ELEMENTS OF ROCK
22/04/2006
Uster (Svizzera)
Stadthofsaal
La seconda giornata dell’Elements Of Rock risulta sin dalle prime battute ancora più ricca rispetto alla precedente, non solo per il numero maggiore di band che si esibirano sul palco della Stadthofsaal, ma anche per le iniziative correlate ai concerti, che iniziano con la predica mattutina di Pastor Bob, pilastro fondatore della scena white e dal concerto worship di Jim LaVerde dei mai dimenticati Barren Cross che l’anno scorso si sono esibiti allo stesso festival.
La giornata prosegue poi con una tavola rotonda aperta al pubblico che vede come protagonisti Christian Rivel dei Narnia, Rob Rock, il proprietario della label Fear Dark, Fedor degli Holy Blood e Larry Farkas degli Once Dead. La piacevole intervista molteplice risulta particolarmente interessante e verrà presentata a parte.
Prima dell’inizio delle “danze” abbiamo ancora un altro appuntamento con un incontro spirituale tenuto dal chitarrista dei Mad Max Jürgen Breforth, che dimostra ancor di più come questo festival sia quanto mai ricco di proposte e di attrattive.
Il clima stesso e l’atmosfera che permea la manifestazione è qualcosa di straordinario che va assolutamente provato. A differenza di altre situazioni all’Elements basta pochissimo per intavolare interessanti discussioni con tutti i presenti fra il pubblico e con i disponibilissimi musicisti che spesso e volentieri seguono insieme al pubblico le esibizioni dei loro colleghi (eccezionale in questo senso vedere Christian Rivel dei Narnia seguire rapito l’esecuzione di ‘Unbelievable’ e ‘Night Of Passion’ dei Mad Max nele prime file antistanti il palco).

SAPHENA
In questo bellissimo clima di condivisione inizia la seconda giornata del festival all’insegna del metalcore con i tedeschi Saphena, che, forti della recentissima uscita del loro nuovo album “Das Leben Wird Zu Glas”, danno vita a uno spettacolo di tutta potenza, trascinati dal carismatico ed atletico singer Andreas.
La carica che i nostri investono nell’esecuzione live è notevole e riesce a coinvolgere i non numerosissimi presenti nel tardo pomeriggio (appena dopo le 17,00) colpiti in pieno volto dalla linea ritmica possente di Silvia (basso; una ragazza minuta che picchia plettrate decisamente devastanti sul suo strumento) e di Axel alla batteria, che pesta il proprio drum kit senza raggiungere velocità supersoniche ma giocando suprattutto sulla sottolineatura delle parti più cadenzate.
Il sound dei nostri è appunto molto fisico e miscela un metalcore-crossover a momenti vicini ad un death metal cadenzato e avvincente. Il cantato in tedesco e la voce alla cartavetra di Andreas contribuiscono a rendere ancora più aggressiva la miscela sonora dei Saphena.
I problemi legati ai suoni del giorno precedente sembrano superati in questa prima performance che regala più di mezzora di energia crossover, per l’unico momento “alternativo” di tutto il festival.

IMMORTAL SOULS
Secondi ad esibirsi in questa giornata sono i finlandesi Immortal Souls, che escono per l’olandese Fear Dark.
Il set della band è impostato su un death metal melodico di buonissima fattura.
Sin dale prime battute però emerge come l’esecuzione live, rispetto ai pezzi da studio, sia molto più violenta e semplicistica; molte delle soluzioni melodiche proposte negli album da studio vengono sorpassate on stage da una formazione quadrata che punta soprattutto alla potenza ed all’aggressività.
Purtroppo, però, il risultato è un death metal scandinavo iper-inflazionato che riporta interamente ai Dark Tranquillity del primo periodo come agli In Flames più energici e non ritaglia nessuno alone di personalità riconoscibile ai nostri, se non fosse per l’intensa luce verde, glaciale, che illumina i nostri durante tutto il corso del concerto.
Altro fatto che fa si che non si riesca a creare un buon rapporto con il pubblico è la freddezza di tutta la band, a partire dal frontman, il bassista/cantante A. Sarkioja.
Fra i brani della set list colpiscono molto pezzi come ‘Everwinter’ (opener dell’album “Ice Upon The Night”, 2003) o la malinconica e melodica ‘Winterheart’ (da “Under The Northern Sky”, 2001), qui riproposta in chiave più diretta.
Una volta conlcluso lo show, nonostante il pubblico richiami a gran voce i musicisti sul palco per almeno un bis, non si ottiene nulla e questo gesto caratterizza ancor di più un’esibizione forse ottima tecnicamente, ma monotona, fredda e piatta rispetto a un publlico che meritava più coinvolgimento.

MAD MAX
Passando ad un genere completamente diverso, il calore che era mancato con gli Immortal Souls viene devoluto a grandi quantità dagli hard rocker tedeschi Mad Max, una formazione che fa segnare la propria prima release addirittura nel 1982 (intitolata “Mad Max”); questa band, dopo aver sfornato un pugno di ottimi album di heavy metal/hard rock negli anni ’80 a stampo lirico secolare e comunque non-christian, si è riunita in formazione originale da pochissimi anni e ha dato vita ad un bell’album intitolato “Night Of The White Rock” che esplica tutto il loro amore per Gesù e i valori cristiani.
Il set dl concerto è incentrato maggiormente proprio su qest’ultimo lavoro che permette di sfoggiare cinque o sei song di grandissimo valore, a partire dalla cadenzata e disperata ‘Homeless’ che apre la danze nel migliore dei modi.
Sin dalle prime battute tutto sembra essere perfetto, a partire dalla voce di Michael Voss, anche chitarrista, che si dimostra estremamente professionale e non sbaglia un colpo.
Altrettanto professionali sono gli altri membri della band, passando per l’ottimo batterista Axel Kruse (anche in forza nei secolari hard rocker Jaded Heart) e per il bassista Roland Bergmann, il cui strumento pulsa “benigno” per tutto il corso dello show, innervando nel modo giusto i pezzi ricamati dalle chitarre di Voss e Jurgen Breforth, altro pezzo da novanta della formazione originale.

Il set dello show si dipana poi fra ottimi brani dell’ultima prova, come la sostenuta e potente ‘To Hell And Back Again’ o l’AOR di ‘Hope To See You’, sorprendentemente melodica anche in esecuzione live grazie all’apporto del tastierista.
A questo punto giunge la sorpresa di un set acustico con il quale vengono riproposti in un medley riuscitissimo alcuni classici anni ’80 della band e pezzi datati come l’indimenticabile ‘Night Of Passion’, tratta dal medesimo album, che nonostante sia ormai introvabile (album del 1987) sembra esser ben conosciuta dagli astanti.
La emozioni non finiscono e continuano anzi con il lento tratto dall’ultimo lavoro e intitolato ‘Unbelievable’, vero manifesto di fede cristiana dei nostri, che ritaglia un momento di toccante e dolce trasporto, che pone sugli scudi come sempre la prestazione di Voss, semplicemente perfetto.
L’esibizione dei nostri è poi coronata da uno dei migliori brani mai conposti dal gruppo ossia ‘Losin It’, canzone indimenticcabile per un refrain che conquista sin dal primo ascolto.
Unico act di puro e melodic hard rock i Mad Max hanno convinto in pieno regalando uno spettacolo di alto livello.

ONCE DEAD
Pochi minuti di pausa per gettarci a capofitto nella violenza sonora del metal, questa volta dettato dal thrash metal anni ’80, classicissimo, degli Once Dead, formazione statunitense nata dalle ceneri dei grandiosi Vengeance Rising, orfani del frontman Roger Martinez. Quest’ultimo, dopo aver perso aimè la fede cristiana, ha fatto prendere un’altra strada alla band, che ha abbandonato il leader in tronco ed ha trovato un nuovo cantante nel frontman dei thrasher Utimatum, ossia il bravo Scott Waters.
La miscela che i nostri propongono ha le basi appunto in un claasicissimo thrash metal molto fisico, di tradizione americana, che si rifà principalmente alla costa orientale e che ha come epigoni gruppi quali Overkill - per le ritmiche corrosive ma anche un poco melodiche e per lavoce di Scott, che è praticamente identica a quella di Bobby Ellsworth - Nuclear Assault - per la linea di basso pulsante onnipresente - e Anthrax - per gli stacchi mosh cadenzati che rendono così intenso e feroce l’impatto live.
Il live set si dipana fra i classici del primo periodo dei Vengeance Rising, celebrata da releae del calibro di “Human sacrifice” e “Once Dead” ed ha come momenti cardine l’esecuzione di mazzate come ‘White Throne’ o ‘He’s God’ e ‘Frontal Lobotomy’ (suonata in una versione devastante a dir poco).

La formazione della band dimostra di trovare il massimo della sua espressione nel live, dove i nostri si trasformano da miti statunitensi in belve da palco; in particolare colpiscono la furia del chitarrista Larry Farkas, vestito completamente di nero, dell’energico bassista e dell’atletico e super muscoloso singer Scott, che sa trascinare la folla sottostante.
Indubbiamente l’impatto dei nostri riceve un ottimo feedback in quanto le oltre 500 persone presenti sono in gran parte stipate sotto il palco e seguono con trasporto la performance degli Once Dead.
Ad ascoltare questo show sembrerebbe quasi di esser tornati alla fine degli anni ’80, quando il thash metal imperava.
Di certo gli Once dead, nell’attuale formazione a tre chitarre, dimostrano di aver ancora molto da spendere e di certo non lesineranno sorprese in un futuro non troppo lontano.

NARNIA
Dopo la furia thrash metal degli Once Dead si giunge al momento clou della serata con l’esibizione dei Narnia. I tecnici lavorano di gran lena per far iniziare lo show degli svedesi con il massimo della qualità possibile.
Purtroppo, nonostante tutte le accortezze seguite sin dalle prime battute si pone come una maledizione sull’esibizione di Christian Rivel alla voce il problema di microfono che continuano a non funzionare a dovere per buona parte dello show.
Nonostante questo aspetto antipatico va detto da subito che l’esibizione dei Narnia è un concerto killer!
Inaspettata è la furia che anima Christian, il frontman, un leader completo sul palco, che sa intrattenere e portare il pubblico dove vuole. La sua energia e la sua passione sono palpabili tanto che spesso lui stesso è così “preso” dalle emozioni che trasmette la musica della band da non rendersi quasi conto di dove si trova, come dimostra la caduta sul pubblico durante lo show. Il concerto iniza alla grande dipanandosi in tutte le quattro release del gruppo per poi passare a diversi assaggi del nuovo CD, il quinto, in uscita in tutta Europa, ossia “Enter The Gate”. Nelle fasi inizali si passa da brani veloci e possenti come ‘The Countdown Has Begun’ (da “The Great Fall”, 2003) a pezzi cadenzati e hard rock come ‘What You Give Is What You Get’.
Nonostante la predominanza, in questo festival, di band estreme, risulta evidente che i Narnia sono i veri beniamini e dominatori del festival, anche grazie a questa performance clamorosa. I nostri trascinano letteralmente il pubblico anche con pezzi dell’ultimo CD come la veloce ‘Into This Game’, la potente ‘People Of The Bloodred Cross’ e la iper melodica, quasi AOR, ‘Show All The World’, brano fantastico, introdotto da un’accattivante passaggio di tastiera, che mostra tutta la passione nella missione di evangelizzare che posseggono questi musicisti scandinavi.

E’ poi il turno di tornare ad altri classici della storia della band e in questo senso brani veloci come ‘Living Water’ o cadenzati come ‘The Mission’ ci permettono di saggiare anche tutto l’amore che i musicisti hanno sia per il power metal che per il metal neoclassico di tradizione Malmsteen, come dimostrano i grandiosi assoli eseguiti da Carljohan Grimmark alla chitarra.
Altro membro importantissimo del gruppo è il bassista Andreas Olsson, attivissimo (il suo gruppo principale sono i Narnia ma ha all’attivo almeno altre cinque collaborazioni, fra cui quella con i Rob Rock con cui si è esibito il giorno precedente), che contribuisce con Christian a trasmettere energia e impreziosisce ogni pezo con linee di basso mai banali o di semplice contorno; in questo senso aiuta molto il fatto che i suoni siano splendidi e consentano di ascoltare senza problemi il contributo di tutti gli strumenti.
Anche il batterista Andreas Johanssen gioca un ruolo essenziale nel passare da un drumming veloce e compatto a ritmi più contenuti che mirano alla potenza; il musicista dimostra di saperci fare in entrambi i frangenti.
Entrando nella seconda e conclusiva parte del concerto il pubblico comincia a chiedere a gran voce ‘Long Live The King’, canzone il cui titolo lo troviamo riportato nel retro del giubbotto indossato da Rivel con caratteri argentei.
Il pezzo vienne eseguito nel tripudio di tutti gli astanti, che sovrastano Christian cantando il coro a gran voce.
Quando il concerto sembra conlcuso fra uno scrusciare di applausi il pubblico ottiene dai generosi Narnia una fitta serie di bis che prevedono fra gli altri l’esecuzione della cadenzatissima ‘No More Shadows From The Pat’. Il tripudio conclusivo, che vede un Christian Rivel soddisfattisimo e sfinito per tutta l’energia profusa on stage, viene coronato da un lunghissimo applauso e un inchino rivolto dai Narnia al loro pubblico.
Sicuramente questo concerto ci dona la migliore prova di questo splendido festival che doppia lo show altrettanto eccelso eseguito solo ieri da Rob Rock.
I Narnia, eccezionali ed estremamente professionali e caldi, dal vivo rendono anche il doppio rispetto alle release in studio e meritano d esser visti almeno una volta.

INEVITABLE END
Anche la seconda giornata del festival non si conclude con la performance dell’headliner ma con il concerto di un gruppo esordiente, in questo caaso gli Inevitable End, combo svedese dedito a un death-thrash metal d’assalto che scatena ancora i fanatici del metal estremo rimasti, in un headbanging sfrenato.
Nella prova della band scandinava colpisce soprattutto l’operato del batterista Christoffer Johansson, una furia scatenata ma anche un musicista preciso e preparato nonostante la giovane età (tutti i membri della band sono molto giovani).
Il pubblico è stremato dalla lunga giornata di ottima musica ma il bassista Emil e il cantante Andreas lo spronano con veemenza sotto il ritmo e la violenza di track come la thrashy ‘Redeemed By Fire’ o la monolitica e ruvida ‘Redintegration’.
Nonostante la stanchezza il pubblico gradisce e segue con trasporto l’ultimo show sino alle sue fasi conclusive.
Gli Inevitable End, bravi, peccano forse per una proposta vivace ma sin troppo ripetitiva, che per quanto sia dinamica e vivace sulla distanza diventa a tratti ripetitiva.
Con questo show si conclude un festival all’insegna della qualità e dell’emozione che certifica la bontà della band ispirate dalla fede cristiana in ambito metal.
L’Elements Of Rock 2006 chiude i battenti a fronte di un pubblico che raggiunge le circa 600 unità e una serie di concerti di altissimo livello.
Di sicuro le potenzialità di quest’evento potranno solo aumentare e Holy Steel è lieto di avervene potuto raccontare le varie fasi.

Leonardo Cammi
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