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    ROCK ON CHRISTMAS
    08/12/2006
    Roma (Italia)
    Ministero per Giovani (associazione di arte e cultura)



    Dopo esser riuscito a riproporre per la quarta volta il festival estivo Rock On The Rock il noto organizzatore di eventi musicali cristiani Denny Hurst, in collaborazione con il Ministero dei Giovani di Roma (associazione di arte e cultura) ha deciso per il 2006 di proporre un secondo appuntamento per il rock ed il metal cristiano in Italia che potesse raggiungere anche persone del centro e del sud (infatti il Rock On The Rock estivo si tiene da sempre tradizionalmente alla fine di luglio nelle vicinanze del lago di Garda).
    Per l’occasione della prima fortunata edizione del rock On Christimas è stata scelta quindi la città di Roma ed in particolare la Chiesa evangelica posta in Via Tiburtina, dove per due giorni circa una decina di gruppi cristiani, di svariata provenienza e genere musicale hanno proposto ottima musica e messaggi positivi volti all’evangelizzazione.
    Quando giungiamo presso la sede del concerto restiamo colpiti, come sempre, dall’ottima atmosfera che aleggia e perma questi eventi, ossia un clima di pace e di condivisione che ci accompagnerà per tutto il corso della manifestazione musicale.
    Del resto un’accoglienza migliore del salmo 24:6 che campeggia nell’area del festival non poteva esser che l’ideale per questa coraggioso evento: “Questa è la generazione di quelli che cercano il tuo volto, o Dio...”
    Quindi in un clima come sempre eccelso in cui musicisti e fan ascoltano e partecipano alle altre performance inizia la sera dell’8 dicembre il Rock On Christmas.


    TRIPLET
    La prima band a presentarsi sul palco è quella dei portoghesi Triplet, capeggiati dalla bravissima cantante Jasmin. Il gruppo portoghese investe il pubblico da subito, dopo una breve intro, con il proprio energico punk/emo grazie alle note di ‘Eye43’. Sin dalle prime batture del concerto dei nostri si nota la buona amalgama fra gli strumentisti che si riflette anche in un buona risposta da parte del pubblico, già discretamente numeroso, che ben presto inizia a saltare al ritmo zompettante delle note dei nostri.
    Nella formazione a cinque (con due chitarre) l’axeman Ben accompagna Jasmin nei cori, donando una maggiore enfasi alle armonie già melodiche ed in parte zuccherose del primo pezzo, che fa emergere il lato pù emo del gruppo.
    Dopo la sfuriata dei primi brani si continua con un ritmo più avvolgente grazie alle note della bellissima ‘Letting Go’, che si fa apprezzare per una ritmica suadente e ancor di più per cori più aperti che impegnano anche altri membri della band.
    Il sound dei nostri è molto fisico e nonostante l’energia espressa non mancano momenti più melodici e meditativi, come nel caso dell’enfatica ‘In SIlk’ che inizia con una parte acustica di chitarra per scoppiare in una ritmica prettamente rock/emo che vede impegnato al microfono, molto più da protagonista, anche Ben.
    Si torna alla potenza ed alle ritmiche sfrenate con il finale affidato a due track come ‘Breaking Cars Heart’ e ‘You Rock’: durante l’esecuzione dei due brani i nostri riescono a far partecipare tutto il pubblico delle prime fila ad un “salto continuo e ritmato” in tradizione primissimo punk. Così conclude il primo live del festival.


    RIVELINO
    Fra le varie performance sottolineiamo anche i momenti legati ai concerti che propone un cantautore di colore, Rivelino. Questi, chitarra acustica alla mano, si fa circondare da molti presenti, che, seduti, ascoltano rapiti le sue composizioni.
    I testi del cantante/chitarrista olandese raccontano della sua conversione, dei problemi legati alla sua vita salva quasi per miracolo e spesso sono quadri profondi sull’umanità del personaggio, come nel caso di ‘Spring’: “Oh, you have to deal with it brotha / Don’t let ik ruin your day / Ow, why should you bother / Spring is coming your way.”
    Le decine di persone raccolte intorno al cantautore che mischia soul, rock e un pizzico di hip hop dimostrano di apprezzare queste canzonni tranquille prima della tempesta di heavy metal che verrà fatta esplodere sul palco della band autrice della migliore performance della serata.


    BOARDERS
    Dopo i portoghesi Triplet e la volta degli italiani Boarders, che propongono un genere del tutto diverso, caratterizzato da un ottimo incrocio fra heavy metal classico (filone di primaria importanza) ed alcuni passaggi più speed thrash di tradizione Megadeth. questo non capita a caso in quanto i Boarders, prima di diventare un gruppo cristiano e di fare evangelizzazione con i loro brani, hanno proposto per anni un ottimo tributo alla famosa band statunitense di thrash metal.
    I nostri si presentano al pubblico in formazione a cinque, compresa un’ottima tastiera che riempie i suoni e le armonie e si ritaglia una parte da protagonista nell’intro e nel bel mezzo della titletrack del primo album dei nostri, ossia ‘The World Hates Me’ (in uscita all’inizio del 2007). Il pezzo è un ottimo strumentale che fa registrare una notevole progressione a livello compositivo, incentrata su ritmiche cadenzate e melodicamente thrashy; inoltre il brano fa emergere tutta la tradizione Megadeth presente nel songwriting dei nostri.
    Si può affermare poi che praticamente il primo CD dei nostri fa la parte da leone nel live proposto in quanto praticamente vengono proposte nove su dieci tracce del lavoro. La performance però in realtà inizia con l’accoppiata ‘True Rebellion’ e ‘Baptised With Fire’, che sono anche le due opener del disco.
    Il primo brano mostra anche un chiaro riferimento all’hard rock di classe (primi fra tutti i Thin Lizzy) per una song che già dal titolo e dalle tematiche si mostra come un’ottima apertura che inneggia alla devozione a Cristo, vista come “vera” ribellione rispetto a tutto ciò che ci circonda.


    La seconda song è decisamente più speed e mette in bella evidenza anche la linea ritmica del terremotante Roby alla batteria e Oskar al basso. In particolare sottolineiamo come la linea di basso sia ben robusta e sempre in prima evidenza grazie a suoni decisamente ben calibrati su tutti gli strumenti, tranne la voce che in alcuni momenti sembra un po’ sottotono.
    Forse nel caso del live dei Boarders questo fatto è dovuto anche alle condizine fisiche precarie dell’eroico Egi, che, alla voce, ha regalato una performance più che discreta nonostante problemi seri che avevano messo a repentaglio fino all’ultimo momento il concerto.
    Questi brani poi sono spesso coronati dagli assoli di chitarra del bravissimo Gigi, che inanellerà per tutto il corso dello show una serie di ottime prove.
    Momento particolarmente toccante lo si raggiunge con l’esecuzione del meraviglioso lento ‘Never Alone’, che in versione da studio vede la presenza di una voce femminile nella parte più emozionante del coro mentre dal vivo questa partecipazione viene da un pubblico sempre più coinvolto in uno show ottimo che incorona la migliore prova della serata.
    Ottima la conclusione dedicata all’esecuzione prima della più tranquilla ‘Till Life Do Us One’ e poi dell’anthemica ‘Jump For Joy’, che per l’appunto coinvolge ancora tutti gli astanti dalla prima all’ultima nota, grazie ad un riffing molto classico ed una ritmica cadenzata di ottimo spessore, che spreme fino all’ultimo la voce tagliente del singer.
    I musicisti, in particolare l’ottimo frontman Egi, lasciano il palco stanchi ma dopo aver regalato 45 minuti di ottimo heavy metal.


    FRUHSTUCK
    La serata si volge al termine con l’ultima performance quella dei polacchi Fruhstuck che propongono al pubblico un’avvincente miscela di indie rock che convince abbastanza anche se non riesce più a coinvolgere vista l’ottima risposta delle due precedenti band che hanno svuotato parecchia dell’energia degli astanti.
    Anche per il gruppo dell’est Europa ci sono a disposizine circa tre quarti d’ora che i nostri sfruttnaoa dovere intevallando i loro pezzi più ritmati e coinvolgenti con brani particolarmente emozionanti che senz’altro pongono sugli scudi il frontman Martijn Krale, migliore singer della serata, almeno per quanto riguarda la “reale passione” che il cantante emana sul palco.
    Si rimane infatti colpiti da un momento toccante in cui Krale si inginocchia e con i microfono fra le mani sembra invocare la forza della propria fede con uno dei pezzi più lenti e afascinanti presentati.
    Ma non dimentichiamo anche l’energia che esplode nella proposta di pezzi più roboanti come ‘Dry’, in cui il chitarrista Piotr Karel investe il pubblico con riffoni “grassi” e possenti, ben accompagnato dalle linee di basso semplici ma estramente sottolineae (costante sonora di tutta la manifestazione) di Wojtek Karel.
    La prima serata del rock On Chritmas si chiude nel miglire dei modi e lascia soddisfatti fan di almeno tre differenti generi musicali.


    Leonardo Cammi




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