervento divino i nostri danno vita ad uno spettacolo perfetto, mai disturbato da nessun tipo di problema tecnico.
    Rob imperversa per la set list nei tre album prodotti dalla propria band e inizia il suo assalto con due bombe sonore come ‘Judgment Day’ (da “Rage Of Creation”, 2000) e ‘Rock The Earth’ (da “Eyes OF Eternity”, 2003), due track cadenzate, due cavalcate altisonanti che permettono subito di far uscire la sua voce al pieno delle sue possibilità.


    Con ‘In The night’, sempre dal primo album dei nostri, abbiamo un primo momento più tranquillo e melodico in cui si guadagna la scena il grandioso chitarrista Carljohan Grimmark che accompagna Rob sia nella parte più dolce che nella parte cadenzata e pesante.
    A questo punto si apre il sipario sui brani dell’ultimo CD dei nostri, il capolavoro intitolato “Holy Hell” (2005), con la devastante opener ‘Slayer Of Souls’, che pone sugli scudi la linea ritmica che sfoggia una potenza devastante che ricorda i Judas Priest di “Painkiller”.
    E’ poi il turno di una delle canzoni più aperte a livello armonico ed epiche dell’ultima fatica, ossia ‘Calling Angels’, che coinvolge tutti gli astanti che sembrano conoscere a memoria gran parte del testo e pone in primissimo piano la prova di Rob che in questo pezzo dà fondo a tutta la potenza dei propri polmoni nel ritornello dallo stampo quasi lirico.


    Nel frattempo dal pubblico molti cominciano a reclamare a gran voce il classico dei classici di Rob, ossia ‘I’m A Warrior’, ma i nostri dovranno ancora aspettare un po’ e gedere appieno prima dell’esecuzine di altri grandiosi brani come la ballad ‘Forever’, pezzo che tocca il cuore di tutti e lascia di stucco per l’abilità e l’elasticità esecutiva del gruppo, in primis ancora Rob (interpretazione meravigliosa) e Carljohan alla chitarra.
    Ala fine si giunge anche all’esecuzione di ‘I’m A Wariorr’ che viene praticamente cantata in compagnia del publico.
    Durante il ritornello Rob si avvicina alle prime file degli astanti e si fa aiutare con il microfono dai suoi fan, creando una meravigliosa miscela di che spezza il confine fra artisti e pubblico.
    Il concerto sembra concluso ma con acclamazioni fortissime gli astanti riescono a ottenere ben tre bis dalla band di Rob Rock, che conclude così trionfalmente il proprio show.


    DIVIDING LINE
    Ultimo gruppo previsto per la prima giornata dell’Elements Of Rock sono gli svizzeri Dividing Line, che propongono una miscela sonora di gothic rock e dark che a tratti ricorda qualcosa dei titanici Saviour Machine.
    Purtroppo però la posizione dei nostri è particolarmente sfortunata poiché la band suona dopo la mastodontica prova di Rob Rock, quando buona parte del pubblico comincia a sfollare e non sono in molti a fermarsi ad ascoltare i Dividing Line.
    Il primo aspetto che colpisce nell’assistere la prova dei nostri è l’aspetto visivo a cui la band dona particoalre attenzione; in particolare ricordiamo il look personalissimo del pianista Matthias Stober e del singer Reto Frischknecht, che si presenta con una lacrima di sangue (finta oviamente) grondante sulla sua guancia.
    L’aspetto teatrale particolarmente curato dai nostri, compresa la scenografia sul palco, ci fa intendere quanto forte sia il legame con i Saviour Machine e altre realtà gothic dark.
    I nostri iniziano il concerto con due brani tratti dal loro MCD intitolato “Dividing Line”, ossia la rock song ‘The City’ (molto dark in stile Cure) e l’apocalittica ed epica ‘The Fall Of The Great’.
    Si alternano quindi brani ancora non registrati e altre tracce tratte dalla prima opera, come ‘The Shadow OF Fear’ e l’ottima ‘Not In The Mood’.
    Nonostante lo scarso entusiasmo del pubblico i Dividing Line riescono a coniare una buona prestazione che pone in primo piano l’interpretazione del singer ma anche la discreta tecnica del chitarrista Bruno, in auge in alcuni brani come ‘The shadow Of Fear’, senza dimenticare le atmosfere sublimi create dal pianista Matthias.
    La prima giornata del festival si conclude dopo aver regalato diversi assaggi di stili musicali che hanno saputo convincere pienamente.


    Leonardo Cammi




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