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  • FOTOALBUM
  • Earthlink
  • Lightmare
  • Thy Bleeding Skies
  • Sacred Warrior
  • Whitecross
  • Antestor
  • Crescent Moon
  • Elements Of Rock   05/03/2011    

    Uster   (Svizzera)   Stadthofsaal


    Ci sono stati anche quest'anno momenti densi di interesse con le consuete attività di contorno ai concerti. Val la pena di citare il worship eseguito la mattina di sabato, che ha visto come protagonista la band di Jim La Verde, tornato all'Element dopo l'assenza del 2010. In qualità di ospiti, sul palco, troviamo musicisti di grande spessore come Rex Carroll alla chitarra ed il tastierista dei Sacred Warrior, Joe Petit.
    Questo approccio cantato alla preghiera riesce a coinvolgere nel profondo tutti i presenti, assai numerosi nonostante le energie profuse nella giornata di venerdì.
    A seguire è stato poi il turno della predica di Pastor Bob Beeman e infine della presentazione del progetto della Bibbia Metal, uscita per la prima volta in svedese allo Sweden Rock Festival alcuni anni fa. Il successo di questa pubblicazione che raccoglie le testimonianze di tanti artisti rock e metal proseguirà senz'altro il suo cammino, visto il successo riscontrato nei concerti e raduni in cui è stata proposta ed acquistata.
    Nel primo pomeriggio è stato il turno dei sempre interessanti seminari, che quest'anno hanno visto come protagonisti i Whitecross, considerato che Rex Carroll si è lanciato in una vera e propria dimostrazione/lezione mentre Benny Ramos (bassista), pastore negli USA, ha tenuto un incontro imperniato sulla ricerca dello scopo della vita.


    EARTHLINK
    La seconda giornata dell'Elements Of Rock 2011 parte all'insegna del metalcore melodico con i tedeschi Earthlink, gruppo di chiara ispirazione cristiana che vede nella sue fila un frontman e chitarrista che dimostra un'età nettamente superiore al resto della band (almeno una decina di anni di differenza).
    Il singer, buon trascinatore, porta avanti coraggiosamente il concerto seduto su una sedia per un evidente trauma che l'ha colpito ad una gamba, ma questo non toglie nulla al piglio del musicista.
    I pezzi presentati sono strutturati su un modello assai noto, ossia un metalcore melodico, che fa del riff grasso e ripetuto all'eccesso e di cori melodici e tutti uguali la propria forza. Peccato che nonostante la volontà i nostri non riescano affatto a convincere il pubblico, già abbastanza numeroso alle 17,00 di sera.


    Oltre al forsennato chitarrista solista è proprio il frontman a convincere di più, anche se lascia trapelare, fra un'esortazione di evangelizzazione ed un plauso alle band che si esibiranno nella giornata, la chiara impressione di essere un classic metaller improvvisatosi musicista metalcore.
    Lo show degli Earthlink prosegue senza lasciare tracce indelebili e per la seconda giornata consecutiva notiamo come la scelta degli act di apertura non sia stata perfetta.
    Di certo il sound non chiaro e preciso di cui hanno potuto godere i nostri non ha aiutato la band ad esprimersi al meglio. Per una valutazione più precisa è quindi il caso di aspettare un'esibizione futura, magari dopo un po' di maturazione.


    LIGHTMARE
    Mentre la Stadthofsaal comincia a riempirsi di pubblico abbiamo la possibilità di assistere ad un evento nel vero senso della parola in quanto i Lightmare, nonostante siano considerati una band in attività, suonano solo in determinate occasioni. Infatti il chitarrista (unico membro presente nel gruppo fin dalle sue origini) Andreas "Andi" Gutjahr è già impegnato nella sua prima band, i Tankard, così come il batterista Gerd Lücking si dedica in primis ai più noti Rebellion. Di conseguenza i Lightmare si sono effettivamente riuniti ma solo per eseguire alcune date live che non creino problemi all'attività principale di Andreas e Gerd; in più pare che al momento non ci sia alcuna intenzione di scrivere nuovo materiale.
    Questo fatto non crea particolari problemi agli astanti che vogliono immergersi nelle sonorità power dei nostri presenti soprattutto sull'LP "The Fool", di cui viene proposto quasi tutto, a partire dalla bellissima title-track e dall'opener 'Rebellion', un pezzo che non sfigurerebbe nei migliori album dei Gamma Ray.
    E' con l'incredibilmente efficace 'Terrion' che però la band raggiunge l'apice del coinvolgimento del pubblico; il pezzo, costruito in modo perfetto su matrici power crucche ha tutto ciò che serve per renderlo un brano perfetto del suo genere: riff arrembante, coro incredibilmente diretto e melodico, nonchè parti solisti divertenti.



    I Lightmare non si limitano però a suonare pezzi di "The Fool" ed ecco che abbiamo la possibilità di ascoltare un altro pezzo power da 90, ossia 'Vampires', tratto dall'omonimo EP del '95.
    A livello di resa non possiamo non notare come i brani che risultano più efficaci siano i più power-oriented, mentre l'animo più introspettivo e cupo dei nostri, che si basa su composizioni magari un poco riflessive, non riesce a convincere in pieno.
    La tenuta di palco del gruppo è tutto sommato più che dignitosa; il singer Timon Schreiber forse risente del fatto di esibirsi poco (e come tutti sanno un cantante migliora quanto più si esercita on stage) e si ferma a una performance discreta, senza picchi. Quadrata e precisa è invece la linea ritmica, sicuramente capitanata al meglio dal drummer.
    Gli inserti di keyboard della veterana Marion Creuzburg si fanno apprezzare per i pezzi più soffusi e riescono ad arricchirne l'afflato melodico.
    Il concerto dei Lightmare si chiude quindi fra applausi meritati e speriamo che dopo questo successo il gruppo si impegni maggiormente sia on stage che per quanto riguarda una rinnovata vena creativa.


    THY BLEEDING SKIES
    Con i Thy Bleeding Skies passiamo dalla melodia nel power alla melodia nel death. La formula del gruppo tedesco non è cambiata di una virgola rispetto all'esibizione tenuta sempre all'Elements nel 2008, nonostate i nostri si presentino con il secondo full length, il nuovissimo "Autumn Souls".
    La formula proposta ruota sempre intorno ad un death metal melodico che dovrebbe conquistare grazie al groove sostenuto da linee compositive dirette e facilmente memorizzabili. Aimè però l'eccessiva ripetitività dei pezzi, combinata ad una ritmica sempra granitica e cadenzata rende la miscela musicale interessante per i primi 3 o 4 brani; dopo un quarto d'ora invece il concerto dei Thy Bleeding Skies induce a chiedersi quanto potrà ancora protrarsi.
    In ogni caso i fan presenti sono numerosi e con il gruppo tedesco si può dire che si stia davvero entrando nella fase calda della giornata. Il singer, Claudio è una vecchia conoscenza dell'Elements ed esibendosi in diversi act, da Rift a Sacrificium, praticamente ogni anno canta in questo festival. Va anche aggiunto che la sua performance è come sempre colma di energia e passione e risulta senz'altro l'aspetto più interessante dello show.


    I nostri sono desiderosi di proporre i nuovi pezzi dal vivo ed infatti partono in quarta con gli estratti del nuovo CD, da 'The Chaos That Comes' a 'Memories'. Dopo questa doppietta il gruppo teutonico torna a rivisitare "Chapters Of Downfall" proponendo 'Thy Bleeding Skies' e 'Curveball'.
    Da qui in poi l'amosfera è calda e questo lo si percepisce dal discreto headbanging e da un pogo in crescendo che crea il vuoto di fronte al palco.
    Sottolineiamo comunque l'estrema civiltà degli astanti, tant'è che anche dei bambini possono seguire di fronte allo stage lo spettacolo, senza rischiare di venir travolti.
    Lo show continua con un ritmo poco avvincente fino al bis conclusivo che certifica una prova eseguita con il cuore e con tanta energia ma che verrà presto dimenticata.


    SACRED WARRIOR
    Gli attesissimi Sacred Warrior iniziano lo show nello show, dedicato alle band americane che si ritrovano sul palco con qualche annetto in più sulle spalle (l'altra band è oviamente quella dei Whitecross). Il gruppo americano, che vanta un frontman di tutto rispetto come Rey Parra, riesce nel migliore dei modi nel proprio intento, ossia di fare evangelizzazione on stage proponendo uno spettacolo di power americano (esibizione poco progressive e molto tirata...) di alto livello, che ha saputo conquistare tutti i presenti, fin dalle prime battute.
    Del resto i nostri non hanno problemi di proposta in quanto pezzi eccellenti sono presenti e numerosi in tutti e quattro gli LP realizzati.
    Si parte un po' soffusi con due estratti dal complesso "Wicked Generation", ossia 'War Torn Hero' e 'No Happy Endings', due brani che oltre a farci intendere quanto sia in forma il singer, ci propongono il chitarrista Steve Watkins praticamente perfetto (grandioso l'assolo di 'No Happy...'), in grado di meravigliare ancora per tecnica esecutiva e presenza scenica.
    Allo stesso modo colpisce la prova alla batteria di Tony Velasquez, indubbiamente uno dei migliori drummer della scena cristiana melodica, in gran spolvero sia nei passaggi più ragionati sia in quelli totally power oriented.
    Dopo un inizio più calmo i nostri si lanciano prima con 'Children Of The Light' in una power track veloce e potentissima e poi con 'Rebellion' in uno dei loro anthem più riusciti, che fanno cantare in coro tutti i presenti.



    Il concerto continua ancora all'insegna della buona musica, prima di tutto con lo strumentale 'Onward Warriors', che mette in luce il contributo di tutti i musicisti, supportati da un suono limpido e preciso.
    Si entra quindi nella fase più riflessiva dello show che vede eseguire la lenta 'Remember Me' (da "Obsessions"), quindi la power (brano semplicemente eccezionale on stage) 'Fire From Heaven', per ritornare a rallentare il ritmo con la magistrale 'He Died', che racconta il sacrifico di Gesù in croce con un'enfasi quasi epica, che pone sugli scudi un Rey Parra perfetto e coinvolgente, in grado di passare, subito dopo, a sfoderare gli artigli con una serie di killer track potenti e distruttive.
    Parliamo di song di rara potenza espressiva come 'Sword Of Victory' o 'Temples On Fire', che lasciano di stucco tutti i presenti. Il concerto si chiude nel migliori dei modi con la preghiera in musica intitolata 'Holy Holy', per la quale i nostri chiamano on stage anche, come ospite ai cori, il grandissimo Jim La Verde dei mai dimenticati Barren Cross (presenza fissa all'Elements con il suo gruppo di worship).
    Si conclude così, fra le ovazioni del pubblico, un live eccelso, forse il migliore dell'intero festival.


    WHITECROSS
    Eccoci ad assistere al concerto dei veterani Whitecross, campioni di un hard rock vechia maniera che negli anni '80 ed inizio '90 ha macinato tanti successi, fino al divorzio fra Scott Wenzel (voce) e Rex Carroll (chitarra). In seguito la carriera dei Whitecross è proseguita per molti altri anni e album, ma meno luminosa e con un numero di successi più esiguo.
    Stasera e con questa reunion comunque si vuol celebrare proprio il primo periodo dei nostri, che va dall'esordio al fulmicotone di "Whitecross" del 1987 al melodico e radio-oriented "High Gear" del 1992, album comunque estremamente riuscito e di ottimo livello.
    Ovviamente, come ci si poteva aspettare, questo live è incontrato sui brani più diretti e rutilanti dei nostri e di "High Gear", strapieno di lenti, viene eseguita solo la hit 'Dancing In Heaven' (grandioso Rex in assolo su questo pezzo).
    I Whitecross sono "in palla" fin da subito, sfoderando a freddo uno dopo l'altro classici dai primi cinque album, da 'Enough Is Enough' alla "decisa"'When The Walls Tumble Down', che con un riff cattivo conquista subito gli astanti.
    Dopo i primi tre pezzi possiamo già fare delle valutazioni: Rex Carroll, Benny Ramos e Michael Feighan sono assolutamente in forma e riconfermano l'ottimo stato di grazia già evidenziato con la Rex Carroll Band. Scott Wenzel invece è visibilmente in difficoltà per quanto riguarda l'impegno fisico ed emotivo; infatti approfitta di ogni breve pausa, da assoli a parti strumentali, per bere e voltare visibilmente le spalle al pubblico per prendere fiato. Detto questo aggiungiamo anche che Scott ha comunque tenuto duro per tutto lo show, sfoggiando una grinta notevole, senza cadute, sfoderando le sue roche e graffiante linee vocali nel migliore dei modi.


    Il concerto prosegue saltando da un classico all'altro, senza tralasciare l'ottimo EP "Love On The Line", di cui viene proposta la bella title-track, anthem cadenzato, potente e di gran presa on stage, che permette a Rex di furoreggiare con riffacci sporchi e coinvolgenti.
    E' quindi il momento di entrare nel mondo di "In The Kingdom" (l'album che ha segnato la massima vetta di successo dei nostri) con l'esecuzione di due pezzi, 'Shakedown' e 'Down', divisi da un discreto assolo di batteria di Michael Feighan, che si lancia in numeri "circensi" (in puro stile anni '80), pestando anche con le mani.
    Ovviamente non poteva mancare una parte solista anche per Rex, che difatti arriva ben presto; il chitarrista stupisce il pubblico con un susseguirsi tumultuoso di tecniche sempre più spettacolari e scale sparate alla velocità della luce.
    Nel frattempo sottolineiamo come Wenzel non manchi quasi mai di introdurre le canzoni più ricolme di evangelizzazione con un frasi chiare e semplici, che dimostrano la passione che ancora lega i nostri al messaggio di speranza del cristianesimo.
    La fase conclusiva dello show è una lunga marcia di trionfo che si conclude con l'esecuzione del super classico 'In The Kingdom', che vede invitati sul palco ancora Jim La Verde e quasi tutti i Sacred Warrior ai cori.
    Con questo concerto i Whitecross dimostrano ancora una volta quale enorme qualità arrivi dalle band anni '80 (innumerevoli le prove in tal senso, basti ricordare quella dei Mad Max nel 2010)


    ANTESTOR
    La scorpacciata di melodic metal e rock appena conclusa lascia spazio alla fase conclusiva del festival, che vede tornare protagonista il metal più estremo.
    Si inizia con gli Antestor, gruppo black cristiano per antonomasia, autore di tre album leggendari (più diversi EP e raccolte), tutti diversi l'uno dall'altro. Per ovvi motivi nel live odierno la parte del leone viene giocata dall'ultimo full length, "The Forsaken" (capolavoro di black melodico), che i norvegesi eseguono quasi integralmente. Altro album di primaria importanza è rappresentato da "The Return Of The Black Death", di cui i nostri propongono ben tre song. Completamente dimenticato è invece "Martyrium", il più cupo, doom ed oscuro dei lavori degli Antestor, che essendo troppo differente dal materiale recente non viene considerato.
    "La sorpresa nella sorpresa" della reunion degli Antestor sta nella rinnovata attività compositiva della band, che non vuol limitarsi a suonare ma anche a far uscire, appena possibile, un nuovo full lenght. Una prova tangibile di questa volontà è la presentazione di due nuovi brani, 'Unchained' e 'Robertsangen'; ascoltando questi pezzi si evince come il prossimo lavoro sarà una volta ancora differente rispetto ai precedenti in quanto le track proposte sono assimilabili ad un black veloce e molto più violento rispetto a quello di "The Forsaken".
    Andando con ordine citiamo come opener del concerto la sofferente, lenta e solenne 'A Sovereign Fortress', che viene subito seguita dal classico 'Via Dolorosa', un must di "The Forsaken" che il pubblico accoglie con entusiasmo.


    La band, capeggiata dal frontman Vrede appare fin da subito molto amata dal pubblico, ma evidenzia anche una freddezza abbastanza inaspettata considerando l'enorme attesa per questo show.
    In realtà quest'approccio un po' gelido del gruppo è assolutamente in linea con il carattere dei musicisti della band, come verrà confermato dall'intervista rilasciata. Gli Antestor amano narrare le difficoltà del vivere secondo un'ottica cristiana e non sono inclini ad emozioni tipiche della natura mediterranea.
    Detto questo aggiungiamo che Vrede riesce a dominare in modo eccellente il palco e la sua prestazione al microfono è superba, cavalcando le diverse dimensioni compositive del gruppo con maestria.
    Allo stesso modo convincono tutti gli altri musicisti, che si presentano "pittati" in vecchio stile black. Citiamo anzitutto i due chitarristi, il veterano Vemod (compositore principale del gruppo e presente sin dagli esordi) e Robert Bordevik (anche nei connazionali Vardoger); il loro riffing è screvro da sfumature inutili e punta dritto al sodo, alternando fraseggi melodici a vere e proprie cascate di potenza.
    Allo stesso modo risultano efficaci i due responsabili della linea ritmica, ossia il drummer Jo Henning Bøerven (anche nei Morgenroede e nei Grave Declaration) ed il magrissimo bassista Thor Georg Buer (anche in Grave Declaration) che, presentatosi a dorso nudo fin dall'inizio, convince anche dal punto di vista scenico.
    Il concerto nel frattempo si dipana fra le note della potente 'Old Time Cruelty' e dell'epica, colma di enfasi 'Kongsblood', annunciata con un tocco di orgoglio nazionalistico da Vrede.
    Si chiude con la micidiale 'Rites Of Death' che fa calare il sipario su un concerto riuscito, che ha colmato la fame di Antestor. Ora è forte l'attesa per quanto i nostri riusciranno a combinare con il prossimo album.


    CRESCENT MOON
    Gli svizzeri Crescent Moon hanno a questo punto l'arduo compito di chiudere l'Elements Of Rock 2011. Il loro concerto, come di consueto, si tiene a tarda notte, praticamente a cavallo delle due. La prima caratteristica che balza all'occhio nel momento in cui la band svizzera sale sul palco ed inizia a suonare è l'età!
    I cinque componenti del combo sono infatti giovanissimi, praticamente dei teenager... ed infatti è impossibile trovare traccia del gruppo se non per uno scarno myspace che presenta a malapena un pezzo dei nostri eseguito live.
    Se colpisce l'aspetto del giovane e alto bassista Tögi Lang o del singer/chitarrista Dave Mühlethaler, lascia invece inebetiti la presenza on stage della chitarrista Michi Steiger e della tastierista Jana Mühlethaler, praticamente due bionde ragazzine che sfoggiano un'energia e una grinta che lascia a bocca aperta; entrambe si presentano a piedi scalzi sul palco e per tutto il corso dello show si impegnano a dare il massimo sia dal punto di vista esecutivo che scenico.


    Il sound dei Crescent Moon è incentrato su un death metal melodico che non disdegna di cimentarsi in alcuni momenti black, come dimostra l'aternarsi delle linee vocali del singer, da grow a screaming.
    Considerando l'ora tarda e la stanchezza che serpeggia evidente in sala notiamo come il gruppo abbia dalla sua uno zoccolo duro di fan che li sostiene nel corso di tutta la performance.
    Lo show nel suo complesso non è immune da alcune imprecisioni e ingenuità ma val la pena di sottolineare come alcune song propongano già interessanti soluzioni ritmiche, come cambi di tempo improvvisi e progressioni ben riuscite.
    L'energia messa in mostra riesce in parte ad arginare le imprecisioni (soprattutto del batterista, non sempre perfetto...) e lascia un buon ricordo di questo concerto. Da rivedere a fronte di una release e di un bel po' di esperienza in più sulle spalle.
    Si chiude così l'Elements Of Rock 2011 che come sempre ha saputo inondare di emozioni i fortunati presenti, cogliendo nel segno grazie al bill eterogeneo e di grande qualità. Ci vediamo l'anno prossimo!


    live report di Leonardo "Crusader" Cammi
    foto di Monika "unblack sister" Laciak