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La seconda giornata del festival di metal cristiano Elements Of Rock si presenta come di consueto la più ricca non solo per il numero dei gruppi che si esibiranno ma anche per la fama degli stessi.
Come di consueto però l’organizzazione del festival prevede anche una serie di eventi paralleli di grande interesse a partire dal Church Service in mattinata in cui si esibisce la band worship di Jim LaVerde (qui suona chitarra e canta), di cui fa parte fra l’altro il chitarrista degli Innersiege. Nella medesima occasione il singer dei Dark Sky Frank Breuninger ha avuto modo di parlare del prossimo album della band che si intitolerà “Initium” e sarà un concept album sugli apostoli; quindi per la prima volta la band tedesca si dedicherà ad un CD totalmente votato alle tematiche cristiane.
Nel primo pomeriggio si tengono invece i due seminari previsti per quest’anno; presso la chiesa pentecostale in pieno centro ad Uster in una sala il chitarrista dei Barren Cross tiene un approfondimento sul tema: “Exactly who is Jesus?”
Nello stesso edificio ma direttamente in chiesa Simon “Pilgrim” Rosen dei Crimson Moonlight svolge un seminario dal titolo: “After Our Likeness; The Church As An Image Of The Holy Trinity”. Abbiamo deciso di seguire quest’ultimo approfondimento e Pilgrim ha dimostrato di essere un ottimo oratore e un teologo ferrato; dopo una prima parte di intervento prettamente teologico Simon ha illustrato otto “sentieri” che i cristiani possono intraprendere (ascetico, contemplativo, intellettuale, ecc.), abbinandoli ad altrettanti musicisti christian metal.
La giornata passa quindi velocemente e si arriva all’orario di inizio dei concerti…
Gli show iniziano qualche ora prima rispetto al venerdì e così poco dopo le 17,30 gli Antaraxid danno il via alla loro performance di fronte ad un numero ancora esiguo di spettatori.
La band svizzera suona metalcore dal 2009 (anno di fondazione) ma non essendo un gruppo christian non verrà trattato in questa sede.
Leonardo “Crusader” Cammi
STAIRWAY
La seconda giornata del festival entra nel vivo con gli inglesi Stairway, band fondata addirittura a fine anni 70' in quel di Birmingham in piena NWOBHM e che però solo nel 1993 riuscirà ad incidere il primo dei loro cinque album (complimenti, che perseveranza!); questo trio (ma fino a qualche anno fa era un quartetto a due chitarre) in alcuni momenti ha sciorinato quanto di più classico sia fuoriscito dalla perfida Albione ad inizio anni 80': ottimi riff e melodie immediate (a tratti hanno ricordato i primissimi Praying Mantis) nei pezzi tratti dal primo disco “No Rest: No Mercy” (ben quattro), mentre i pezzi più recenti hanno mostrato influenze più power (peraltro stemperate dalla mancanza della seconda chitarra necessaria per rendere al meglio tali canzoni dal vivo).
Lo show degli Stairway dura quasi un'ora, ben accolto da un pubblico che pur (per la stragrande maggioranza) non conoscendo i pezzi si assiepa sotto lo stage non facendo mai mancare il proprio sostegno; i tre inglesi ci danno dentro che è un piacere. I momenti più riusciti del concerto sono la cadenzata ‘Lead Us’ con tanto di coro del pubblico sul ritornello e la "cattiva" ‘Death And Destruction’; in generale quindi questa performance è stata una prova di buon livello e gli Stairway sono una band che sarebbe bello rivedere dal vivo per respirare ancora una volta l'atmosfera di un concerto anni 80', un'autentica macchina del tempo!
Marco “Mark One” Gulino
OPUS IRAE
Gli Opus Irae iniziano la carrellata di band estreme di questa seconda giornata del festival. Il gruppo tedesco risulta un mistero per tutti; i nostri infatti presentano all’Elements un 7” ma al momento non hanno alcuna release ufficiale sul mercato. E’ atteso in ogni caso il loro debutto per quest’estate, con produzione a cura di Thomas Herrmann.
Il sound degli Opus Irae fonde un black metal sinfonico ed operistico (con tanto di inserti di strumenti classici, come violoncello, pianoforte e violino) ad un dark metal cupo e profondo, senza tralasciare improvvisi passaggi death mai troppo estremi.
I nostri si presentano con ben tre voci: una maschile growl profonda ed una screaming tipicamente black… infine una voce femminile melodica e colma di malinconia.
La scenografia del palco è davvero riuscita e “in tema”, con tastiera ricoperta di drappo nero su cui campeggia il monicker del gruppo e tutti i membri della band pittati (eccetto la cantante vestita in gothic style) e vestiti con abiti in stile elegante e gotico.
Nonostante la difficoltà di incrociare tanti strumenti al mixer fanno un ottimo lavoro ed è possibile gustare sia i passaggi più estremi che quelli melodici in cui la tastiera e la voce melliflua della singer la fanno da padroni.
Il concerto catalizza l’attenzione degli astanti che seguono con interesse e compostezza le evoluzioni melodiche del combo tedesco (anche perché praticamente ancor nessuno conosce i pezzi proposti) e lo show si conclude in modo teatrale con la chiusura del sipario.
Leonardo “Crusader” Cammi
BARREN CROSS
Ecco così arrivare il momento saliente dell’intero festival, lo show degli storici christian metaller Barren Cross, guidati dal simpaticissimo e ormai ospite fisso Jim La Verde e dall’inarrestabile singer Mike Lee, vero frontman e animale da palcoscenico.
L’heavy metal ottantiano della band statunitense, che trasmette una carica ed un’energia esplicitamente heavy soprattutto dal vivo, fa registrare il pienone all’interno del teatro.
L’apertura del concerto spetta alla bellissima e coinvolgente ‘Living Dead’ estratta dal capolavoro “Atomic Arena” datato 1988. La cosa che salta subito all’orecchio è l’ottimo sound e l’equilibrio di tutti gli strumenti, che sembrano davvero essere regolati in maniera ineccepibile, sottolineando il grande lavoro svolto dai tecnici del suono dell’EOR. Davvero complimenti a tutti loro!
Il pubblico risponde subito alla grande e il live del quartetto a stelle e strisce prosegue nel migliore dei modi con due perle, ‘Stage Of Intensity’ dove Mike Lee ci regala una fantastica performance canora e chitarristica, e l’epica ‘Close To The Edge’ cantata a squarciagola da tutto lo Stadthofsaal. Nulla da aggiungere a due canzoni semplicemente stupende!
Il mitico Jim, invece, ci regala dei momenti di pura allegria e spensieratezza musicale, trascinando i metalhead con la sua solita mimica e con la vitalità che da sempre lo contraddistingue: bellissimo vederlo suonare con gli occhiali da sole mentre sorride verso i fan.
Il concerto scorre che è una bellezza, tanto che non ci si accorge neanche del tempo che pian piano passa.
Le successive canzoni estrapolate dai fortunati album “State Of Control”, “Rattle Your Cage” e la pietra miliare “Believe” (EP del 1985) coinvolgono come pochi, regalando al pubblico presente dei momenti ora metallici ora emozionanti, come nel caso della suggestiva ballad ‘Let It Go Let It Die’, in cui Mike Lee ancora una volta ci delizia con una prestazione sopra le righe e il chitarrista Ray Parris sforna bellissimi arpeggi e soli con la sua Gibson Les Paul.
Il Live dei Barren Cross, che oltretutto presentano in anteprima un nuovo interessante brano ‘Whitewashed Love’, si conclude senza intoppi e senza cali di tensione con l’epica e scoppiettante ‘Killers Of The Unborn’.
Che dire? Assolutamente uno show da 10 e lode, perfetto in tutto! Il migliore di tutto il festival!
Salvo “Turi Metal” Grasso
DARK SKY
Dopo l’esaltante show dei Barren Cross, tocca ai tedeschi Dark Sky con il loro melodic metal infarcito di influenze hard rock di classica ispirazione anni ’80, calcare il palco dell’Elements Of Rock.
Anche la presentazione scenica della band rispecchia molto il loro stile musicale e l’atmosfera che si respira in generale, basti vedere il batterista con la bandana in testa alla Axel Rose e il cantante Frank Breuninger con un’acconciatura a metà tra Joe Lynn Turner e David Coverdale.
Il concerto comincia con la strumentale ‘Emerald Skies’ che fa da intro alla bella e trascinante ‘Hands Up’ intonata da tutti i presenti soprattutto nel coinvolgente refrain. Non poteva esserci miglior inizio!
La successiva song in scaletta è la mia preferita in assoluto dei Dark Sky, ‘Empty Faces’, un brano che riassume un po’ tutte le caratteristiche del combo teutonico: potenza, melodia, ritornello di facile presa e una grande positività.
L’esecuzione è praticamente perfetta, i suoni sono molto equilibrati nel loro insieme e rendono il tutto godibile e divertente, complice la simpatia innata del singer Frank che si fa in quattro facendo avanti e indietro sul palco e trovando l’assoluta partecipazione del pubblico.
‘Chase Your Dreams’ con i suoi riff e tempi di doppio pedale in terzine fa scatenare i metalheads, soprattutto quelli presenti nelle prime file che si lasciano andare a ripetuti headbanging.
I Dark Sky, oltre a sfornare un’ottima prestazione, soprattutto da segnalare quella del funambolico batterista Uwe Mayer, presentano cinque bei brani inediti che faranno parte del prossimo lavoro discografico “Initium”, album che dovrebbe uscire per la prossima estate, in particolare parliamo di ‘Vision’, ‘Food For A Million’, ‘Judas 1 – Dancing With The Devil’, ‘Judas 2 – Take My Life’ ed ‘Eternity’.
Il live della band tedesca prosegue alla grande con ‘Living & Dying’ e la bonjoviana ‘Pleasure And Pain’, il cui bellissimo chorus non può non rimandare a tutta quella scena hard rock/AOR che ha fatto la sua fortuna in America a cavallo tra gli anni ’80 e’90, anche se a volte ho l’impressione di non distinguere benissimo i brani tra di loro nell’insieme, forse perché troppo simili o omogenei.
Seguono ‘Believe It’ e la riflessiva ‘Judgement Day’che testimoniano la fede e l’aspetto cristiano dei Dark Sky, soprattutto quella dal cantante Breuninger, vera anima e mente del gruppo: non è un caso che è proprio il vocalist a scrivere tutto il materiale, musicale e lirico.
I cinque musicisti concludono il loro ottimo concerto dopo un’ora e passa di buona musica e di grande energia rock.
Assieme ai Barren Cross i migliori del secondo giorno di festival.
Spero davvero di poterli rivedere nuovamente dal vivo! Complimenti!
Salvo “Turi Metal” Grasso
CRIMSON MOONLIGHT
Si abbassano le luci, l’atmosfera comincia a diventare meditativa e un intro alquanto misteriosa e cupa anticipa la devastazione sonora.
La scenografia che i Crimson Moonlight presentano nel loro show è parecchio mistica e mostra le iconografie del Cristo e della Madonna col Bambino ai lati del palco illuminati da fari con luce soffusa, mentre in alto dietro si intravede il telone della band con un paio di simboli di origine cristiana appartenenti alla confessione ortodossa (di cui lo stesso Pilgrim fa parte).
Gli unblack metaller svedesi guidati dal noto Simon Rosen, in arte Pilgrim, attaccano con la furia metallica di ‘Intimation Of Everlasting Constancy’ che scatena vari poghi ed headbanging già dai primi secondi.
Il gruppo si presenta con un abbigliamento particolare che onestamente mi spiazza un po’ dal punto di vista visivo e contestuale: tutti i membri entrano in scena vestiti interamente di nero portando un cappuccio in testa che copre interamente il viso.
Sicuramente d’impatto, evocativo ma anche parecchio ambiguo, pur avendo la band espliciti e continui riferimenti cristiani.
E’ chiaro che per chi come me, vede per la prima volta uno show del genere, è impossibile non rimanere disorientati, soprattutto all’inizio: sapere di essere ad un festival cristiano, con una band sul palco che suona un genere abbastanza “sofferto” ed esasperato, ascoltare dei devastanti brani e consci delle liriche in essi contenute è davvero parecchio difficile da comprendere a fondo.
Devo ammettere, infatti, che la prima mezzora ho avuto non poca difficoltà ad entrare nell’atmosfera generale, ma col passare del tempo questa sensazione in me ha cominciato a svanire.
Parlando della parte musicale, purtroppo all’inizio il suono generale non è chiarissimo, anzi è confuso, complice il tempo estremo di esecuzione e il passaggio magari da un suono pulito come quello dei Dark Sky ad un suono estremo, ma la qualità è destinata a migliorare con il proseguo del concerto.
Una cosa è sicura sin dai primi ascolti: ci troviamo di fronte ad una band professionale e massiccia, abituata ai grandi eventi.
Il live prosegue con la bellissima e altrettanto veloce ‘The Advent Of The Grim Hour’ estratta dall’ultimo EP “In Depths Of Dreams Unconscious” targato 2006. Il pezzo già pazzesco dal CD, risulta ancora più potente e coinvolgente dal vivo, sottolineando una fantastica prova del micidiale batterista Johan Ylenstrand e del singer Pilgrim, anima e cuore pulsante della band nordica.
Le successive song ‘Illusion Was True Beauty’ e ‘My Grief My Remembrance’ tratte dal bellissimo full-length “Veil Of Remembrance”, ci regalano, invece, la parte più melodic death dei Crimson Moonlight, evidenziando una struttura compositiva di chiara influenza scandinava accostabile a Dark Tranquillity, In Flames e At The Gates.
Il concerto dei Crimson Moonlight volge a conclusione senza intoppi e, nonostante l’orario tardo, con un’affluenza di pubblico davvero notevole. Impressionanti!
Salvo “Turi Metal” Grasso
ENDTIME PROPHECY
L’arduo compito di chiudere la nona edizione dell’Elements Of Rock è affidata come tutti gli anni ad un gruppo estremo… in questo caso gli Endtime Prophecy. La band tedesca ha all’attivo un Demo datato 2009 intitolato ‘Dead Society’ ma sul palco propone anche diversi brani nuovissimi che dovrebbero uscire nella prossima release che a quanto pare non tarderà ad uscire. Il sound dei nostri è una sorta di melodic thrash/death metal che sembra un poco approssimativo nella prima release ma decisamente più efficace in questo live; nonostante lo show si svolga al termine di una giornata sfiancante alcune centinaia di ragazzi seguono ancora il gruppo e sembrano apprezzare la solida linea ritmica dei nostri.
Gli Endtime Prophecy hanno cambiato praticamente quasi tutta la line-up dal 2009 ed oggi anche il sound sembra più fresco ma sempre inserito; le novità arrivano solo nella seconda parte del concerto perché si inizia con l’opener di “Dead Society”, ossia ‘Blood Of A Dying Man’ e vengono eseguiti anche altri pezzi vecchi come ‘What Will Be Left’. La seconda parte dello show è invece incontrata su brani inediti (come ‘Darkest Hour’) assimilabili ad un death metal melodico e dinamico.
La nona edizione dell’Elements Of Rock si chiude quindi con un successo in attesa di una decima edizione che promette sorprese… data annunciata 14-17 marzo 2013.
Leonardo “Crusader” Cammi