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    ROCK ON CHRISTMAS
    09/12/2006
    Roma (Italia)
    Ministero per Giovani (associazione di arte e cultura)



    Dopo l’ottima conclusione della prima giornata del Rock On Christmas ed aver approfittato con gli altri membri della redazione dell’occasione per visitare il Vaticano e Piazza San Pietro (non si poteva amancare a questo appuntamento per la nostra webmagazine cristiana) ci dirigiamo sicuri di assistere a un buono spettacolo ancora verso il Ministero dei Giovani per ascoltare il variopinto mix di generi musicali che garantirà la seconda giornata del festival e che inizia nel pomeriggio del nove di dicembre.


    GRAFTED BRANCHES
    Iniziamo a seguire il festival dalla performance degli italiani Grafted Branches che hanno proposto un ottimo concerto di rock italiano.
    La band, napoletana, alterna brani in lingua inglese ad altri in italiano. Il singer, Paolo Stabile, spesso introduce i brani dando accenni significativi ai messaggi che queste canzoni vogliono portare all’audience.
    Segnaliamo prima di tutto un effettivo miglioramento della proposta esecutiva della band rispetto alla precedente esibizione a cui abbiamo assistito in quel del Rock On The Rock estivo; il gruppo è migliorato e l’amalgama fra i membri risulta più che evidente.
    Caratteristica interessante del combo italiano è la scelta di presentarsi con una chitarra elettrica, suonata magistralmente da Vincenzo Battaglia ed una acustica, di cui si occupa Dario Varchetta.


    Il mix dei due strumenti è più che vivace e dona una gamma di emozioni notevole. Questa caratteristica è ben evidente in ‘Prayer’, la seconda canzone del lotto, che alterna momenti acustici ad altri in cui interviene la chitarra di Vincenzo.
    E’ quindi il turno di uno dei brani più intensi e sentiti del concerto, ossia ‘I Love You’, un pezzo che riflette l’ascolto di tanti gruppi worship da parte della band (primi su tutti i Delirious?). Il pezzo è costruito su un crescendo emozionale notevole che sfocia in un coro eccelso, ben giostrato dagli effetti di chitarra di Vincenzo. La ritmica gioca un buon ruolo di contorno e ossatura per le parti in cui Paolo è supportato solo da Dario.
    Il live continua con altri brani estremamente efficaci come ‘Sanctified’ e ‘Voice Of Love’, che mettono ancora in primo piano l’abilità del chitarrista Dario, autore di ottimi assoli rokkeggianti.
    Il finale scuote il pubblico con la zompettante ‘BBN’, che chiude un live che ha dimostrato evidenti miglioramenti per la band napoletana.


    ALTRIPERCORSI
    E arriviamo finalmente, dopo la pausa cena, al concerto degli italiani Altripercorsi.
    La rock band presenta subito una novità: vi è un nuovo frontman; Holysteel a suo tempo era stato informato dell’allontanamento del ‘vecchio’ cantante, e questa è stata una buona occasione per vedere come la band si sarebbe comportata con il nuovo membro e soprattutto come avrebbe reagito il pubblico, abituato da anni alla vecchia formazione. Gianfranco Bruno, tastierista della band, prima del concerto ci aveva detto che anche lui era incuriosito e timoroso delle reazioni del pubblico. Le paure, se così possiamo definirle, di Gianfranco sono svanite nel corso del concerto in quanto il pubblico ha reagito bene accogliendo e apprezzando (noi compresi) il nuovo cantante: buona la voce, buona l’interazione con gli altri membri della band, buoni i movimenti sul palco, il modo di porsi con il pubblico; insomma, una scelta vincente da parte degli Altripercorsi.


    La loro performance, corta in quanto non ancora a pieno regime ma incisiva, è stata più che soddisfacente: la band ha suonato bene, mostrando anche un interplay migliore rispetto a quando si erano esibiti al Rock On The Rock due anni fa. La maggior parte dei pezzi che han suonato sono ‘nuovi’, nel senso che non si ritrovano nel bel “Storie Vissute”: brani molto belli, immediati ma sempre in stile Altripercorsi, cosa che ci fa ben sperare in un prossimo lavoro convincente, solido e da avere sicuramente. Tra i brani ‘vecchi’ han suonato la toccante ‘Basta Un Attimo’, canzone dedicata al padre da Tony De Crescenzo, il chitarrista. Come da spirito della band e del festival a cui han partecipato la protagonista principale non era solo la musica ma anche e soprattutto il messaggio contenuto in essa e gli Altripercorsi hanno lanciato messaggi positivi dal palco, tra una canzone e l’altra.
    Concludendo possiamo affermare che la band c’è, ha suonato sicuramente bene, forse incattivendo il proprio suono con una chitarra più grintosa rispetto al passato, esaltando il pubblico e loro stessi con una prestazione molto buona sotto ogni aspetto.


    DAY BY DAY
    E’ quindi il turno dei Day By Day, che vengono annunciati con un certo clamore in quanto i nostri sono arrivati proprio in tempo per il concerto e ripartiranno poco dopo. I francesi non volevano a tutti i costi perdere la possibilità di esibirsi per il pubblico italiano e di questo li ringraziamo visto che il loro concerto dona energia ed enorme coinvolgimento per tutti gli astanti che si lanciano in un furioso e divertito headbanging per quasi tutta la durata della performance.
    Il punk rock del gruppo d’oltralpe è veramente “fisico” e basato su una robustissima linea ritmica formata dal “martellatore” Guillame (batterista) e dalla precisissima Virginie al basso. Possiamo poi considerare i Day By Day come una band a conduzione famigliare, visto che il batterista è fratello del cantante-chitarrista ritmico Jeremie, che a sua volta è marito della bassista.
    Su un tappeto ritmico potentisimo si inseriscono le schitarrate di Jeremie e Olivier, che ogni tanto si lancia in alcuni semplici assoli. Il risultato è sempre fresco ed energico.
    Il live inizia scoppientando con due pezzi velocissimi come ‘Dickhead’ (lascio a voi la traduzione...) e ‘Going Down’ per proseguire con un’alternanza fra i brani del vecchio CD “The Difference Between Truth And Fact” e quelli del nuovo “The Enemy Still Remains”.


    Si raggiungono momenti particolarmente intensi come ad esempio in occasione dell’esecuzione di ‘Greedy Man’, che prevede cori con il secondo chitarrista e un ritmo molto incalzante. Jeremie si lascia trascinare dal sound e continuna a saltare dal drum kit del fratello al microfono, grazie ad accelerazioni improvvise che risveglierebbero anche uno zombie!
    Non mancano poi ovviamente le due song che fanno parte del’EP apripista del nuovo lavoro, ossia ‘Fall Out Guirl’, che viene eseguita all’inizio del concerto e la potente ‘Made Up world’, il cui testo, particolarmente semplice, viene imparato dal pubblico in pochissimo tempo e cantato insieme a Jeremie, che si compiace e applaude!
    I suoni, perfetti, riescono a far emergere con precisione il contributo di tutti i musicisti.
    Lo show si conclude in un bagno di sudore e di energia spesa in lode al Signore. Speriamo di poter rivedere quanto prima quest’ottima band dal vivo.


    MAMMUTH
    I Mammuth sono dei veterani del Rock On The Rock. Il loro sound che è diventato ormai una sorta di elaborato alternative rock, dalle sfuriate nu-metal iniziali viene sempre più “colorato” da un sound esplosivo che dal vivo viene evidenziato dalla performance del singer Daniel Jacobsson, un vero mattatore, che, indossando come sempre un lungo gonnellone, trascina il pubblico in una camaleontica serie di emozioni, tra brani esplosivi ed altri estremamente riflessivi, sottolineati anche dall’uso di luci centrate sul frontman che sottolineano la forza interiore e il coinvolgimento delle composizioni.
    E’ fin troppo chiaro che il trasposto sul palco di Daniel è autentico, il singer “vive” la canzone e vuol trasmette ciò che ha scritto per i propri pezzi al pubblico.
    L’inizio dello shwo è proprio lasciato a ‘Die To Rise In Spring’, che è anche la titletrack dell’ultimo album degli svedesi, uscito nel 2005.


    Ovviamente la tracklist del concerto prevede anche estratti da “Shine”, il primo CD dei nostri, ma è l’ultimo lavoro a farla da padrone.
    I suoni sul palco sono compatti e l’alternative melodic hardcore che i Mammuth propongono arriva con il giusto vigore sul pubblico.
    Ma spesso, soprattutto i brani dell’ultima release, sono fin troppo vorticosi e introspettivi e quando si arriva a canzoni come ‘Whatevermay’ un poco cala l’attenzione degli astanti.
    Il concerto comunque prosegue consolidando la fama di band professionale e selvaggia dei nostri, in grado di proporre anche uno spettacolo visivo, con giochi di luce interessanti e la gestualità del singer (che come da copione canta a piedi nudi e non rimane fermo un secondo) veramente da copione.


    MAD MAX
    I tedeschi Mad Max hanno l’onore e l’onere di chiudere questo stupendo festival e il loro show risulta nel bilancio finale come il migliore insieme a quello degli italiani Boarders.
    la band si presenta sul palco con un look totalmente “white”, chitarre, basso e batteria comprese, proprio per rimanere in tema con l’ultima release dei nostri, ossia il MCD “In White”, che rivisita alcuni pezzi di reportorio del gruppo in chiave acustica.
    L’opener del concerto è affidata a ‘Homeless’, un brano di “Night Of White Rock” che se da studio non convince tantissimo dal vivo è veramente ottimo.
    Si capisce subito che i suoni sono ottimali e sebbene un po’ di pubblico sia nel frattempo scappato i rimanenti non vedevano l’ora di assistere alla performance dei tedeschi visto l’accerchiametno di fronte al microfono a cui canta il singer/chitarrista Michael Voss.
    Il concerto prosegue con l’hit migliore di “In White”, ossia ‘Open The Eyes’, il cui coro viene cantato a squarciagola dalle prime fila del pubblico insieme a Michael. Subito dopo è il turno di un altro hit davvero notevole, ossia ‘Hope To See You’, forse il miglior pezzo del CD di reunion dei nostri.


    Michael e l’altro chitarrista Juergen fanno ben vedere di divertirsi ed anche il resto della band (compreso il batterista Axel, una vera macchina di precisione millimetrica) viene trascinato; così i Mad Max cominciano anche a proporre pezzi più datati come la stupenda ‘Night Of Passion’ (brano degli anni ’80, quando i nostri non erano ancora una christian band) e soprattutto ‘Never Say Never’, un brano addirittura di “Stomchild”, particolare in quanto un vero e proprio assalto di heavy metal classico che coglie tutti a bocca aperta e ci trascina alla conclusione del concerto (impagabile l’espressione di sorpresa del bassista Roland Bergmann nel rendersi conto che alcuni di noi conoscevano a memoria anche le parole di questo pezzo che risale al 1985).
    I Mad Max, oltre a questa chicca, hanno anche eseguito, a sorpresa, la cover degli Sweet “Fox On The Run” con un piglio decisamente hard rokkeggiante.
    In definitiva il concerto dei Mad Max ha divertito e fatto cantare un po’ tutto il pubblico, dimostrando le grandi doti di professionalità di questa band che sicuramente con il nuovo disco “White Sands” in uscita si porrà all’attenzione del pubblico secolare e come leader per l’hard rock cristiano.
    Con questo concerto si chiude anche il festival Rock On Christmas che riafferma la qualità della scena cristiana. Un applauso va ancora a Denny Hurst per aver iniziato a proporre anche la versione invernale del Rock On The Rock. Speriamo di rivederci l’anno prossimo!!


    Leonardo Cammi, Davide Dalò




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