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  • FOTOALBUM
  • Skylla's Revenge
  • Hypersonic
  • Exhale
  • Icon Clan
  • A Hill To Die Upon
  • Elements Of Rock   16/03/2012    

    Uster   (Svizzera)   Stadthofsaal


    Finalmente, e sottolineo finalmente, ecco arrivare anche in questo 2012 il consueto e meraviglioso appuntamento con l’Elements Of Rock, festival di heavy metal cristiano ormai noto in tutto il globo, che si svolge come ogni anno nello splendido ed accogliente Stadthofsaal di Uster (Svizzera) e che di edizione in edizione raccoglie consensi e partecipazioni sempre più vive da ogni parte d’Europa.
    E’ strano e anche atipico ogni anno descrivere le sensazioni che pervadono il proprio essere, in quanto è impossibile riportare e spesso raccontare quello che il nostro animo prova. Sono sempre sensazioni nuove, sensazioni particolari che nessun festival metal trasmette.
    Per chi non conoscesse appieno l’Elements lo si potrebbe descrivere come il luogo in cui Dio per tre giorni presenzia in maniera forte e incontrastata. E la presenza del Signore la si può notare in tutto, nell’ambiente, nelle persone stupende che vi sono, nella bontà, nella felicità, nello stare assieme, nel vedere scorazzare in giro bambini con le magliettine di gruppi metal, nel condividere tutto assieme e nella disponibilità di tutti.
    Questo è l’Elements Of Rock, un festival che mette da un lato l’amore per la musica e dall’altro l’amore per Dio, e quando questi due fattori si sommano allora non c’è cosa più bella a questo mondo.
    La kermesse svizzera quest’anno presenta un bill davvero interessante e variegato a livello stilistico, oltre alla presenza dell’ormai abituale band italiana. Gli headliner del festival sono gli storici Barren Cross di Jim La Verde e i black metaller cristiani Crimson Moonlight dell’osannato Pilgrim, personaggio dal grande carisma.
    Poi troviamo gli hard rockers Dark Sky, gli inglesi Stairway e gli A Hill To Die Upon, eccezionale death metal band dagli Stati Uniti.
    Inoltre, tra le sorprese di quest’anno troviamo gli italianissimi Hypersonic con il loro melodic power metal, ad un anno esatto dall’uscita del buon debut album “Fallen Melodies” rilasciato da Underground Symphony, storica etichetta nostrana.
    Infine completano la lista, i finlandesi Icon Clan dediti ad un energico rock’n’roll, gli Exhale, i tedeschi Endtime Prophecy e Opus Irae, e gli svizzeri Skylla’s Revenge e Antaraxid.

    Salvo “Turi Metal” Grasso


    SKYLLA’S REVENGE
    I concerti iniziano dopo le 19,30 con un gruppo svizzero, ossia i giovanissimi Skylla’s Revenge, che hanno iniziato a suonare nel 2005 come band nata a scuola; sino ad ora hanno all’attivo un solo demo fantasma (nel senso che non si riesce in alcun modo a trovarne copia) e sono dediti ad un metalcore scontato e fin troppo prevedibile.
    Il loro show si svolge con poche sorprese ed in un arco di tempo estremamente limitato… poche canzoni e pochissimo interesse da parte dei presenti. Va aggiunto che la line-up della band ha subito uno stravolgimento notevole in tempi recenti; forse anche per questo motivo il gruppo aveva a disposizione una scaletta risicata.


    Leonardo “Crusader” Cammi


    HYPERSONIC
    Per le 20,00 salgono sul palco gli Hypersonic, unica band italiana (per la precisione catanese) presente quest’anno al festival; i nostri approdano all’Elements grazie allo stupendo esordio del 2011 intitolato “Fallen Melodies” (uscito per Underground Symphonies).
    Il gruppo siciliano dimostra di aver inteso nel modo più profondo l'approccio a questa manifestazione, proprio a partire dalla preparazione al concerto, compiuta in preghiera insieme al pastore Samuel, uno degli organizzatori del festival.
    Il combo convince sin dalle prime battute con un power metal estremamente melodico che fonda le sue radici in un certo sound tedesco e nello stile di una miriade di band assimilabili ai Nigthwish.
    Più che mai protagonisti, nel sound degli Hypersonic, sono la tastiera di Dario Caruso, sempre in primo piano, nonché la voce di Alessia Rapisarda, che si esprime su toni non altissimi ma potenti e profondi. La sua voce di contralto pieno è l’arma in più per le melodie di song ispirate come “Winter Melodies”.
    L’inizio del live è affidato a intro e prime due track dell’album, ossia “My Spirit Free” (ottimo l’assolo di chitarra di Emanuele Gangemi) e “Rebirth”, che colgono subito nel segno attirando l’attenzione dei presenti che nel frattempo sono aumentati considerevolmente di numero.
    La band sa interpretare in modo superbo sul palco le melodie delle tracce dell'esordio e man mano che la scaletta viene proposta i nostri acquisiscono una sicurezza crescente che risulta quanto mai evidente nell'esibizione della singer Alessia, grintosa e sicura.


    un vero pezzo da novanta dello show è la power “Wheels Of Fire”, che inizia con il sound di una moto rombante; l’utilizzo di basi è spesso motivo di gioia e dolori per le band che sono costrette ad utilizzarli ma gli Hypersonic riescono ad uscire indenni dai possibili problemi dell’uso di queste tecnologie.
    L’unico problema di tutto lo show è legato all’inizio di “Heaven”, la song più scatenata e speed dei nostri; qualcosa non funziona a meraviglia e gli Hypersonic cominciano nuovamente il pezzo con la giusta dose di aggressività che dona ancor più energia al pezzo, come dimostra l’ottima prova alla batteria dello scatenato Salvo Grasso (anche seconda voce) e del bassista Francesco Caruso, anche lui sparato a mille.
    Lo show degli Hypersonic si rivela anche una sopresa per l’esecuzione di ben tre pezzi nuovissimi che vedranno la luce in una release fra non prima di un anno. Partiamo con le due power track “Eyes Of Wolf” e “Blind Sins” (forse la migliore del lotto) per chiudere con “The First Sound Of Life” che parla del concepimento, dell’inizio della vita; la song è caratterizzata da un sound più AOR oriented, melodico e toccante, arricchito da uno stacco finale inaspettato.
    Il concerto degli Hypersonic ha colto nel segno come dimostra il numero crescente di fan che ha seguito lo show cantando i cori dei pezzi più orecchiabili. Ancor più evidente il risultato ottenuto a posteriori dai nostri con un notevole numero di autografi richiesti e CD venduti, a dimostrazione che il power made in Italy è davvero piaciuto.

    Leonardo “Crusader” Cammi


    EXHALE
    Dopo tanta melodia i fan del metal più estremo vengono accontentati con l’esibizione stracolma di energia degli Exhale; la band svedese, dedita ad un grindcore-death potentissimo e distruttivo, scatena un vero e proprio caos sia sopra che sotto il palco.
    Il barbuto cantante Peter non si ferma un momento lanciandosi come un ossesso da una parte all’altra del palco… davvero difficile scattare una band nitida a questa band.
    Risulta alquanto strambo che i nostri decidano di inserire nella tracklist dello show praticamente quasi soltanto tracce del secondo album “Blind”, tralasciando quasi completamente il primo “Prototype”; da quest’ultimo ricordiamo l’esecuzione di “Stängda Dörrar”, brano di un minuto e mezzo in parte anche cadenzato, che chiude il concerto in un’apoteosi grindcore.
    L’inizio del concerto è invece affidato all’opener di “Blind”, la violentissima e velocissima “Edge”, che scatena subito il pogo ed il mosh più scatenato sotto il palco. Si continua con le altrettanto possenti “Propaganda” e “Anger” che trasformano il pogo in un ritmo circolare sotto il palco ed invitano anche alcuni arditi a lanciarsi in un pericoloso stage diving.


    Gli Exhale fanno la gioia di tutti gli estremisti sonori presenti e dimostrano anche di sapersi destreggiare come si deve con i proprio strumenti a partire dal chitarrista Andreas e dal batterista Johan, anche in forza ai Crimson Moonlight che si esibiranno nella seconda giornata del festival.
    A seguire si passa al metal più classico con gli svizzeri Pertness, una delle poche band non-christian del festival, o meglio, gruppo formato da credenti ma che propone song con testi privi di messaggi cristiani; di conseguenza non proporremo il report di questo show.

    Leonardo “Crusader” Cammi


    ICON CLAN
    Successivamente alla show degli svizzeri Pertness, che tra il report del festival omettiamo per ragioni redazionali, tocca ai rocker finlandesi Icon Clan con il loro potente, simpatico e grintoso rock’n’roll.
    Il concerto inizia con la divertente ‘Bridges Burn’, classica rock song di ispirazione americana che sembra essere uscita direttamente da un telefilm degli anni ’90.
    L’impatto della band è davvero ottimo, il sound e il loro groove fa venire tanta voglia di pogare e perché no, anche di ballare, visto il tipo di canzoni e la ritmica presente in essi.
    E’, infatti, un piacere vedere tutti i metallari che sorridono, che si allietano e che vanno a ritmo di musica, semplicemente la fotografia di questo meraviglioso festival.
    Da subito spicca tra tutti, la personalità e la bravura del cantante e chitarrista Miika Partala, vero showman a 360°. Il biondissimo musicista, oltre che deliziarci con riff e soli chitarristici, coinvolge i parecchi presenti con movenze uniche e con sorrisi degni di un vero concerto rock, dove il divertimento è l’elemento principale.


    I successivi brani in scaletta, sono ‘We Want You’, ‘Teenage Again’ e ‘Song Of Salvation’, estrapolati dai tre album realizzati finora dal combo finnico.
    Pur non apportando niente di nuovo ad una scena, quella rock, già parecchio affollata da centinaia di band e pur suonando un genere che magari oggi attira poco il metallaro medio, gli Icon Clan si fanno piacere e si lasciano ascoltare tranquillamente dal vivo davanti ad un bel bicchierone di birra.
    Il loro live continua con la vera chicca della serata, la cover ‘Johnny B. Goode’ cantata a squarciagola da tutti, e si conclude senza nessun tipo di problema con la bellissima ‘Rock’n’Roll Rodeo’ estratta da “Cottonfield Gospel”.
    Particolari conclusioni? No! Solo ottima musica rock!

    Salvo “Turi Metal” Grasso


    A HILL TO DIE UPON
    Ecco arrivare il turno degli headliner della prima serata del festival, gli americani A Hill To Die Upon, una vera e propria sorpresa per me.
    Avevo sinceramente ascoltato fino adesso poco di questa band, ma non perché non mi interessasse, ma semplicemente perché non mi ero mai soffermato a lungo sia sull’aspetto musicale, sia sull’aspetto tecnico e qualitativo.
    Ebbene, mi è bastato il loro concerto di quest’anno all’Elements Of Rock per far si che diventassero uno dei miei gruppi estremi preferiti. Il loro death metal a volte tinto di black, è davvero molto tecnico e coinvolgente e soprattutto, a differenza della maggior parte dei gruppi death attuali, è suonato alla grande, con dei riff corposi, scanditi e comprensibili.
    I brani che su disco mi avevano attirato, mi prendono maggiormente dal vivo, risultando più poderosi e cazzuti, grazie anche all’aspetto scenico che i tre musicisti statunitensi ci regalano: cerone bianco e nero di classica scuola Immortal e Dimmu Borgir.
    Il live si apre con ‘Darkness That Can Be Felt’, uno dei miei brani preferiti tratto dall’ultimo meraviglioso CD “Omens”, uscito nel 2011. La canzone contiene nel particolare una serie di riff di chitarra e dissonanze uniche, basti ascoltare la melodia iniziale, che le regalano una dimensione magica e riflessiva. Veramente una gran bella song!
    I suoni sin dall’inizio sono semplicemente perfetti, la band sembra essere in gran forma e soprattutto il cantate/chitarrista Adam Cook, sforna una grande performance vocale e ritmica, dimostrando di essere un vero leader anche sul palco.


    Si prosegue a mille con ‘Season Of The Starved Wolf’ di “Infinite Titanic Immortal”, altro gran discone, che presenta dei tempi esecutivi ancora più esasperati e velocissimi, in cui emerge tutta la solidità e la compattezza della sezione ritmica, e soprattutto affiora il gran lavoro svolto dal batterista Michael Cook, fratello di Adam, una macchina da guerra dietro le pelli.
    ‘Adept In Divinity’, bellissima per immediatezza e per fantasia compositiva, sottolinea più di tutti l’aspetto spirituale della band, che non manca mai di sottolineare la propria fede in Dio: il testo del brano, infatti, non è altro che un puro manifesto christian metal che il gruppo ci regala: “adepti in divinità”.
    Il consistente pubblico presente, gradisce e risponde da veri true metaller, rimanendo fino a fine concerto e non facendo neanche caso alle lancette dell’orologio che scorrono inesorabili, come sempre quando si passano dei fantastici momenti.
    La set-list degli A Hill To Die Upon, che chiaramente si concentra sui due lavori discografici, va verso la sua conclusione con l’inedita ‘Manden Med Leen’, con la bellissima cover di Robert Plant ‘Satan, Your Kingdom Must Come Down’ intonata da tutti e con l’immancabile ‘I Come As Black Fire’, uno degli episodi più riusciti dell’intera discografia del gruppo. Grande performance e grande band!

    Salvo “Turi Metal” Grasso


    live report di Leonardo "Crusader" Cammi e
    Salvo “Turi Metal” Grasso
    foto di Monika "unblack sister" Laciak